“In Brasile si sta compiendo un genocidio”. È una denuncia forte quella scritta a metà luglio da Frei Betto, al secolo Carlos Alberto Libânio Christo, teologo, scrittore e politico brasiliano, assessore del programma Fome Zero (Fame Zero) del primo Governo Lula. Con queste lapidarie parole inizia un appassionato appello che il teologo chiede di divulgare per evitare che gli evocati scenari drammatici, simili a altri successi nella storia, possano ripetersi.

Sin dall’inizio del diffondersi del contagio del Covid-19 le reazioni e le azioni politiche messe in campo dai vari Paesi mondiali per il contenimento sono stati varie. I paesi governati da politici nazionalisti e populisti, come Trump negli USA o Johnson nel Regno Unito, ma anche la Svezia, guidata dal socialdemocratico Stefan Löfve, che solo tardivamente ha fatto mea culpa sui danni del mancato lockdown, hanno adottato un approccio molto più blando rispetto alle pratiche di contenimento adottate invece nel resto del mondo.

Hanno fatto discutere le dichiarazioni di Boris Johnson che, all’inizio della pandemia, poco prima che lui stesso si infettasse, ha detto “abituatevi a perdere i vostri cari”.

Insomma la cosiddetta teoria dell’immunità di gregge pare non aver funzionato laddove è stata adottata, e anche la scarsa attenzione alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della stessa comunità scientifica non ha pagato. Lo dimostra anche lo stato sudamericano, governato da Bolsonaro con piglio quasi dittatoriale, da dove arriva l’appello di Frei Betto. Ma vediamolo più da vicino: in che modo il suo governo può essere accusato di un genocidio in Brasile?

In Brasile i morti continuano a salire e a farne le spese sono le fasce più deboli di un Paese che vive drammatiche diseguaglianze sociali.

Le ragioni delle intenzioni criminali del governo Bolsonaro sono evidenti. Lasciare morire gli anziani per risparmiare sui fondi della Previdenza Sociale. Lasciare morire i portatori di malattie pregresse, per risparmiare i fondi del SUS, il sistema nazionale di salute. Lasciare morire i poveri, per risparmiare i fondi del Bolsa Família e degli altri programmi sociali destinati a 52,5 milioni di brasiliani che vivono sotto la soglia della povertà, e ai 13,5 milioni che si trovano in situazione di miseria estrema (sono dati del governo federale)”.

Frei Betto parla di politica necrofila, non di un semplice susseguirsi di fatti, ma addirittura di un piano preciso e quasi diabolico. Da qui il soprannome BolsoNero (in portoghese “Nero” è il nome dell’imperatore Nerone) “che, mentre Roma brucia, suona la lira e fa pubblicità alla Clorochina, una medicina senza alcuna prova scientifica di efficacia contro il nuovo coronavirus. Ma i suoi fabbricanti sono alleati politici del presidente”.

La pandemia da Covid-19 ha mostrato non solo la fragilità del sistema economico mondiale e di molti sistemi sanitari, purtroppo diventati lucrosi mercati per nuovi profitti. Ha mostrato anche tutta l’inconsistenza della visione nazionalista e sovranista che sembrava, soprattutto in Europa, affermarsi come l’unica opzione politica del futuro. Solo la reale condivisione di conoscenze scientifiche, come sta accadendo per la messa a punto di un vaccino, che si auspica diventi bene comune e non fonte di profitto, di aiuti economici come il Recovery Fund, approvato con fatica dal Consiglio dell’Unione Europea, può essere la via d’uscita.

È paradossale vedere come, in una logica nazionalista e sovranista, diventi impossibile creare quelle alleanze sempre più necessarie in quanto il tuo potenziale alleato politico diventa spietato antagonista. Dalla crisi si esce insieme e a diventare essenziale diventa anche la comunicazione sempre più in mano a gruppi di interesse. Solo un’opinione pubblica formata e informata può essere un vero antidoto a derive come quella brasiliana che sono le fasce più deboli a star pagando maggiormente.

Nella sua accorata lettera appello Frei Betto denuncia, ad esempio, che Bolsonaro

ha vietato inoltre l’obbligo del governo di garantire assistenza ospedaliera, l’uso dei macchinari di respirazione e di ossigenazione sanguigna ai popoli indigeni e agli abitanti delle comunità afro-brasiliane “Quilombos”. Gli indigeni e gli abitanti dei “Quilombos” sono stati decimati dalla crescente devastazione socio-ambientale, soprattutto in Amazzonia.”

Frei Betto

A partire da quanto sta accadendo nel paese sudamericano, un vero e proprio genocidio in Brasile a danno delle popolazioni amazzoniche, come già denunciato da Suor Laura Valtorta, è urgente ridefinire le nuove priorità su scala mondiale, mettendo al primo posto ciò che è bene comune o comunque essenziale da non demandare semplicemente all’avidità del profitto e dell’azione privata. Servono nuove sinergie e la consapevolezza che quello che accade nel continente non è così lontano da noi, visto che tutti, italiani o brasiliani o semplicemente umani, viviamo in un eco-sistema complesso e sempre più interconnesso.