Nella rugiada delle piccole cose il cuore trova il suo mattino e si ristora.

Mahatma Gandhi

Lo scorso week-end si è spento Patrick, a quasi 17 anni. Ci sono poche parole di fronte al dolore di anni di malattia, sofferenza, al suono sordo del dolore che si legge negli occhi di mamma e papà, di suo fratello e di sua sorella. Un adolescente, conosciuto da alcuni di noi, con cui tanti hanno stretto e costruito relazioni, non è più qui.

Silenzio. Pensieri. Emozioni. Immagini. Ci piace usare quest’ultime per ricordarlo, “nella rugiada delle piccole cose”, esperienze ed emozioni condivise insieme, nelle parole di una volontaria ed un’operatrice.

Pausa

«La prima volta che sono entrata in casa tua, tu non c’eri, eri a Pavia in uno dei tuoi periodi di “pausa”; pausa dalla vita frenetica di Milano, pausa dalla convivenza con i tuoi fratelli, ma solo qualche mese e poi… Sorpresa! Tornavi… all’improvviso! Beh, allora non si poteva fare altro che stare con te, guardare i Pokemon insieme a te, giocare a qualsiasi cosa: l’importante era trascorrere del tempo con te.

La vita prendeva un’altra forma e un altro colore, le attività e i ritmi dovevano cambiare, d’inverno faceva troppo freddo per uscire e allora si portava in casa un po’ dell’odore della neve e del gelo, d’estate invece non si poteva uscire con il sole, troppo forte, ci bruciava la testa, e allora? Niente paura, si poteva uscire al calar del sole! Come tornavi all’improvviso, all’improvviso andavi via. Non c’eri, tornavi a Pavia, la tua seconda casa. Noi attendevamo il tuo rientro, sempre sperando che fosse l’ultima pausa, ultimissima.

Ecco poi un messaggio, una chiamata, il tuo rientro non ci sarà, la pausa non avrà un termine. Una “pausa” dolorosa, incomprensibile, davanti alla quale siamo impotenti. Una pausa che forse si trasforma in presenza in chi ti ha conosciuto, ti ha voluto bene e ha percorso con te un pezzo di strada».

Piera

Il Guerriero

«Sin dal primo incontro Patrick e la sua mamma sono stati una grande sorpresa per me.

Vivevano la fatica, la preoccupazione, il dolore che, attraverso lui, ha colpito tutta la famiglia con una riservatezza e dignità impressionante.

Ha manifestato una compostezza e una forza come se dovesse essere proprio lui a sostenere la sua famiglia. Una dignità talmente austera da vederlo sorridere poche volte.

Penso a lui come ad un guerriero pronto e deciso a combattere la battaglia che la sfortuna gli ha fatto incontrare. Dopo le innumerevoli ricadute, lo ritrovavo silenzioso ma sereno.

Non credevo proprio, un mese fa, che sarebbe stata l’ultima. Lo avevo visto in passato più sofferente e provato. Ero convinta che sarebbe riuscito, ancora una volta a vincere…

Ora che non c’è più, sono certa che la sua breve vita ha avuto un senso profondo per tutti.

Patrick è stato un dono: ci ha insegnato che ogni giorno va vissuto con pazienza e coraggio credendo che il domani può essere migliore, che è ciò che Annabel gli ha trasmesso in ogni attimo, restandogli accanto sempre».

Giancarla

Immagine| @Sylvan Mably