gioco educazione bambini

Quand’ero bambina mi piaceva restare all’aperto a giocare con la terra, i sassi, i rametti e le foglie.

Dopo la scuola raggiungevo gli amici nella segheria del nonno, un luogo fantastico avvolto dall’intenso profumo del legno.

Giocavamo a conoscere gli alberi, a saltare i fossi e, nelle sere d’estate, a catturare le lucciole in un bicchiere. Ci sentivamo esploratori curiosi di scoprire il mondo con tutto il corpo, felici di vivere un tempo tutto nostro giocando con materiali naturali.

Nel gioco libero all’aperto ho appreso un’infinità di conoscenze, ho imparato a osservare le piccole cose, a immaginare e progettare, ad affrontare gli inciampi, a risolvere i conflitti dopo una litigata. Era il gioco vero, quello che i bambini chiedono a noi adulti, soprattutto oggi che la pandemia ha rubato loro i giochi in presenza, gli incontri, gli abbracci.

Era il gioco che fa crescere sani, educa alla bellezza, necessario a socializzare e a costruirsi un’idea del mondo attraverso conoscenze acquisite dalla vita reale. Forse per questo lo sguardo ludico ha sempre trovato spazio nelle mie scelte didattiche caratterizzando molte esperienze vissute con i bambini e le bambine della primaria.

Durante le pause tra una lezione e l’altra, i giochi spontanei dei bambini in cortile si sono rivelati una grande palestra di osservazione e scoperta.

Chi ha la fortuna di lavorare in una scuola con uno spazio verde sa che i giochi in natura favoriscono l’autonomia e la responsabilità. Il contatto diretto con la terra aiuta a coniugare le mani alla mente, le emozioni al sapere.

La gioia dei bambini quando toccano, annusano, osservano è grande, precorritrice di conoscenze e abilità, oltre che una bella occasione per esprimere liberamente la fantasia e la creatività: “Maestra, abbiamo costruito una giraffa con due pigne marrone, alcune foglie, un fiore secco, quattro bastoncini per le zampe, una piuma per la coda”.

gioco educazione bambini

A volte basta davvero poco: un mucchio di legnetti per rappresentare “Il fiume Po lungo trenta metri” o accostando i pezzi con fantasia dopo aver studiato la Storia: “La ziggurat dei Sumeri e le piramidi degli Egizi” e il progetto collettivo di un paese nuovo a misura dei bambini nel quale tutti i punti di vista sono accolti, nessuno escluso.

Giocare in modo non programmato dagli adulti rende sapienti, lo confermano la scienza e l’esperienza perché permette di acquisire abilità sociali utili da adulti: l’ascolto, la scoperta dei propri limiti, la gestione delle paure e delle emozioni. L’attività di riciclo di materiali di scarto può diventare gioco, arte, fantasia. Era così un tempo, quando i bambini non possedevano giocattoli prefabbricati, lo è ancora oggi in alcuni paesi del mondo dove i giocattoli sono costruiti con materiali definiti “poveri”.

Per far conoscere alla classe il valore del gioco tradizionale, dichiarato dall’Unesco patrimonio dell’umanità in quanto bene immateriale, ho invitato a scuola i nonni e le nonne. Ecco un ricordo dei bambini: “I nonni erano ingegnosi nel costruire carrettini, bambole di pezza, palle di stracci, cerbottane. Non avevamo mai giocato ai giochi di una volta e giocarli è diventata una cosa magica, come tornare indietro nel tempo in un piccolo istante”.

A raccontarci i giochi dei piccoli di tutti i tempi e di tutto il mondo è stata la voce di Roberto Papetti, mastro giocattolaio, che realizza bellissimi giocattoli attivatori di analogie e amuleti della buona sorte: “Il giocattolo fatto a mano è un oggetto unico, un cristallo di tempo pieno di poesia”.

Anche Mario Lodi, durante gli incontri con i miei scolari, sottolineava l’urgenza di restituire ai bambini la possibilità di giocare con due strumenti straordinari: i cinque sensi e la mente: “Solo se l’apprendimento non è dissociato dal gioco e dall’interesse, si può formare in modo autentico la cultura globale del bambino che conserva le sensazioni in ripostigli segreti dove possono restare per tutta la vita”.

gioco educazione bambini

A scuola è necessario prevedere luoghi e tempi dedicati al gioco, ma è altresì utile utilizzare gli spazi all’aperto come ambienti di apprendimento ludico. Imparare giocando è stato l’obiettivo di una ricerca sulla conoscenza della nostra città e delle sue storie.

Qualche anno fa a scuola vigeva il divieto di portare le figurine. Per rimediare a un diktat vissuto dagli alunni con disagio proposi ai bambini stessi di realizzarle disegnando monumenti e luoghi della città da raccogliere in un album.

La nostra ricerca d’ambiente divenne una vera e propria mini guida turistica, trascritta in quattro lingue, alla cui stesura contribuirono genitori, nonni, un papà agronomo e un archeologo. Oggi i bambini hanno bisogno di tempi distesi, spazi sicuri, relazioni significative. Chiedono di vivere momenti non programmati dagli adulti da consumare senza fretta, desiderano frequentare luoghi capaci di intercettare la loro fantasia, nei quali giocare liberamente, cercano incontri per tessere relazioni di dialogo con i compagni.

Dare spazio al gioco nell’educazione ci può aiutare a ritrovare il senso e l’impegno civile del nostro lavoro.

Luciana Bertinato

Insegnante, formatrice e autrice

Foto | Simone Durante

Il Librosolidale è un libro speciale. È un libro che parla di gioco e del gioco, quindi è un libro che parla a tutti (piccoli e grandi). È frutto dell’impegno di molti, autori e fotografi, che hanno collaborato alla realizzazione del progetto.

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