giuseppe bettoni radio lattemiele

Sabato 20 marzo, p. Giuseppe è stato ospite negli studi di Radio LatteMiele. Lo sarà ogni mese in questo anno speciale. 

Ha parlato di Arché, della nostra storia, del nostro percorso trentennale.

Di come si è evoluta la nostra realtà nel corso degli anni, dai primi tempi al fianco dei malati di HIV, ad oggi che accogliamo mamme e bambini fragili all’interno delle nostre comunità.

Qui sotto potete trovare l’intervento integrale di p. Giuseppe sia in forma scritta che nella sua versione audio.

Buona lettura (o ascolto).

 

Padre Giuseppe buongiorno.

Buongiorno a lei e tutti i radio ascoltatori, grazie.

Allora voi quest’ anno festeggiate 30 anni di Archè, ma ci racconti cos’è Fondazione Archè.

Allora Fondazione Archè nasce 30 anni fa e siamo sempre in tempo di virus, purtroppo. 30 anni fa noi ci siamo inventati la capacità di lavorare su situazioni segnate dall’ HIV, soprattutto dei bambini.

Allora l’HIV era considerata una malattia soprattutto per gli adulti, per gli omosessuali, per chi aveva comportamenti scorretti.

In realtà nessuno sapeva ancora, invece, che anche i bambini potevano nascere positivi da madre sieropositiva.

Quando abbiamo incontrato questo problema con i primi bambini in ospedale, nelle cliniche pediatriche di Milano, abbiamo così inventato un modo nostro di accompagnare e sostenere queste famiglie così fragili anche in momenti davvero delicatissimi poiché potete immaginare cosa significhi, per una famiglia segnata dall’HIV, se ci sono nel mezzo un bimbo o più bimbi, o addirittura un bimbo positivo e un bimbo negativo. Un bimbo destinato purtroppo a morire e un bimbo negativo a vivere, ma comunque rimanere orfano.

Quindi una tragedia familiare affettiva importantissima.

Con i volontari, con gli operatori e anche con una grande formazione fatta grazie ai nostri terapeuti e neuropsichiatri che ci hanno supportato e aiutato in quel momento storico dove la paura dilagava.

La dice lunga la pubblicità istituzionale dove la persona con HIV veniva raffigurata con un alone violaceo intorno per intenderci.

Sì ci ricordiamo molto bene quella pubblicità è vero.

Una roba terrificante.

Terribile.

Un’analogia con la situazione di oggi, no? Il virus, il contagio, le distanze, le paure, tutte queste tematiche che son tornate, ahimè, a distanza di 30 anni in maniera più invasiva mi vien da dire.

Perché le tocchiamo con mano tutti e quindi certo in maniera molto più invasiva.

Assolutamente perché riguarda tutti purtroppo.

Infatti.

E allora noi ci inventiamo questo modo di accoglienza di accompagnamento di star vicini a queste persone che, si immagini, si rivolgevano a me come prete dicevano: “Vedi che Dio mi ha castigato perché ho fatto una vita irregolare”.

Dicevo: “Ma non c’entra nulla”.

Dovevo manifestare a loro che, comunque, sono persone importanti anche in questa sofferenza, che comunque, al di là di tutte le responsabilità, in quel momento era importante vivere giorno per giorno, anche perché la medicina ha impiegato qualche anno, una ventina d’anni, a trovare un rimedio che cronicizzi l’HIV.

Certo

I bambini nascono sani oggi da madre sieropositiva.

E poi insomma in questi 30 anni ne avete fatte di cose con Archè.

Si ne abbiamo fatte perché, grazie al cielo, quando nel 2000 la patologia HIV viene cronicizzata anche noi ci interroghiamo.

Che cosa facciamo?

Possiamo chiudere il nostro servizio.

Non c’è più bisogno di esistere.

Invece sono i servizi sociali che ci sollecitano qui a Milano, ma anche a Roma e San Benedetto, a intervenire sulle situazioni familiari più fragili, sempre un po’con questo target mamma bambino, o comunque genitore bambino e bambini, che però in questo caso avevano 2 sofferenze diverse.

Prima sofferenza è quella della violenza domestica, in genere si pensa alla violenza domestica della donna da sola raramente, purtroppo, si pensa che invece anche i bambini assistono se non partecipano a queste violenze in casa e quindi si portano appresso una ferita un dolore enorme.

E l’altra, l’altra fonte di sofferenza, è quella che è nata in questi ultimi anni: quella dell’immigrazione.

Donne che hanno fatto il deserto del Sahara, sono state detenute in Libia schiave del sesso, poi hanno affrontato la traversata del Mediterraneo sono arrivate a Lampedusa (piuttosto che in altri centri) quindi arrivano con un carico di dolore, di ferite, di umiliazioni in quanto donne, in quanto madri, terrificante perché per i trafficanti una donna incinta con dei bambini non può essere messa sul mercato e quindi questo costituiva per loro come dire un’occasione persa. Purtroppo parlando in questi termini, quindi, brutalizzavano e picchiavano le usavano appunto come schiave del sesso.

Quindi noi ci siamo orientati a trasformare le nostre comunità da quella di prima accoglienza sull’avviso dell’HIV, invece ad accompagnare queste donne a ritrovare un po’ loro stesse, la propria serenità, la propria capacità genitoriale e soprattutto, poi, a lanciarsi nel futuro, pensare al lavoro, pensare alla casa pensare a rifarsi una vita anche affettiva, costruire relazioni sane.

Perché poi è questo il grande problema no?

Che son loro le prime, purtroppo, a ricadere perché è una donna che è senza il compagno, ma poi risulta senza soldi senza casa senza opportunità.

È difficilissimo ricominciare a riavere una vita normale.

Assolutamente.

Una fatica immane. Noi non ce ne rendiamo nemmeno conto, ma io lo tocco con mano ogni giorno con queste donne che hanno però una capacità una forza che gli viene data dai figli lo fanno per loro. Sono loro il punto di leva da cui partire per riscattare una vita e per non ripetere gli errori del passato.

Eh bè certo, certo non è facile e voi le accompagnate in questo percorso difficilissimo, Padre Giuseppe io lo dicevo poco fa e lo ripeto lei diventerà un nostro ospite e quindi seguiremo quello che lei e i volontari di Archè avete fatto, ma quello che fate insomma in questo percorso difficilissimo, quindi sarà nostro ospite la ritroveremo il prossimo mese e quindi continuerà a chiacchierare con noi e a raccontarci grazie di esserci stato stamattina.

Grazie a lei e a tutti gli ascoltatori.

Grazie mille e buon lavoro a lei e a tutti i volontari di Archè.

P. Giuseppe sarà ospite ai microfoni di Radio LatteMiele ogni mese.