Siamo stati insieme  nella natura tra ragazzi,  genitori e volontari in una splendida giornata di maggio per fare una passeggiata nel Parco delle Caffarella.

Usciti dal dedalo di strade del quartiere Appio improvvisamente si apre il Parco. L’area protetta fa parte del più esteso Parco dell‘Appia Antica che si estende lungo la via Appia Antica e le sue adiacenze per un tratto di 16 chilometri, dalla valle della Caffarella, appunto, fino alle Mura Aureliane. La Valle della Caffarella, solcata dal fiume Almone e importante testimonianza dell‘antico paesaggio agricolo a ridosso della città, è anche ricca di monumenti di ogni epoca, come il Ninfeo di Egeria, la chiesa di Sant’Urbano, le torri medievali e il Parco degli Acquedotti, con i poderosi ruderi delle condotte che rifornivano d’acqua l’Urbe.

Ma per noi quel che conta intanto  è il verde, il sole e l’aria. All’ingresso, man mano che arriviamo tutti, è difficile radunarci e stare fermi. C’è subito un fuggi fuggi: cosa si nasconderà dietro quella siepe? E dove porta quel sentiero in mezzo all’erba alta? Possiamo prendere le bici? C’è tanta eccitazione, perché nell’aria respiriamo il  profumo della  libertà.

Ci raggiunge la nostra guida Michela per condurci alla scoperta dei piccoli e grandi tesori di questo ambiente agreste. Vogliamo affinare i nostri sensi per  apprezzare la natura fino in fondo. Intanto ci mettiamo tutti in cerchio sotto un grande albero per presentarci e prendere contatto con la terra sotto i piedi e il cielo sopra di noi. Bello fare qualche esercizio fisico per respirare profondamente l’aria di primavera e prepararci a un percorso che ci porterà a scoprire il parco con i nostri sensi.  Partiamo con l’udito, cercando mentre passeggiamo insieme di prestare attenzione ai rumori: vento nelle foglie, uccellini, ghiaia che scricchiola, vocio in lontananza. Ci fermiamo e ci scambiamo le nostre impressioni. E continuiamo con i colori – ognuno, dai più piccoli tra noi ai grandi,  racconta le sue impressioni: un’infinità di verdi diversi, qualche ciuffo di giallo, un albero con fiori rosa antico… . Nel frattempo ci ha raggiunto anche la nostra seconda guida, Daniela,  che ci presenta gli alberi che popolano il nostro sentiero come se fossero persone: anche loro hanno nomi e cognomi come noi, e hanno simpatie e idiosincrasie nella scelta dei compagni con cui condividere il proprio spazio vitale.  Lungo il percorso troviamo delle pozze d’acqua che, come ci viene spiegato, non sono pozzanghere, ma vere e proprie fonti di acqua purissima. Che meraviglia!

La nostra vista comincia a  spaziare dall’ombra del boschetto in cui ci troviamo verso ampie radure e prati. Ma ora viene l’esperienza più coinvolgente: le nostre guide tirano fuori delle strisce di stoffa e ci invitano a bendarci gli occhi. Ci dicono di metterci in fila indiana per fare un lungo bruco e camminare in silenzio e ascoltare. Non abbiate paura, vi guidiamo noi, ci dicono. “ ‘na parola” , commenta qualcuno. Tra i ragazzi qualche risatina, c’è chi non ce la fa a non parlare, ma in generale ci lasciamo avvolgere dall’oscurità.  La cosa più difficile è staccarci dalle sensazioni visive, alle quali siamo così tanto abituati, per esaltare l’olfatto, il tatto, l’udito. Anche fidarsi degli altri non è facile, ma gradualmente i sensi trascurati si affinano e impariamo a  percepire ogni fruscio, ogni minima irregolarità del terreno, il sole caldo sulla pelle e l’ombra che rinfresca. Alla fine togliendoci le bende ci ritroviamo su un grande prato. Ah, che verde, che luce, che profumo di menta, e quanto spazio! Siamo un po’ frastornati, ma tutti molto sorridenti.

L’ultima avventura che ci aspetta è la costruzione di un albero vivente, sotto la guida di Daniela. Le radici? Qualcuno di noi, i più piccoli, sdraiati per terra a raggiera. Il tronco e le fronde? I più grandi in un cerchio interno con le braccia alzate. La linfa? Qualcuno che all’interno del tronco ne imita il flusso. La corteccia, tanto importante per difendere la pianta, in un cerchio più esterno, e poi, i parassiti che attaccano l’albero tutto intorno.  E certo che è vivo, questo albero, si muove tutto! E fa anche strani rumori!!

Alla fine grandi risate e una certa impazienza di ristorarci dopo le nostre fatiche con una merenda che comprende anche dei meravigliosi strudel fatti da Eleonora.

Arché, con le famiglie, i ragazzi e i volontari, ringrazia le guide Michela Grimaldi (“Passeggiata sensoriale: i cinque sensi) e Daniela Bocassino (“Alberi meravigliosi, esseri vivi”) e la presidente del Comitato Caffarella Lorenza Accettella.

Per ulteriori informazioni sulle bellissime attività fatte insieme a Michela e Daniela:

http://www.caffarella.it/index.php?option=com_content&view=article&id=319&Itemid=200