gioco bambini adulti

Viviamo in una società veloce e frenetica dove le occasioni di gioco diminuiscono, le aree dedicate al gioco nelle nostre città sono sempre meno e il tempo a disposizione per giocare è pochissimo.

Le numerose attività che caratterizzano le giornate dei bambini rubano il tempo del contatto profondo con sé stessi e con gli adulti di riferimento e per questo noi adulti abbiamo il dovere di promuovere e programmare anche lo spazio e il tempo del gioco libero e della possibilità della noia; poter creare, immaginare e costruire.

Attraverso il gioco il bambino può rivelarsi, può comunicare intimamente la propria storia, la propria natura e i propri desideri.

L’adulto (che sia genitore, terapeuta, insegnante o educatore) ha l’occasione di avere un ruolo privilegiato nel momento del gioco: può insegnare al bambino ad avere fiducia in sé, a perseverare anche quando crede di non farcela.

Il gioco permette di dire al bambino la sofferenza che ha dentro e l’adulto può contenere e accogliere situazioni emotive che a volte sono troppo intense, a volte può inventare una pozione magica che cura il dolore, altre volte può rimanere in ascolto con rispetto e attenzione.

Giocare è uno splendido paradosso: è insieme realtà e finzione, si possono alternare esperienze quotidiane a fantasie, ci si può travestire da cattivi o da buoni, si possono fare incantesimi e realizzare desideri, a volte si può giocare alla guerra o alla lotta incanalando le proprie pulsioni aggressive.

gioco bambini adulti

L’adulto può insegnare le regole del gioco e i limiti, a volte può modificarle o abolirle a seconda di quello che vuol dire ai bambini che si trova di fronte.

L’adulto attraverso il gioco può aiutare a interiorizzare responsabilità e conseguenze delle proprie azioni. La realtà è un’immensa matrioska di altre realtà e di altri contesti ed è molto difficile avere certezza che ciò che succede sia la conseguenza delle nostre azioni, il gioco ci presenta una realtà circoscritta dove ogni nostra mossa può essere calcolata e darci un riflesso immediato di quello che stiamo facendo.

Vediamo così bambini diventare più responsabili e riflessivi, più consapevoli delle conseguenze che possono provocare i propri comportamenti.

Altre volte il gioco serve a sospendere il tempo del dovere e della presenza a sé stessi, può essere un modo per cercare la vertigine, come andare in altalena: oscillare tra le certezze del passato e il mistero del futuro con lo sguardo verso il cielo.

Cercare la vertigine in altalena, sentirsi liberi e senza gravità, perché si fa esperienza di fiducia quando si tornerà ancora una volta indietro rallentando, per poi rigettarsi verso i sogni e i desideri prendendo velocità; fare esperienza di libertà, a volte anche questo è giocare.

Giocare è insieme gioia e dolore, vittoria e sconfitta, sicurezza e paura; è metafora della vita stessa e non a caso si dice che sia importante “mettersi in gioco”, anche mentre non si sta giocando, perché è vivendo con profondità e con impegno, che si percepisce la sfida immensa del vivere bene e a fondo, insieme agli altri.

Noi adulti possiamo lasciare questa eredità ai bambini e lo possiamo fare giocando con loro, mostrando che attraverso il gioco le cose del mondo possono cambiare e non devono essere per forza come qualcuno ha voluto che fossero, possiamo vedere insieme altre strategie e altre realtà, possiamo migliorare la nostra storia e quella degli altri giocando, a volte molto seriamente, altre volte ridendo e divertendoci come ci insegnano i bambini.

Ingrid Bianchetti

Educatrice e direttrice di Casa Carla di Fondazione Arché

Foto | Francesco Giusti

Il Librosolidale è un libro speciale. È un libro che parla di gioco e del gioco, quindi è un libro che parla a tutti (piccoli e grandi). È frutto dell’impegno di molti, autori e fotografi, che hanno collaborato alla realizzazione del progetto.

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