giorno dono 2021

In occasione del Giorno del Dono 2021, previsto per legge il 4 ottobre di ogni anno, l’Istituto Italiano della Donazione lancia la quarta edizione della campagna nazionale di raccolta fondi dal titolo Dona futuro 2021 a sostegno di Casa Marzia e delle donne vittime di violenza i loro bambini.

Per questo p. Giuseppe è stato ospite del programma Questioni di Stilo dove ha presentato Arché, la nostra storia e quello che facciamo per accompagnare mamme e bambini sulla strada verso l’autonomia.

Buona lettura!

Sabina Stilo: Al mio microfono il Presidente di Fondazione Arché: padre Giuseppe Bettoni. Bentrovato.

P. Giuseppe Bettoni: Grazie, grazie, un caro saluto a tutti: a lei a ai radioascoltatori. 

SS: Grazie. Allora intanto le faccio gli auguri perché so che quest’anno la Fondazione festeggia i 30 anni di attività.

PG: Sì esattamente, in un contesto ancora segnato da un virus; ci troviamo a festeggiare il compleanno con un virus che speriamo di riuscire a vincere.

SS: Arché nasce nel 1991, a Milano, su una sua iniziativa per rispondere all’emergenza dell’HIV pediatrico e da allora continua ad accompagnare le famiglie con i loro bambini verso un percorso di autonomia.

PG: Esattamente. Noi lungo questi 30 anni abbiamo mantenuto questa mission sulla diade mamma – bambino, mamma – bambini, allora segnati dal virus dell’HIV, oggi segnati dalla violenza di genere che queste mamme e questi bambini hanno vissuto, purtroppo, all’interno delle mura di casa.

O anche mamme che hanno vissuto la drammatica e traumatica esperienza della migrazione, sono partite magari dalla Libia, hanno attraversato il deserto e sono poi sbarcate a Lampedusa. Donne che, per cercare un futuro migliore per i loro bambini, portano dentro ricordi dolorosissimi.

SS: Certo, assolutamente è importante curare questi legami familiari perché molto fragili e sviluppare conseguentemente una comunità più matura e coesa, anche perché l’azione del singolo può fare moltissimo. Leggo, da dati che arrivano in continuazione, che sono aumentate le richieste di aiuto, nel 2020 addirittura dell’80%.

PG: Questo è un dato drammatico che abbiamo misurato sia in regione Lazio che in altre regioni del nostro Paese, dove la condizione di chiusura del lockdown non ha fatto altro che incrementare la violenza nelle mura di casa. E questo è un dato di realtà che noi misuriamo con l’incremento delle domande di accoglienza delle nostre strutture, infatti abbiamo aperto una comunità anche a Roma (Casa Marzia) proprio per rispondere a questo terribile dato che continua, purtroppo, ad aumentare.

SS:  La campagna servirà proprio a questo, no, p. Bettoni? Realizzare questo nuovo obiettivo quello di accogliere nuclei per dare loro casa sicura anche a Roma?

PG: Anche a Roma perché vogliamo replicare quello che da 30 anni abbiamo sperimentato qui a Milano, dove l’accoglienza di queste situazioni è un’accoglienza che si articola in un percorso verso l’autonomia: accogliamo queste mamme e facciamo in modo che i bambini e le bambine frequentino l’asilo nido o la scuola e tutte quelle altre relazioni importanti per la loro crescita, mentre per queste donne offriamo la possibilità di affrontare il loro trauma, facendo i conti con la loro sofferenza per poi lanciarsi verso un futuro diverso.

C’è bisogno di una struttura proprio per accompagnare queste donne e tornare a farle tornare ad avere fiducia in loro stesse, perché altrimenti saranno condannate a ripetere il passato, un dato che tante volte abbiamo misurato anche noi: perché non accettano di essere senza denaro, o magari senza una casa, e piuttosto che rinunciare a queste cose accettano di subire ancora una volta episodi di violenza.

SS: E questo è un altro tema molto importante: il percorso verso l’autonomia. Che è proprio quello che voi portate avanti nel momento in cui date accoglienza e protezione perché è l’autonomia che permetterà loro di inserirsi socialmente.

PG: Esattamente. Accanto al tema della formazione e della professionalizzazione delle mamme c’è anche il tema della casa, aiutandole e sostenendole in alloggi dedicati alla semiautonomia dove possono avere una possibilità di futuro senza il carico di un affitto, che normalmente una donna con uno, due o tre bambini non riesce a sostenere.

L’autonomia è una costellazione complicata da realizzare, per questo occorre la sinergia di tutti, di una comunità coesa, non solo di chi del terzo settore si fa carico, ma anche della società civile, di volontari, degli operatori, degli imprenditori: una rete che ci permetta di costruire un futuro diverso per queste donne.

Un ultimo appello che rivolgo a tutti, è che possano davvero sentire il dovere dell’accoglienza, sentire l’accoglienza. Soprattutto delle donne e dei bambini feriti da tanto dolore come una sfida di futuro, una sfida che permetta a tutta la società umana di vivere bene.

Abbiamo cura delle donne, abbiamo cura delle donne ferite nella loro dignità, nel loro essere donne e abbiamo cura di questi bambini che, direttamente o meno, hanno vissuto questa violenza. Sperando che possano immaginare un futuro di serenità e di pace.

Grazie per l’aiuto che potete dare.

SS: Grazie a p. Giuseppe Bettoni.

Grazie a voi tutti.

 

Per ascoltare tutta la puntata clicca qui: https://bit.ly/QuestionidiStiloArche. L’intervento di p. Giuseppe si può ascoltare dal minuto 10.50 mentre quello della mamma accolta a Casa Adriana dal minuto 22.15.