La caduta del governo e le imminenti elezioni sono un tema che appassionano, fuori e dentro gli uffici di Arché. Non appena avuta la notizia delle dimissioni del premier Draghi, ci siamo messi in ascolto, intervistando casualmente persone incontrate per le strade di Quarto Oggiaro e chiedendo a colleghi e colleghe, oltre che a qualche mamma ospite di Casa Adriana e della Corte di Quarto, di esprimere, in forma anonima, ovviamente, i loro pensieri e sensazioni su quanto accaduto nelle aule parlamentari nei giorni precedenti; abbiamo esplicitato come la rilevazione non avesse carattere scientifico né statistico.

Al di là della scontata differenza del maggior tempo a disposizione per le risposte scritte e per quelle orali, a emergere è la grande incertezza che permea tutti i questionari. Sono davvero poche le persone che, senza dubbi, riescono a descrivere quanto successo, attribuendo le responsabilità a attori precisi e a fare previsioni sul futuro, venate, in ogni caso, da un profondo pessimismo. “Ci saranno le elezioni, ma non cambierà granché”, “dopo le elezioni sarà la stessa musica”, “confusione e disorientamento con il rischio di stallo su questioni fondamentali per il paese”: sono solo alcune delle risposte date alla domanda su cosa accadrà nei prossimi mesi.

Sulle responsabilità della crisi di governo, di cui qualcuno neppure aveva avuto notizia, i giudizi spaziano da una generale accusa nei confronti della classe politica, “incapace”, “incompetente”, a critiche più circostanziate nei confronti di singoli attori politici, “PD e Draghi” dice qualcuno, “M5S, Lega e Forza Italia” rilancia un altro. 

In generale, però, la notizia delle dimissioni del primo ministro alle porte dell’estate è stata vissuta con una sensazione di sconforto da parte degli elettori: “sarebbe stato opportuno un remare tutti nella stessa direzione”, “la crisi non avrebbe dovuto avvenire in questo momento di difficoltà”, “una cosa vergognosa in questo momento di crisi”. Non mancano però le voci che guardano con favore alla crisi di governo: “è un’opportunità per mettersi in gioco”, “avrebbero dovuto sciogliersi prima”.

Per il futuro, corale è la richiesta di un cambiamento, anche se diverse sono le ricette proposte per metterlo in pratica: c’è chi suggerisce “un governo di larghe intese con Draghi”, chi un esecutivo “ambientalista e progressista”, chi preferisce “un governo tecnico a uno con la Meloni”, chi invece plaude a questa possibilità. Infine, degna di nota, è la richiesta, espressa da più persone, di mettere ordine nella politica italiana: ci vuole “una persona sola al governo che prenda le decisioni”, “un solo partito per fare le cose necessarie”, “una persona che voglia bene all’Italia”. Grande, insomma, è la confusione sotto il cielo di questa crisi politica di mezza estate.

Come Arché stiamo preparando per settembre alcuni contributi, in vista delle prossime elezioni politiche, che toccheranno alcun temi emersi dai questionari: dalla cultura al diritto allo studio, dalla giustizia sociale a quella ambientale passando per i processi migratori e le libertà.