“C’è un’evidente correlazione tra immigrazione e Covid, e negarlo fa vincere Salvini”.

Leggendo questa dichiarazione, a dir poco falsa e strumentale, è difficile immaginare che sia stata fatta da un ex ministro della Repubblica, tra gli uomini più conosciuti di un partito che oggi è al governo. Marco Minniti, l’ideatore di un codice di condotta per le ONG che di fatto ne ha bloccato l’attività di soccorso in mare. Lo stesso che ha firmato gli accordi con la Guardia Costiera Libica, accusata di aver violato più volte i diritti umani. E nonostante ciò, come documentato dal giornalista Nello Scavo, in stretti rapporti con il governo italiano e maltese. Un recente scambio, con annesse minacce, tra il giornalista e Neville Gafà, ex coordinatore dell’ufficio del primo ministro maltese, ne è la conferma definitiva.

Gli sbarchi, però, continuano, come denuncia Salvatore Martello, il sindaco dell’isola di Lampedusa, ormai al pieno della sua capacità di accoglienza, e come emerge dai continui allarmi del servizio Alarm Phone. Le politiche più restrittive iniziate dall’ex ministro Minniti, ed esasperate dal suo successore al Viminale Matteo Salvini, non hanno prodotto l’effetto di fermare le partenze.

Nonostante il loro evidente fallimento, le politiche dei governi precedenti non sono ancora state messe in discussione: il 17 luglio le Camere hanno stanziato 10 milioni alla guardia costiera libica mentre i decreti sicurezza sono ancora in vigore.

Giovedì 30 luglio l’Aula del Senato ha votato a favore della proposta della Giunta delle Autorizzazioni di Palazzo Madama di concedere l’autorizzazione al processo di Matteo Salvini sulla vicenda Open Arms. Strascichi di vicende purtroppo note che non sono così lontane da noi. Oggi la propaganda non si gioca più sui porti chiusi, certo, ma sulle correlazioni tra Covid e immigrazione, ma il quadro generale non è cambiato.

Il problema non è più così al centro delle agende politiche per via del virus e della pandemia, ma gioca ancora un ruolo nella propaganda in vista delle prossime tornate elettorali. L’Europa, che pure ha trovato il coraggio di varare misure comuni di solidarietà per arginare la crisi causata dalla pandemia, non riesce ancora a trovare una voce comune su politiche migratorie efficaci e attente ai diritti primari di ogni persona, tra cui quello di essere salvato in caso di pericolo.

L’Europa o sarà anche Europa dei popoli e dei diritti o morirà sotto la scure del suo egoismo. La sua nascita segnava proprio l’inizio di uno sguardo ampio e lungimirante che abbracciava popoli e storie per farne un progetto politico che non avesse solo a cuore le sorti del mercato e della finanza.

E in questa Europa, come scrive Pap Khouma nel suo “Noi italiani neri- storie di ordinario razzismo”,

il Mediterraneo è un catino dove si sono sempre incrociati l’Occidente e l’Oriente, l’Europa e l’Africa. Perché intorno a questo mare che pare chiuso si è generato il meticciato forse più consistente nel corso della storia dell’umanità.

Anche per essere fedeli a questa identità intrinsecamente meticcia, serve più coraggio e visione da parte dei popoli e dei governi. Per questo l’opinione pubblica non può essere avvelenata dalla propaganda, prestando, invece, più attenzione alle scelte di un parlamento che approva finanziamenti che alimentano anche la criminalità senza risolvere il problema delle morti in mare. Serve il coraggio di dire che no, non c’entra nulla l’immigrazione con il Covid e che certe parole un uomo dello Stato non può e non deve pronunciarle.

Serve comprendere che “io sono l’altro”.