Il potere delle relazioni. Il potere nelle relazioni.

La relazione d’aiuto è anche una relazione di potere. Non è mai solo un aiuto a senso unico. Non è mai solo un esercizio di bontà. Non è semplicemente un atteggiamento che permette di riempire una distanza, ma c’è un potere nella relazione che in una cultura come la nostra va riscoperto.

Oggi, il tema forte è l’identità: io sono italiano, io sono cattolico, io sono… si insiste molto sull’identità come se, scusate il paragone un po’ banale, ciascuno si desse la patente da solo! Ma la patente non me la do da me perché mi sento capace di guidare, magari mi considero capace di guidare e lo sono anche, tuttavia la patente me la riconosce un altro. È nella relazione che si stabilisce l’identità. È nella relazione che io riconosco me stesso e riconosco l’altro.

C’è un potere nella relazione che normalmente viene declinato nella forma del sostantivo: quando noi parliamo di qualcuno che compie dei giochi di potere, lo intendiamo nell’accezione più greve, il potere di chi, attraverso la relazione, vuole dominare, vuole ottenere un certo risultato, ambisce al controllo… in questo caso, la relazione diventa un luogo “tossico” dove l’incontro con l’altro è strumentale agli interessi di una parte.

Ma c’è un “potere” nelle relazioni che può essere coniugato come verbo. Il verbo dice le diverse e numerose possibilità: il potere di ascoltare, il potere di abbracciare, il potere di accogliere, il potere di dedicare tempo, energie… con tutte le conseguenze di cui è foriera una relazione libera dal potere del dominio. La relazione diventa luogo di potere quando il potere diventa un verbo capace di far nascere, far fiorire il terreno comune tra me e l’altro.

Nell’esperienza quotidiana di solidarietà, abbiamo maturato una grande convinzione che nel potere dinamico che si instaura nelle relazioni si dà la possibilità di rigenerare il mondo, di rigenerare il vivere insieme, di rigenerare una società, una famiglia, una casa, una città. Il potere rigenerante della relazione nasce nel momento in cui esercito il potere come verbo e quindi come possibilità e non come dominio, come affermazione unilaterale di me stesso a discapito dell’incontro.

La bellezza del potere come verbo, dunque, è una bellezza che ci permette di guardare al futuro con speranza. Costruiamo relazioni perché possiamo non ripetere il mondo che c’è già.

Conosciamo già fin troppo bene il mondo che c’è già e non ci piace, non ci lascia soddisfatti… allora vogliamo pensare non tanto in maniera ideale, utopica, onirica come a sognare un futuro improbabile, ma ci impegniamo oggi a costruire relazioni vere soprattutto con chi fa più fatica di noi, con chi è più debole, con chi è in un momento di fragilità nella sua vita, accompagnandolo ad affrontare le sfide che incontra e questo ci permette di sognare una società diversa, un’umanità diversa, una città diversa perché la realizzazione della nostra vita non sta tanto nella realizzazione esteriore del successo, dal riconoscimento che mi possono dare gli altri, ma nella qualità delle nostre relazioni.

Nella qualità si gioca la vera identità della persona, la qualità delle relazioni ci permette di guardare al futuro con speranza, e questo è anche il contributo che Arché vuol dare alle persone, alla città.

p. Giuseppe Bettoni

Dossier “Il potere delle relazioni. Il potere nelle relazioni”