Immagine| Mir09info – Opera propria, CC BY-SA 4.0

La Statua della Madre Patria, a Kiev, sembra pronta: forse ci sarà una guerra, forse no, non sta a noi fare gli allarmisti o i pompieri. Quello che ci sorprende è quanto poco se ne parli e ancor meno ci si mobiliti per dire no ad un’eventuale guerra in Ucraina.

L’ha ripetutamente fatto Papa Francesco, in prima serata, alla trasmissione Che tempo che fa, definendola

«un controsenso della creazione, per questo la guerra è sempre distruzione. Lavorare la terra, curare i figli, portare avanti una famiglia, lavorare per la società significa costruire. La guerra, invece, distrugge»

In pochi altri ci siamo scomodati per esprimere dissenso; se dal Covid siamo usciti migliori (ah sì?) siamo anche diventati più indifferenti.

In questo momento nel mondo si contano numerosi conflitti e non è la prossimità territoriale che rende quello ucraino particolarmente preoccupante, bensì il potenziale distruttivo di uno scontro che riguarderebbe l’Italia militarmente (in caso di guerra sarebbero 1000 i soldati italiani inviati immediatamente in Ucraina) e non solo. Nel nostro Paese vivono 236mila persone di nazionalità ucraina, al 77% donne, molte delle quali caregiver dei cittadini italiani meno autosufficienti: i nostri genitori e nonni.

Che il principale motivo che soggiace all’escalation cui stiamo assistendo sia il timore russo per un ingresso ucraino nella NATO o l’influenza cinese per un conflitto che indebolirebbe Europa e soprattutto Stati Uniti oppure il mercato delle armi che abbisogna di guerre per alimentare i propri affari, una nuova guerra dopo quella del Donbass (che ha già causato migliaia di morti e un milione e mezzo di sfollati interni) sarebbe una decisione sciagurata, foriera di morti, dolore e odio. Per generazioni.

Per questo come Arché ci schieriamo contro la guerra e contro questa guerra, e non certo per i costi energetici minacciati da Vladimir Putin. E invitiamo tutti a farlo, anche vincendo la resistenza mentale di chi pensa che il dissenso spontaneo o organizzato non possa cambiare le cose. Perché è anche il dissenso spontaneo o organizzato che le cambia, la partecipazione ad un presidio, una bandiera appesa alla finestra. Il nostro interesse.

E allora promuoviamo le bandiere della pace, richiedibili sul nostro e-commerce, che nel 2002 fu esposta da tantissimi balconi italiani in protesta all’incombente guerra in Iraq: fatelo anche voi!

La bandiera della pace esposta dal balcone di ringhiera della Corte di Quarto