giovani post pandemia

C’è un dolore dell’anima che attanaglia i sensi, blocca il pensiero, incatena anche i passi. È un dolore diffuso, soprattutto negli sguardi delle ragazze e dei ragazzi ai quali avevamo promesso che saremmo migliorati dopo due anni di pandemia… il nostro regalo sono le 59 guerre in atto oggi nel mondo.

Eppure qualcosa cresce anche sotto le bombe, qualcosa nasce anche nella violenza inaudita che vediamo perpetrata su donne e bambini, sta nascendo qualcosa, come un germoglio. Ho avuto modo di riconoscerlo nella determinazione di un prete a Leopoli, infaticabile nell’accogliere e sostenere. Inesauribile nel sostenere la sua gente a costruire un futuro di pace per una terra insanguinata.

Ho visto una possibilità nuova nelle lacrime delle ragazze ucraine che stringono a sé i loro figli come a risparmiarli dalla vita così già insopportabile eppure necessaria. Quelle braccia e quegli sguardi sapranno trasformare l’odio che va crescendo e la sete di vendetta in energia di vita e di riconciliazione.

Qualcosa di nuovo nasce anche per noi, almeno per quelli che non si accontentano più di essere solo spettatori e cominciano a lasciarsi interrogare, a farsi pensierosi, a confrontarsi. E ad essere più esigenti con chi ci governa.

In tanti, tantissimi, mi avete chiesto: cosa posso fare? Mi piacerebbe portare la domanda nel nostro parlamento, nelle sedi dell’UE, addirittura sui tavoli di guerra. E poter gridare a tutti la nostra domanda: ma voi politici, voi diplomatici, voi militari… cosa potete fare? Noi facciamo la nostra parte, corriamo incontro a chi ha bisogno, asciughiamo qualche lacrima, strappiamo un sorriso… portiamo biscotti e peluche, ma voi, cosa potete fare?

Voi lo sapete e non c’è bisogno di insegnarvelo, ma avete bisogno di qualcuno che ve lo ricordi: voi dovete – ed è un imperativo categorico – ascoltare il grido delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. Guardate bene che non cercano solo soldi, sicurezza, potere… il loro dolore è per una casa comune che ancora fa fatica a stare insieme nella giustizia e nell’equità, una casa comune che ancora non conosce per tutti la libertà di espressione, che non accoglie, che cancella le diversità. Dateci una costituzione europea! Dateci un fondamento su cui costruire un futuro. È urgente e necessario.

Avete la responsabilità di rispondere al dolore dell’anima di tanti cittadini e smettetela di regalarci altre guerre.

Giuseppe Bettoni

Presidente Fondazione Arché

Nel corso delle prossime settimane pubblicheremo anche gli altri articoli presenti all’interno dell’Archébaleno #66: