“Empathy is about finding echoes of another person in yourself”, ovvero “Empatia è trovare echi dell’altro in te stesso” – Mohsin Hamid, giornalista e scrittore pakistano

Chiara Carriglio interpretata graficamente dall’illustratore Alberto Ipsilanti
È una mattina come tante sulla metro rossa che, attraversando Milano, mi porta al lavoro.
Come sempre, libro in mano e cuffie nelle orecchie con la solita playlist che accompagna i miei viaggi sui mezzi di trasporto milanesi; canzoni che conosco a menadito, non faccio più nemmeno caso alle parole, e ormai costituiscono un sottofondo confortante e rassicurante per iniziare la mia giornata.
All’improvviso, però, Spotify smette di collaborare e parte una canzone che non ho mai sentito prima; scocciata controllo lo schermo del telefono e scopro che si tratta di un brano di Niccolò Fabi, un artista che decisamente non rientra nei miei ascolti consueti. Sono tentata dall’interrompere, ma quello che sento mi cattura completamente: il testo è semplice, scarno, essenziale e allo stesso tempo profondo e intenso.
In un secondo mi ritrovo a chiudere il libro e a far ripartire dall’inizio: “Io sono l’altro”. Le parole cantate da Fabi mi danno i brividi e l’assopimento mattutino sparisce; il messaggio che il brano vuole veicolare non è qualcosa di nuovo, quello dell’empatia è un tema di cui ormai si sente parlare frequentemente, spesso anche banalizzandolo e usandolo impropriamente; è il modo schietto e lucido attraverso cui l’artista comunica questi concetti e li rende ancora più potenti, immediati, capaci di svegliare come una doccia fredda.
Empatia deriva dal greco e significa letteralmente “sentire dentro”: ritrovare nell’Altro qualcosa di simile a me è il primo passo per vedere l’Altro in me, riconoscerlo, riconoscermi e riconoscerci come esseri accomunati dalla stessa vulnerabilità umana. Viene da sé, dunque, che essere empatici richieda uno sforzo straordinario, cioè quello di uscire da sé stessi, superare i propri confini per muoversi verso l’Altro, esplorare nuovi e diversi orizzonti o prospettive.
Questo “viaggio” dovrebbe avvenire naturalmente: gli esperti, infatti, ci dicono che l’empatia è innata e intrinseca all’uomo in quanto essere relazionale, ma nella società contemporanea sembra che questa capacità sia sempre più anestetizzata, soffocata dalla necessità di affermarsi e di essere dinamici, rapidi, efficienti, vincenti. Sembra che il rischio di diventare come i ciechi di Saramago, che pur vedendo non vedono, sia sempre più reale.
Ecco che, se mi fermo a riflettere sul mio “qui e ora”, non posso fare a meno di sentirmi fortunata, perché ho l’occasione di crescere umanamente e professionalmente in un contesto come Arché, in cui viene dato spazio all’allenamento consapevole dell’empatia autentica, un luogo in cui vi è il tempo di coltivarne i semi e di vederli fiorire.
Penso all’esperienza con i volontari che sono spinti a prestare servizio da un’inclinazione empatica e a distanza di tempo ci descrivono la loro esperienza come trasformativa, raccontando che è dall’incontro con l’Altro, spesso diametralmente opposto a loro, che ricevono qualcosa, un’apertura, uno sguardo diverso, nuove lenti con cui guardarsi intorno, una connessione profondamente umana che a sua volta innesca il desiderio di impegnarsi e di esserci attivamente sempre di più, in un circolo virtuoso continuo, che può contribuire a co-costruire comunità basate sul “noi” e forse, chissà, a salvare il mondo.
Chiara Carriglio
Coordinatrice progetti sociosanitari Milano
Ventuno teste, ventuno cuori hanno contribuito a redigere l’Alfabeto di resistenza civile. Un titolo audace ma decisamente voluto e immaginato per articolare un pensiero altro in un tempo in cui l’unico linguaggio pare essere quello della violenza, della vendetta e, nel migliore dei casi, dell’indifferenza.
È solo un inizio: a ogni lettera si possono aggiungere altre parole, oltre quelle proposte, per continuare a nutrire una resistenza che sia davvero civile.
p. Giuseppe Bettoni
Presidente Fondazione Arché
Nelle prossime settimane pubblicheremo tutti i capitoli dell’”Alfabeto di resistenza civile”.
🚶🏻 A come Andare – Federica Barile
🔎 B come Bisogna – Federica Berton
🌍 C come Clandestino – Ingrid Bianchetti
👅 D come Disubbidienza – Silvia Carameli
🫂 F come Fraternità – Paolo Dell’Oca
🕊️ G come Guerra – Elena D’Andrea
🕯️ H come Ho paura – Alfio Di Mambro
🤝🏼 I come Incontro – Vincenzo Francomagro
☮️ L come Libertà – Elena Giovanardi
🤱🏽 M come Madre – Lino Latella
🧸 N come Nascita – Dalila Melissari
🌈 O come Oltre – Uli Mittermair
🧠 P come Preoccupazioni – Jacopo Palmieri
📕 Q come Quaderno – Alice Pennati
✊🏻 R come Rivoluzionare – Silvio Prandolini
💭 S come Sogni – Ilaria Quondamatteo
🌅 T come Terra – Roberta Sabbatini
💛 U come Uguaglianza – Valentina Sangregorio
🌱 V come Vivere – Emanuela Tartaglia
0️⃣ Z come Zero – Simone Zambelli