“Senza il doposcuola proverei solitudine”, “le amicizie che ho costruito al doposcuola sono alte e solide come un albero”. 

Basterebbero le frasi di M. e S. a dare il senso di un anno del doposcuola “C’è tempo” che si è svolto, col caldo o col freddo, con la pioggia o con il sole, presso la Sala Stoppiglia della Corte di Quarto. Per la decina di ragazzi e ragazze che vi hanno preso parte è stata un’esperienza fondamentale per  poter studiare e fare i compiti con a fianco educatrici professioniste. Lo scopo più ovvio di un doposcuola, fare i compiti per l’appunto, però, è stato solo un aspetto: “Trascorrendo del tempo insieme e condividendo una bella esperienza, i ragazzi e le ragazze hanno creato dei legami forti. Spero durino nel tempo!”, dice Monica Massa, coordinatrice del progetto,

“il senso del lavoro delle educatrici e dei volontari del doposcuola credo sia ben descritto dal piccolo D. che ha più volte paragonato il suo gruppo a cespugli che, stando vicini, crescono meglio e insieme”.

Parole condivise e ribadite da Giorgia Falanga, un’altra delle educatrici del doposcuola: ““C’è tempo” è uno spazio accogliente e stimolante per chi lo ha frequentato, piccoli e grandi. Per tutti e tutte è stato una vera palestra di socialità e cittadinanza, in cui imparare a stare insieme e a confrontarsi”. Con le gite e le attività diversificate proposte durante il corso dell’anno, è stata l’occasione per i ragazzi e le ragazze di sperimentarsi.

Lo riconosce Aurora Catania, educatrice impegnata nel progetto: “Sono rimasta affascinata ed entusiasta del rapidissimo cambiamento che i ragazzi hanno fatto, coltivando una grande sensibilità. Si sono presi quel tempo di cui c’è bisogno per stare bene con sé stessi: un tempo di riflessione, di conversazione libera, per mettere in campo fragilità e risorse, e un tempo anche per la noia. Il tempo, insomma, per godersi il processo e non solo per porre attenzione ai risultati”. 

Risultati che, nondimeno, sono arrivati come i compiti eseguiti durante l’anno, l’ottima pizza preparata insieme a Cristiano e gli gnocchi al pesto per i quali i ragazzi hanno avuto i complimenti da tutti gli operatori di Arché. Angela Aduino, un’altra educatrice, ricorda anche l’importante ruolo dei volontari e delle volontarie che hanno affiancato le attività, permettendo ai ragazzi di creare spazi di relazione colmi di leggerezza e densità emotiva.

E riconosce la forza del gruppo di ragazzi ed educatrici nel riuscire a modificarsi per accogliere nuove persone. C’è stato il tempo anche per semplici, ma aggregative ed educative, partite di calcetto, perché, come ci dice M., “dovremmo avere un tempo infinito per giocare insieme”.

D. dice, infatti, che “l’aria che si respira insieme dà ossigeno”, perché ai ragazzi non basta che l’aria abbia in sé ossigeno ma ci tengono a sottolineare che è il respirare insieme che dona la possibilità di essere.

Dare dignità a tutte le sfumature dei ragazzi e delle ragazze è fondamentale anche nel momento in cui ci si dedica ai compiti.

E…a settembre si riparte!