
Hamza è cresciuto in Pakistan e ora vive in Italia, a Milano, dove è arrivato dopo aver attraversato tanti paesi. “Iran, Turchia, Grecia, Macedonia, Bulgaria”, dice sollevando piano piano un dito dopo l’altro, come per tenere conto del lungo tragitto percorso e per dare il tempo ai ricordi di mettersi in fila, ordinandosi, dentro la sua testa. Le dita di una mano, però, non gli bastano per elencare tutti i paesi attraversati. “Serbia, Bosnia, Croazia, Slovenia, Austria”, continua e neanche due sono sufficienti, alzando di nuovo l’indice prima di dire, finalmente: “Italia”. Prende fiato, guarda fuori le gocce d’acqua che battono sul vetro e risponde deciso e risoluto alla prima domanda:
“La scelta più importante della mia vita, finora, è stata di lasciare il Pakistan, di abbandonare il mio paese. Lì non avrei potuto fare granché. Non c’erano opportunità”.
Intervistatore: Quando hai lasciato il tuo paese?
Hamza: Avevo 19 anni. Mi ricordo che ne parlai, soprattutto, con mia madre e con mia sorella. Condivisi con loro i miei dubbi ma mostrai anche la mia determinazione. Ero il primo della famiglia e anche tra i miei amici a fare una scelta del genere. In tanti mi hanno poi chiesto informazioni e consigli.
I: Perché hai preso la decisione di partire?
H: Non vedevo davanti a me delle vere opportunità e volevo costruirmi un futuro migliore. Vivevo con la mia famiglia in un villaggio vicino al confine indiano ed era difficile vivere lì: volevo un futuro diverso da quello a cui sembravamo destinati io e gli altri miei amici. Mi ricordo che una notte ero seduto con mia mamma e mia sorella discutendo dell’Europa e della possibilità di andarci. Avevano un po’ di timori ma in cuor mio ho risposto loro: “Non abbiate paura. Vado e faccio del mio meglio. Fatemi provare”. E ho provato.
I: Hai mai pensato di tornare indietro?
H: No, mai. Ne ho passate così tante che ora mi basta essere in Europa. Dalla Bosnia ho impiegato quattro giorni per arrivare qui. Avevo paura che qualcuno mi avrebbe ucciso, ma non è successo nulla. È stato difficile ma ce l’ho fatta.
I: C’è stato un episodio particolare che ti ha fatto prendere questa scelta?
H: Volevo semplicemente fare qualcosa di bene per la mia famiglia: non c’è stato un motivo scatenante.
I: Quali obbiettivi ti sei posto prendendo questa scelta?
H: Volevo solo rendere la mia famiglia più felice e orgogliosa di me e rendere un po’ migliori le loro condizioni di vita. Per quanto riguarda me stesso, ieri come oggi, volevo solo arrivare in Europa, ottenere i documenti, avere un lavoro, guadagnare abbastanza da poter tornare a casa e mostrare di avercela fatta. Sono contento di poterlo dire nel mio paese.
I: In che modo questa scelta si traduce nella tua quotidianità?
H: Ogni giorno vedo le conseguenze della mia scelta: è una decisione che ha generato sia ancora più difficoltà, perché ho dovuto cercare casa, trovare un lavoro, sia delle opportunità perché ho conosciuto nuove persone e ho creato dei legami con loro. È una scelta difficile quella che fa succedere altre difficoltà giorno dopo giorno. Per questo sto cercando di fare del mio meglio per rendere la mia vita sempre migliore.
I: E gli altri? Come hanno preso la tua decisione di lasciare il Pakistan?
H: Magari c’è qualcuno che non necessita di prendere quella decisione, ma le persone giovani in Pakistan devono fare qualcosa per migliorare le condizioni loro e degli altri. Sono obbligate a fare qualcosa di speciale per loro e la famiglia.
Non dovrebbe essere così perché di solito questo viaggio è un pericolo più che una passeggiata. Lo dimostrano le persone che ho visto morire davanti ai miei occhi e quelle che hanno fatto un passo indietro, tornando verso casa.
I: E qui in Italia come ti trovi?
H: Altri ragazzi e ragazze, conosciuti qui in Italia, mi hanno dato una mano a ogni passo. Per esempio ho conosciuto Bea, Marta e Martino che mi hanno davvero aiutato. E loro mi hanno fatto capire giorno per giorno che si può affrontare la vita con uno spirito diverso, facendola diventare più semplice e alla portata di tutti. Ciò è stato possibile solo con il sostegno delle persone che ho conosciuto. Per me loro sono diventati come una famiglia.
I: Cosa ti hanno detto quando sei tornato a casa per la prima volta dopo anni?
H: Erano davvero contenti e orgogliosi di me: “Ce l’hai fatta”, mi hanno detto. Mio padre piangeva quando mi ha visto tornare e mi ha detto che per lui era il giorno più felice della sua vita. Lo stesso me lo ha detto mia sorella. Lo era anche per me.
Hamza
26 anni, pakistano emigrato in Italia
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💭 La scelta sociale – Vincenzo Francomagro
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🚑 Se ognuno fa qualcosa si può fare molto – Giuseppe Giorgio
🛣️ Ogni bivio costruisce il percorso – Alessandro Pirovano