giorgio la pira sindaco firenze

Giovanni Spinoso, in piedi, durante il suo intervento al convegno “Giorgio La Pira e la nostra vocazione sociale”

Lo ha ricordato il collega giornalista Claudio Turrini nel farvi la sintesi della straordinaria vita di Giorgio La Pira. Già deputato alla Camera sin dal 1948 per la DC, divenne sindaco di Firenze il 5 luglio 1951: sovvertendo tutti i pronostici della vigilia, mandò all’opposizione la coalizione che amministrava la città dal novembre del 1946.

Quel giorno del 1951, appena eletto, La Pira illustrò in pochissime righe il suo programma: “Gli obiettivi della giunta sono fondamentalmente tre”, dice e testualmente aggiunge: “Il primo punto si fonda sulla pagina più bella del Vangelo: risolvere i bisogni più urgenti degli umili.” E usa subito questa importante espressione piena di sostanza: “Occorrerà che la nostra mente e il nostro cuore lavorino indefessamente per proporzionare i mezzi ai bisogni”.

“Il secondo obiettivo concerne”, proseguì, “la vita industriale e la vita agricola, commerciale e finanziaria della città. Noi porremmo il massimo sforzo ed il massimo interesse per potenziare tutte le attività cittadine.”. Per La Pira: “Firenze ha nel mondo il grande compito di integrare con i suoi valori contemplativi l’attuale grande civiltà meccanica e dinamica. Faremo il possibile per far diventare la nostra città sempre più il centro dei valori universali”.

Ecco, dunque, come La Pira indicò l’impegno contro le emergenze del suo tempo, 72 anni fa. “Risolvere i bisogni più urgenti degli umili, eliminare la disoccupazione, difendere i lavoratori dai licenziamenti, dare una casa agli sfratti ed ai senza tetto.”. E non a caso, quando inaugurò il nuovo quartiere dell’isolotto nel novembre 1954, aggiunse: “Non casa ma città.”. Giorgio La Pira intendeva dire città solidali e comunità di persone, non mura o stanze dormitorio.

E Milano? Quali sono le sue vocazioni oggi? Quali le emergenze che ha dovuto affrontare in questi anni? Oggi chi sono gli ultimi a Milano? I senza casa? O forse quelle centinaia di minori non accompagnati, quelli non ancora accolti nelle strutture e finiti per strada?

E il “dopo covid” con il disagio diffuso a livello anche giovanile, non impone forse nuove emergenze? Quale strada sta percorrendo la giunta comunale di Milano?

Vedo che lei, Dott.ssa Anna Scavuzzo ce la mette tutta, come faceva anche La Pira, vedo l’elenco delle deleghe che le sono state affidate in questi anni: è impressionante. Non ultimo il suo contributo sul nuovo fronte del “Food Policy – Milano” contro lo spreco alimentare e per la redistribuzione del cibo ai non abbienti. Giorgio La Pira annotava polemicamente, nel gennaio 1950, riferendosi a ministri, amministratori e burocrati del V governo De Gasperi:

“La vita è fatta per i veloci”

E lei, Dott.ssa Anna Scavuzzo, mi pare proprio dello stesso avviso.

E dunque, oggi, come possiamo centrare l’obiettivo per il buon governo della città inteso soprattutto come bene comune delle persone che ci vivono?

Giovanni Spinoso

Giornalista

 

Nelle prossime settimane pubblicheremo altri estratti di “Giorgio La Pira e la nostra vocazione sociale”, l’incontro tenutosi a Palazzo Marino il 24 maggio e organizzato in collaborazione con le Acli Milanesi e con Fondazione La Pira.

Giorgio La Pira: una vita straordinaria – Claudio Turrini
Giorgio La Pira e la profezia della pace – p. Giuseppe Bettoni