
Corteo di Milano del 3 ottobre 2025
Siamo state alla manifestazione di giovedì sera e a quella di stamattina a Milano. Da piazzale Loreto a piazza Duomo, da Porta Venezia a piazza Leonardo. Fiumi di persone, decine di migliaia, che sono diventate mare.
Che bello tornare a sentire aria di casa, diceva un amico incontrato (anche) lì. Un’altra amica riportava che le sembravano le manifestazioni di 50 anni fa, piene di cori e di voglia di cambiare le cose. Perché poi il corteo è questo, incontri persone che conosci e riconosci persone che non hai mai incontrato. “Luca, ma quello lo conosciamo?”. “No, ti sembra perché ha una fisionomia comune”.
Ecco, eravamo persone con una fisionomia comune a camminare e cantare e discutere. “Francesca Albanese Nobel per la pace subito”, e anche se non dovesse avvenire, nel nostro Olimpo lei ha già una sua seggiolina. E come potrebbe non essere? È lei ad essere diventata bersaglio degli strali turbocapitalisti nel momento in cui l’ONU ha condiviso il suo rapporto sugli interessi economici a Gaza: “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”.
Quello che abbiamo respirato è la percezione da parte di moltissime e moltissimi di un trend crescente di ingiustizia sociale internazionale e nazionale: abbiamo bisogno di un’Unione Europea che si posizioni contro un genocidio, dannazione, e certamente anche contro gli altri 55 conflitti in corso, e invece gli organismi sovranazionali non hanno ancora acquisito una sovranità che possa garantire i diritti umani di tutte e di tutti.
Un cagnolino indossava una maglietta con sovrascritto: “Restiamo umani”.
Per ogni imbarcazione della Flotilla ce ne è una militare israeliana che illegalmente la abborda, sequestra le attiviste e gli attivisti, e impedisce di portare aiuti umanitari in Palestina. Zuccheri e amidi spaventano più dei proiettili, perché sono sinonimo di speranza per un popolo stremato, bambini e bambine, donne e uomini.
In tutto questo i bombardamenti non si fermano; Israele, 51° Stato statunitense, ordina l’evacuazione forzata di Gaza, nell’ennesimo atto contro il diritto internazionale; che “se vale fino a un certo punto”, viene da domandarsi perché questo limite debba essere rispettato solo da noi.
“Che mangino brioches”, sembra dire Giorgia Meloni agli attivisti e alle attiviste che dovrebbero, secondo lei, pagarsi da soli i biglietti aerei per rientrare in Italia; chiedere chi abbia pagato il volo di Stato ad Almasri sembra superfluo.
Non possiamo sapere se la politica ignorerà anche questa occasione in cui abbiam fatto sentire la nostra voce. Ma forse la risposta è che non tutto debba servire, non subito. Certe volte la cosa giusta da fare è esserci e basta. In piazza, come su un’imbarcazione della Flotilla, come in Ucraina. Esserci e poi tornare e non stancarsi. Resistere. Saremo sempre di più, persone con una fisionomia comune che scenderanno per strada per sentire aria di casa.