In questa breve ed estiva campagna elettorale si è discusso poco (forse per nulla) di argomenti come il diritto allo studio e l’accesso ai saperi. Dai dati Istat del 2021 emerge come più di 97 mila ragazzi, solo nell’ultimo anno, siano usciti da percorsi lavorativi o di studio. 

È il dato peggiore in Europa, dopo Turchia, Montenegro e Macedonia. In Italia sono infatti oltre 2 milioni i “NEET”, (Not engaged in Education, Employment or Training) ovvero quei ragazzi e ragazze che non studiano e non lavorano.

L’emergenza dovuta alla pandemia ha ulteriormente destabilizzato un equilibrio pericolante, diffondendo un generale senso di insicurezza, specialmente nei giovani. 

Il sentimento di inadeguatezza e di timore verso il futuro sta portando moltissimi giovani a chiudersi in loro stessi e ad abbandonare, prima del previsto, i percorsi scolastici frequentati.

Troppo spesso i ragazzi si sentono disillusi e non tentano nemmeno di costruirsi un futuro e, a lungo termine, questa situazione può alimentare fenomeni di emarginazione e peggioramento delle relazioni sociali, conducendo, in alcuni casi, ad episodi di illegalità.

Osservando il differenziale di genere, si evince come in Italia sia inattivo il 25% delle ragazze contro il 21,3% dei ragazzi (dati ISTAT 2021). 

Nel 2020 le donne con un diploma di istruzione secondaria tra i 25 i 34 anni che hanno trovato un’occupazione, sono state il 30% rispetto al 64% degli uomini (OECD, 2021). 

Anche all’interno della fascia dei NEET si riscontra il divario di genere: le ragazze tendono ad essere maggiormente sfavorite e riescono più difficilmente a uscire da situazioni di isolamento e marginalizzazione rispetto ai coetanei, soffrendo ulteriormente la condizione di inattività.

Analizzando nello specifico il quartiere di Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano in cui è presente CasArché, nel 2018 il 3,2% delle ragazze e dei ragazzi non ha finito la terza media, e il 22,9% ha abbandonato prima del diploma (dati ISTAT 2018).

Se si isolano poi le zone di Milano più popolose, quelle con maggiori fenomeni di abbandono scolastico risultano essere Quarto Oggiaro (12,2%) e San Siro (12,1%) (Openpolis, 2021). 

Questi dati ci interrogano profondamente, crediamo infatti che non sia più rinviabile un massiccio investimento nella scuola pubblica, sui servizi educativi e sui presidi di comunità, specie nelle periferie delle città che da tempo sono teatro di grande sofferenza, ma anche di importanti sperimentazioni e innovazioni che meritano fiducia e supporto da parte delle istituzioni.

Crediamo che le scuole debbano aprirsi al territorio, diventare “centrali” nella vita dei quartieri, promuovendo attività anche al di fuori dall’orario scolastico, combattendo in modo concreto la dispersione anche attraverso attività culturali, sportive e aggregative, stipulando patti territoriali con partner pubblici e del privato sociale. Nella prossima legislatura sarà essenziale investire risorse adeguate e portare nuova linfa all’interno delle scuole, sbloccando il turnover, aumentando le ore di sostegno educativo e rendendo le scuole luoghi belli e accoglienti, con spazi rinnovati e adeguati alle esigenze dell’oggi.

Inoltre pensiamo che un ripensamento delle scuole professionali e tecniche, restituendo ad esse dignità e attrattiva, possa essere un modo per formare nuovi professionisti a cui garantire in futuro un lavoro stabile e duraturo. Questi appunti non sono un libro dei sogni ma un preciso modello politico, serve però la volontà di attuarlo.

Simone Zambelli

Questo articolo fa parte di un piano editoriale che Arché ha steso in avvicinamento alle elezioni del 2022, composto anche dai seguenti articoli.

💪🏻 C’è bisogno di un uomo forte al potere? – Paolo Dell’Oca

⚖ Scegliamo la giustizia sociale? – Simone Zambelli

🤝🏽 Sblocchiamo i diritti umani – Alessandro Pirovano

🌈 Il voto etico – Paolo Dell’Oca

🌱 L’ambiente è una priorità. Non per tutti. – Alessandro Pirovano