essere agente cambiamento

Quando Papa Francesco ti dice che la Mamma col Bambino è un’icona familiare per i cristiani, ma che per noi di Arché non è rimasta solo un bel quadretto, beh… Che ci crediate o no, ci si sente un po’scaraventati dentro ad una vasca di gioia. Perché quella frase è detta a ciascuno nel esatto momento biografico che sta vivendo (anche a ciascuno di voi che leggete e che vi sentite degli ArchéTipi) ed è detta a tutti noi insieme, dove con tutti intendo la comunità di persone che siamo, un po’pittoresca, eterogena, aperta e in divenire.

Ad ascoltar quelle parole le fatiche, gli errori e le incomprensioni del nostro volontariato e del nostro lavoro pesano un po’di meno.

Certamente meno della Luna.

Perché da queste parti ci si interroga spesso di come essere agenti di cambiamenti, anzi non ci si dorme proprio:

Come posso essere agente di cambiamento?

E ci si risponde che dobbiamo essere porta, una porta verso un futuro in cui i cittadini che vi passano attraverso sappiano guardare ai propri desideri e ai propri bisogni facendoli parlare con i bisogni e i desideri degli altri. Coloro che entrano in quella porta ne escono riconoscendo i propri diritti e quelli altrui, anche nel senso dei diritti ambientali. E allora, come Arché, ma anche come Terzo Settore, piantiamola di essere solo (che è tantissimo, non me ne vogliate) ortopedici sociali, per dirla alla Don Ciotti.

Facciamo cultura, cambiamo il modo di pensare nostro e di chi ci sta intorno. Cambierà il modo di parlare e il modo di agire.

Con tenerezza, ma senza fare tenerezza.

Paolo Dell’Oca

Responsabile comunicazione

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