Padre Giuseppe Bettoni, presidente e fondatore di Fondazione Arché, è stato intervistato sulle pagine de La Repubblica Milano, offrendo il suo punto di vista sul conflitto che da più di un anno e mezzo affligge Gaza.

Nella vostra casa di accoglienza a Quarto Oggiaro avete esposto lenzuola bianche: perché?
«Abbiamo voluto aderire all’iniziativa dei “sudari” per Gaza nei giorni più duri per quel popolo martoriato e sottoposto un massacro quotidiano. Stanno andando di mezzo i civili, bambini, anziani, donne, persone fragili, malate e nessuno in Occidente fa niente. Assistiamo inerti a questa carneficina, da un anno e mezzo».
Mettere i “sudari” alle finestre serve?
«Abbiamo deciso di farlo anche per dare un segnale a un quartiere come quello di Quarto Oggiaro che si è tanto occupato del misterioso “incappucciato”, una bufala social, che poi ha finito per scatenare l’aggressione a uno che non c’entrava nulla. Una pazzia, mentre a Gaza la gente muore davvero e le persone fanno finta di niente».
Ognuno di noi può far qualcosa per far finire questa guerra? Ci vuole più mobilitazione dal basso?
«Non ho ricette in tasca ma la sensibilizzazione su vasta scala su un tema che passa sotto silenzio, io penso serva. Stiamo parlando di 20 mila bambini morti, 50 mila persone in tutto. Una roba allucinante».
Ma in questi giorni lei vede qualche spiraglio visto che qualche governo sta minacciando sanzioni?
«Finora la voce di papa Francesco e poi di papa Leone erano un po’ isolate, ma nonostante i loro appelli molto forti, sembra che il governo israeliano resti refrattario a qualsiasi sensibilità umana, Netanyahu persegue il suo disegno folle».
Lo scrittore David Grossman ha detto a Repubblica che a questo punto quel che è successo il 7 ottobre è irrilevante rispetto a quel che succede a Gaza.
«Sono d’accordo con lui. Qui siamo al di là della vendetta e quel che sconcerta è il silenzio dei nostri governi, anche nei confronti della piccola comunità cristiana che c’è a Gaza, delle comunità ortodosse. Come si fa non avere una cura per la vita delle persone fino a questo punto? Certe immagini non possono non toccare il cuore delle persone. Dobbiamo alzare la voce dell’opinione pubblica mondiale».
C’è chi parla di antisemitismo a proposito di queste mobilitazioni per Gaza.
«Sono totalmente fuori strada. È un paravento tacciare di antisemitismo chi protesta per la strage dei civili a Gaza. Io penso che chi ha deciso di andare avanti fino a questo punto nella punizione collettiva di un popolo, arriverà a far detestare per generazioni gli ebrei nel mondo. Sono preoccupato per il futuro, disgustato dal presente».
Di che cosa c’è bisogno ora?
«Di pace. Di un cessate il fuoco immediato e di aiuti umanitari per la popolazione civile. C’è bisogno di un terreno di dialogo e di interrompere la spirale di violenza e di vendetta. Guai a chi getta benzina sul fuoco su un conflitto già esasperato da anni. Questo non può che alimentare l’antisemitismo. Quando celebro la messa all’Incoronata di corso Garibaldi, la domenica sera, incontro un bel gruppo di fedeli sensibili, questo mi fa sperare che si riesca a sconfiggere l’indifferenza».
Articolo pubblicato sulle pagine dell’inserto milanese de La Repubblica, domenica 25 maggio 2025