Martedì 4 luglio, Festa dell’Indipendenza negli USA, più prosaicamente, giorno della gita all’acquario di Genova per i ragazzi e le ragazze che partecipano al campus estivo del progetto “C’è tempo”.

Una volta arrivati c’è il disorientamento, seppur la strada la si conosca già. Perché ‘disorientamento’? Perché è la sensazione primaria che si prova nel vedere qualcosa di nuovo, nella sintesi tra pregiudizio e primo approccio: cosa mi aspettavo da Genova e come la trovo ora che siamo qui. La scelta è stata quella di seguire il percorso più veloce, quello del navigatore appunto. Non sapendo altre strade, abbiamo seguito la sopraelevata vicina al porto. Ecco, qui ci ha sorpreso la domanda di un ragazzo in particolare: “E un disabile come fa a vivere a Genova?”. In queste poche parole ha dimostrato una sensibilità rara, che spesso si fa fatica ad esprimere nella frenesia di tutti i giorni quando si parcheggia il proprio veicolo, quando si occupano i posti blu sull’autobus e si inizia a porre attenzione solo al proprio telefono senza guardarsi più intorno.

Il ragazzo in quel momento ha guardato forse inconsapevolmente a quelle scale in un’ottica di cura, ha guardato a un oggetto in relazione alla dimensione umana (o disumana) che può assumere per l’individuo.

Abbiamo prenotato una fascia oraria precisa avendo dei biglietti ‘open’ che ci ha donato l’associazione CIAO.

Personalmente l’ultima volta che ci ero stato avevo 7 anni, le sensazioni sono state molto diverse, ricordo che rimasi ammaliato dalla vasca degli squali, mi sembrava immensa, sarei stato ore lì fermo a guardarli nuotare. Abbiamo spiegato ai ragazzi e alle ragazze questi concetti nel tentativo di dar loro cognizione della responsabilità di ogni singolo verso il proprio futuro, ma, com’è giusto che sia, la loro attenzione era catalizzata dalla maestosità di quelli animali che molti, fino a quel momento, avevano visto solo sullo schermo.

A tal proposito, la considerazione di un ragazzo ci ha stupito e spinto a una riflessione: “Mi pare sia tutto finto, il vetro sembra più uno schermo”. Ecco, è interessante rilevare come la distinzione tra finzione e reale a volte rischia di cadere, forse le nuove generazioni sono più sensibili a questo fenomeno, forse anche noi, dopo il Covid e un anno intero passato a relazionarsi il più delle volte attraverso un medium digitale, confondiamo le due sfere: sicuramente è un sintomo di un cambiamento nella percezione di ciò che ci circonda, del mondo, non per forza negativo ma che va guidato e indirizzato. Rimane sul fondo l’inquietudine che si prova quando, dopo aver visto un video creato dall’Intelligenza Artificiale, si scopre la finzione, e sentendosi ingannati ci si domanda quanto di ciò che si è visto prima fosse reale.

Ovviamente i risvolti positivi di queste innovazioni tecnologiche sono innumerevoli, potrebbero anche diminuire le disuguaglianze: se pensiamo al caso esemplare dell’acquario, ammesso che uno non abbia i mezzi economici o fisici per fare una gita all’acquario di Genova, con un visore per la realtà virtuale potrebbe visitarlo integralmente oppure potrebbe esplorare la barriera corallina senza muoversi dal divano, avendo effettuato un acquisto una tantum di uno strumento che può avere diversi utilizzi.

 

Al ritorno abbiamo pensato di fare una strada diversa e passare nel centro storico di Genova. La città ha preso tutto un altro aspetto vista nelle sue particolarità, i carruggi, i negozi di vicinato e i suoi edifici storici stretti tra le case. Abbiamo raccontato ai ragazzi la storia di Genova da Repubblica Marinara durata secoli, la sua importanza nel panorama rinascimentale. Un ragazzo ci ha chiesto perché ora Genova sia invece una città di minore importanza rispetto a Milano o Roma. Forse la risposta sta nel vedere la storia e i grandi eventi come processi biologici di nascita, crescita, acme, decadimento e distruzione, anche se per le città non si può parlare propriamente di morte, ci sarà quasi sempre qualcuno che le vive.

Torniamo a Milano sicuramente arricchiti, stanchi, con gli occhi pieni di cose nuove. L’ultima considerazione è dedicata al viaggio di ritorno: è sempre più breve che quello di andata, così come ci ricordiamo di durata maggiore gli anni di vita fino ai 14/16, le nuove esperienze vengono percepite come più lunghe, non scattano gli automatismi tipici delle azioni routinarie. Forse potrebbe essere la soluzione per ingannare lo scorrere del tempo, tentare di fare nuove esperienze, vedere luoghi sconosciuti, cambiare il sentiero di ritorno a casa, conoscere nuove persone.