gioco spontaneo

Mentre gioca il bambino mette in moto dei processi di rassicurazione e di simbolizzazione della propria storia e delle proprie emozioni attraverso il corpo, i materiali, le parole e il pensiero.

L’essenziale è che il gioco non sia imposto da altri, ma parta dal bambino stesso, perché alla base del suo agire c’è sempre un desiderio o un bisogno profondo che necessita di essere soddisfatto per consentirgli di evolvere.

Nel gioco senso-motorio il bambino sperimenta le potenzialità del proprio corpo, nella prevalente ricerca del piacere di essere, di sentirsi, di fare, di conoscere, di scoprire il nesso causa-effetto tra intenzione e azione e così facendo ha la possibilità di affermarsi, di sentirsi capace, di esplorare l’ambiente e gli oggetti circostanti, di fare esperienze dirette che gli consentano di imparare nozioni e interiorizzare concetti.

Nel gioco simbolico il bambino rimette in scena delle situazioni di vita reale “facendo finta che”, inventando storie fantastiche, impersonificando personaggi buoni o cattivi che gli consentono di esprimere emozioni forti e contrastanti come il coraggio, la paura, il dolore.

L’onnipotenza magica di questa tipologia di gioco, consente al bambino di acquisire sicurezza, vincere le sue paure o anche esprimere aggressività senza sentirsi in colpa perché tanto… è per finta!

Due fratelli che giocano insieme sperimentano una sintonizzazione emotiva che li aiuta a comunicare e condividere sentimenti e pensieri che altrimenti rimarrebbero inespressi.

gioco spontaneo bambini

I processi di imitazione, alleanza, cooperazione, rispecchiamento, che si attivano nelle svariate ed innumerevoli possibilità di gioco all’interno di una fratria, offrono delle opportunità preziose di costruzione della propria identità e di acquisizione della capacità di comunicare e stabilire legami aumentando il senso di vicinanza e appartenenza.

Nella costruzione di un puzzle o di un lego ad esempio, o in una caccia al tesoro improvvisata da mamma e papà o ancora in un gioco con la palla, un fratello può essere visto come un complice, un alleato magnifico per fare squadra contro il mondo dei grandi.

Se in una relazione tra fratelli i conflitti sono fisiologici, le potenzialità del gioco per rafforzare il legame fraterno è notevole.

La rivalità, l’aggressività e la voglia di affermarsi sull’altro possono essere giocate, consentendo di confrontarsi in maniera sana, senza farsi male: un’occasione per misurare le proprie forze, le proprie capacità e imparare a tollerare le naturali frustrazioni che ne derivano.

Una lotta con i cuscini, una battaglia di palline, una partita a ‘ce l’hai’, a ruba bandiera, diventano così un’ottima palestra emotiva.

La relazione di fiducia che si crea in situazioni piacevoli di gioco condiviso favorisce l’espressione delle emozioni e permette al bambino di sentirsi al sicuro, visto e accolto nell’espressione di sé e a non sentirsi sbagliato.

E così un salto dal divano tenuto per mano dal fratello o sotto lo sguardo di mamma e papà, non è solo un salto: è vincere la paura del vuoto, il coraggio del lancio, il conforto del morbido atterraggio e la presenza rassicurante di chi con la sua vicinanza ha trasmesso fiducia e ha compartecipato all’emozione.

Grazie al gioco il bambino ha la possibilità di fare certe esperienze per la prima volta o di riviverle contribuendo a scrivere una storia affettiva comune basata su momenti di piacere che diventano archivio prezioso di esperienze, sane, positive e arricchenti.

Il benessere del bambino, ossia lo star bene con sé stessi e con gli altri, che deriva dalle varie situazioni di gioco è fondamentale per creare legami profondi.

Infatti è solo su una base di piacere che si acquisisce fiducia, ci si apre al mondo e si diventa pronti alla condivisione, al confronto, alla vita… e al diventare fratelli, proprio come JP e C.

Sabrina Scotti

Psicomotricista di Emozioni in Movimento e specialista in pratica psicomotoria Aucouturier

Foto | Marco Garofalo

gioco spontaneo bambini

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