È l’arcobaleno l’immagine che ha dato il senso all’edizione 2020 dell’Arché Live 2020 “Questo è il fiore” . Non solo perchè, semplicemente, i suoi colori sono quelli del  logo della Fondazione, ma anche per gli altri due motivi, spiegati dal presidente p. Giuseppe Bettoni: «è un segno di speranza», ha detto nel suo discorso di apertura, annunciando l’inizio «di una campagna che va a sostenere il varo di una nave» per il salvataggio delle persone nel mar Mediterraneo da parte della associazione ResQ. Ma l’arcobaleno è anche un simbolo di unione, di connessione: allo stesso modo in cui, quando appare, mette insieme le dimensioni del cielo e della terra così la giornata dell’Arché Live del 3 ottobre ha posto l’accento sul «nesso tra povertà, diseguaglianze sociali, fragilità, conflitti e la crisi ambientale con il cambiamento climatico», ribadendo la «sola e complessa crisi socio-ambientale» di cui Papa Francesco ha più volte parlato nel suo magistero.

Proprio il legame tra diritti sociali e questione ambientale, esplicito fin dal sottotitolo dell’Arché Live 2020 “cura dell’altro e dell’ambiente”, è stato al centro del dibattito che si è svolto, online e nella Sala Stoppiglia della Corte di Quarto, tra gli ospiti Sabrina Bonomi, fondatrice della Scuola di Economia Civile, Danilo Selvaggi, Direttore Generale della LIPU, e Daniela Padoan, presidente dell’associazione “Laudato Si’- un’alleanza per il clima, la Terra e la giustizia sociale” e curatrice del volume Niente di questo mondo ci risulta indifferente”.

 Introdotti e moderati dal direttore di Vita Non Profit Stefano Arduini, gli interventi hanno affrontato il tema dello stretto legame tra diritti sociali e questione ambientale, a partire da angolature diverse. C’è chi, come Sabrina Bonomi, ha messo in luce gli aspetti più prettamente economici, individuando nella «fraternità, la terza via tra mercato e socialismo». E nella volontà di «includere e non di omologare» il suo tratto distintivo per «concorrere e cooperare nella costruzione del bene comune». Più sulla stretta connessione tra ambiente e persone si è focalizzato Danilo Selvaggi che, dopo aver messo in guardia sui danni irreversibili che sta subendo il pianeta, ha messo in luce la necessità dell’impegno personale per cambiare lo stato di cose presenti. Perché, mai come ora, promuovere buone relazioni, prendersi cura dell’altro, in definitiva, fare del bene, conviene per rendere il mondo migliore per tutti. Anche per quanto riguarda i migranti, come ha evidenziato Daniela Padoan che ha riproposto le parole del Papa sulla “globalizzazione dell’indifferenza” nei confronti delle stragi lungo i confini dell’Occidente. È un sentimento diffuso, l’indifferenza, che si può contrastare, ha concluso Daniela Padoan, con la «responsabilità dello sguardo». 

Il dibattito mattutino con gli ospiti è stato seguito da una serie di appuntamenti pomeridiani, focalizzati sulla vita interna dell’organizzazione. Prima il pranzo offerto da Pellegrini, poi il giro di inaugurazione delle targhe in memoria di Adriana Spazzoli, Bruna Arcidiacono, Giuseppe Stoppiglia hanno dato il via al pomeriggio dell’Arché Live 2020 che ha trovato nella presentazione del nuovo libro di Elena Giovanardi “Psicoanalisi e accoglienza” uno dei suoi momenti centrali. L’autrice con la responsabile della comunità mamma-bambino di Casa Carla ha approfondito il tema dell’accoglienza dei migranti e del loro rapporto con gli operatori e le operatrici. Sulla vita interna dell’organizzazione si è focalizzato anche l’ultimo momento previsto dall’Arché Live 2020: quello più identitario, quello dedicato ai volontari e alle volontarie dell’anno. Che, soprattutto in questa fase, hanno dimostrato concretamente cosa significhi essere Arché.