Elezioni e ambiente. Partiamo da una buona notizia: il negazionismo climatico non ha cittadinanza nelle proposte elettorali dei partiti italiani. Tutti, chi più chi meno, chi per una strada chi per un’altra, si dichiarano decisi a contrastare il surriscaldamento terrestre. Lo fa sia il centrodestra nel suo programma condiviso, “rispettare e aggiornare gli impegni internazionali assunti dall’Italia per contrastare i cambiamenti climatici”, sia il Partito Democratico, “fare della lotta ai cambiamenti climatici un grande motore di rilancio”, sia il Movimento 5 Stelle, che si dichiara a favore della “transizione energetica, ecologica, per la tutela della biodiversità”. E a seguire tutte le altre forze politiche: come rilevato dalle pagelle degli esperti contattati da Italian Climate Network, insomma, in nessun programma si nega la crisi climatica. Almeno a parole scritte.

La convergenza tra le forze politiche finisce qui, però. Sia sulla rilevanza dell’ambiente nelle elezioni sia sulle misure da adottare, la distanza aumenta. E di tanto. L’analisi pubblicata sul Sole24Ore a inizio settembre ci rivela che il centrosinistra (PD, + Europa, Sinistra-Verdi) citava i temi ambientali, magari in connessione con altri, in quasi la metà delle proprie pubblicazioni online, il Movimento5Stelle in più della metà delle sue uscite sui social (61,3%) mentre il centrodestra quasi li dimenticava.

Anche dal punto di vista dei programmi il centrodestra sembra rimasto ai blocchi di partenza sul tema ambientale. Solo in due dei dieci parametri presi in considerazione dagli esperti di Italian Climate Network, negazionismo e inattivismo, il centrodestra supera la sufficienza, ottenendo rispettivamente un punteggio di 9,1 e 8,1 su 10. Nei restanti parametri, dalla centralità del tema del cambiamento climatico nei programmi fino alla frequenza con cui viene ribadita la necessità di una fuoriuscita dall’energia fossile, il centrodestra è ben al di sotto della sufficienza. E diviso al suo interno visto che, se per la Lega “il rientro dell’Italia nel nucleare è lungo” ma imprescindibile nel medio-lungo periodo, Fratelli d’Italia si limita a parlare di diversificazione delle fonti energetiche, dando la priorità, però, al gas. 

Appaiono complessivamente più interessati ai temi ambientali i partiti dell’altro schieramento anche se con differenze al loro interno. Sul podio si collocano Verdi e Sinistra, Partito Democratico e Unione Popolare: l’ambiente e le proposte per affrontare il cambiamento climatico hanno un posto centrale nei loro programmi. In particolare, le tre forze politiche affrontano un tema controverso ma inevitabile: la sostenibilità sociale della transizione ecologica.

Come evitare che le conseguenze di un necessario cambiamento del modo di produzione vengano pagate dalle fasce svantaggiate? Come affrontare insieme la crisi sociale e quella ambientale, o, come l’ha definita papa Francesco, la sola e complessa “crisi socio-ambientale”?

“Indirizzare progressivamente gli incentivi alle vetture più efficienti e le sole utilitarie, solo per la prima auto e modulati in base al reddito”, è una delle risposte presenti nel programma Sinistra-Verdi che vuole promuovere la riconversione di “filiere esistenti” e la nascita “di filiere di recupero e riciclo” parallelamente all’adozione di “politiche del lavoro per la riqualificazione degli addetti” in vista della “mobilità dei lavoratori a rischio verso altri settori”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Partito Democratico nel cui programma si legge la promessa di prevedere “adeguate compensazioni per le famiglie e le imprese più vulnerabili in funzione di una transizione ecologica socialmente equa e sostenibile”. Pur ricevendo un punteggio inferiore rispetto agli altri due nelle valutazioni degli esperti contattati da Italian Climate Network, anche Unione Popolare si dichiara a favore della “giustizia sociale, economica ed ambientale” fin dalla seconda riga del suo programma.

Tra i due poli appena descritti si collocano le altre forze politiche in corsa per le elezioni del 25 settembre: Impegno Civico di Luigi di Maio, Più Europa, Azione+Italia Viva e Movimento 5 Stelle. Negli ultimi giorni è stato proprio il leader di Azione, Carlo Calenda, a infiammare il dibattito politico, dichiarandosi favorevole al contestato progetto del rigassificatore di fronte a Piombino, a costo anche di “militarizzare” l’area.

Una posizione che di certo non ha ricevuto gli applausi dei giovani e delle giovani di Friday for Future che, per ribadire ai partiti l’urgenza di affrontare il cambiamento climatico, hanno deciso di indire l’ennesima giornata di mobilitazione proprio a ridosso del voto. Venerdì 23, infatti, migliaia di ragazzi e ragazze scenderanno in piazza per chiedere alla politica di ascoltarli, di prendere sul serio la questione climatica e di ascoltare le loro richieste sull’ambiente dopo le elezioni, messe nero su bianco nella loro agenda climatica. L’isolamento termico di tutte le case popolari e di tutti gli edifici scolastici entro il 2025 e potenziamento dei trasporti pubblici sono due delle misure proposte.

Certo, avere 20 anni significa fare sogni grandi. Ma averne di più significa anche avere le possibilità di attuarli. Ne va del loro e del nostro futuro.

Alessandro Pirovano

 

Questo articolo fa parte di un piano editoriale che Arché ha steso in avvicinamento alle elezioni del 2022, composto anche dai seguenti articoli.

💪🏻 C’è bisogno di un uomo forte al potere? – Paolo Dell’Oca

⚖ Scegliamo la giustizia sociale? – Simone Zambelli

🤝🏽 Sblocchiamo i diritti umani – Alessandro Pirovano

📚 Diritto allo studio e accesso ai saperi: qualcosa non funziona – Simone Zambelli

🌈 Il voto etico – Paolo Dell’Oca