“Colui che aspetta poco, può aspettarsi molto”, parafrasando Gabriel García Márquez.

Quotidianamente tendiamo a pretendere il massimo da noi stessi e dagli altri. Quando poi le aspettative vengono disattese, arrivano quel senso di impotenza e uno sgomento che rasenta le lacrime.

Con il tempo ho imparato a non figurarmi nulla, perché la realtà sa essere molto diversa e spesso più dura del previsto. Solo quando ciò che ci attendiamo si trasforma in qualcosa di positivo, allora possiamo continuare a marciare, respirare a pieni polmoni e goderci il nostro momento di gioia. La mia è stata una vita felice: una grande famiglia, un uomo al mio fianco che mi aiuta a lottare ogni giorno e molte soddisfazioni nate da scelte ostinate. Eppure, proprio stamattina, è accaduto un piccolo episodio che mi ha fatto riflettere sul valore delle decisioni e su una parola che racchiude un intero universo: la resilienza, ovvero la capacità di agire bene nonostante le avversità.

[📸 Umair Dingmar, unsplash]

Come ogni venerdì, ho preso i mezzi per andare a CasArchè. L’ultima tappa è il treno che da Milano Cadorna porta a Quarto Oggiaro, di norma dal binario 10. Mi sono accomodata attendendo la partenza, ma all’improvviso è salito un dubbio: e se fosse il treno sbagliato? Sul monitor interno la destinazione indicata era Novara Nord. In quei pochi minuti prima della partenza ti assalgono mille incertezze. Senza telefono con me per avvisare mia mamma — la mia salvatrice in caso di emergenza — ho iniziato a contare le fermate con l’ansia che cresceva, il corpo rigido e la mente intenta a prefigurare scenari catastrofici. Poi ho cercato di far rientrare l’allarme: male che vada scendo alla prima fermata e aspetto il treno giusto. A quel punto, aiutata dalla memoria visiva, ho notato una signora che prende spesso la mia stessa corsa. Mi sono avvicinata per chiedere conferma e lei mi ha rassicurata: il treno era quello corretto. Che sospiro di sollievo. Vedere la banchina di Quarto Oggiaro dopo cinque minuti mi ha fatta sentire come chi avvista la terraferma. Percorrere a piedi quei cinquecento metri verso un porto sicuro mi ha restituito la tranquillità di casa.

Da questa esperienza apparentemente banale sono nate due riflessioni. Quante volte, guardandoci indietro, avremmo voluto prendere un treno diverso o fare scelte differenti? La certezza, tuttavia, non ci è mai data. Se le cose sono andate in un determinato modo è perché in quel momento preciso era quello il nostro desiderio, giusto o sbagliato che fosse.

A questo proposito mi viene in mente il film Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo di Terry Gilliam. Attraverso uno specchio magico, il protagonista pone le persone di fronte a un bivio: la strada buona, in salita, o quella facile e in discesa. Ma al di là della via intrapresa, la vera differenza sta nel modo in cui affrontiamo la scelta e le difficoltà che ne derivano. Alcuni studi mostrano come infondere nei bambini la capacità di mantenere l’equilibrio anche in contesti complessi li aiuti a costruire sé stessi facendo leva sui propri valori. Per sviluppare la resilienza è fondamentale dare senso alla vita e accrescere l’autostima, senza dimenticare l’umorismo, la consapevolezza delle proprie reazioni e la cura delle relazioni quotidiane. La resilienza non sostituisce le politiche sociali, ma può ispirarle, donando nuova speranza per assicurare un futuro migliore a noi e alle nuove generazioni.

Alessandra