Parlare di diritti di bambini e adolescenti, a 31 anni dall’approvazione della Convenzione che li tutela, significa parlare degli obbiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu per lo Sviluppo Sostenibile perché “l’attuazione dei diritti dei/delle bambini/e dipende strettamente dalla nostra capacità di riaffermare la loro centralità nell’Agenda globale delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile, e di tradurla nelle agende politiche dei singoli Paesi e, quindi, anche in quella del Governo Italiano”. Lo si legge nell’introduzione del rapporto “I diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ai tempi del COVID-19, quali sfide per il futuro?” che, al pari di quello di Save The Children “Con gli occhi delle bambine”, oltre a tracciare un quadro delle condizioni dei minori in Italia, mette in evidenza le ripercussioni provocate dalla pandemia di Covid-19 sulla loro vita. In tutto quasi 10 milioni di persone che formano il 16% della popolazione complessiva in Italia. 

Per loro la chiusura e il lockdown generalizzato di marzo e aprile, con la chiusura delle scuole, ha voluto dire perdere importanti opportunità formative e educative. E la didattica a distanza è stata solo una parziale soluzione, tra l’altro, per tanti ma non certo per tutti: secondo le stime riportate dal report di Save The Children, infatti, circa il 12% degli studenti tra i 6 e i 17 anni non ha un computer o un tablet a casa.

Oggetto utile certo, ma che, in ogni caso, non dà risposte alla “ferita delle emozioni, all’assenza di empatia, al sonno delle “non cognitive skills” che sono fornite dalla relazione con gli altri”. O alla domanda “quanto conta il sorriso nella relazione educativa, soprattutto per i più piccoli, il gesto di approvazione, la sfida di farcela davanti alla classe?”.

Al di là della scuola, la pandemia ha evidenziato e esacerbato una condizione di povertà e difficoltà che già riguardava nel 2019 ancora più di un decimo dei minori tra gli 0 e i 18 anni, come mostra il rapporto CRC. Con conseguenze diverse e anche negli ambiti di vita più inaspettati: “spesso sono proprio i motivi economici”, si legge, infatti, “a costituire un ostacolo alla pratica sportiva per molti/e bambini/e e ragazzi/e, in particolare nelle Regioni del Sud Italia”.

Difficoltà e ostacoli riguardano un po’ tutti i minori e i giovani, ma hanno un impatto più significativo sul versante femminile come i primi dati sembrano confermare: le giovani che non studiano e non lavorano (quasi una su quattro tra i 14 e i 29 anni) sono di più dei corrispettivi maschi, i giovani laureati maschi trovano posto di lavoro più facilmente delle omologhe donne, guadagnando anche di più (+19%). Il Covid-19, insomma, ha confermato e amplificato tendenze già visibili nella società italiana, ma le ha anche rese più evidenti e riconoscibili, allontanando ancora di più il raggiungimento degli obbiettivi dell’Agenda 2030.

Al di là degli aspetti tragici e negativi, però, ci sono dei segni di speranza per il futuro. La pandemia, come scrive la direttrice generale di Save The Children, può e deve essere intesa anche come “un’occasione per le più giovani: a patto che si pensi a loro, al loro futuro, alle occasioni da offrire, alla sostenibilità di un mondo collassato”.