
“Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane” — Italo Calvino
“Avere voce in capitolo” è un’espressione che si riferisce al potere di dire la propria opinione, essere ascoltati davvero, e contare nelle decisioni che riguardano un gruppo, una famiglia o una comunità.
Ma per molti adolescenti, avere voce non è così semplice. Non si tratta solamente di “parlare”: è questione di essere presi sul serio.
Essere ascoltati non è un automatismo: richiede un contesto favorevole, fatto di fiducia, rispetto reciproco e disponibilità all’ascolto autentico.
Capita spesso, durante l’adolescenza, di sentire tante cose dentro di sé ma non sapere bene come tirarle fuori. A volte mancano le parole, altre volte si ha paura di non essere capiti, di essere giudicati, o semplicemente di essere “zittiti” da chi pensa di sapere meglio.
Questa fatica è reale e non va ignorata. Tenersi tutto dentro può far crescere senso di solitudine, rabbia o incomprensione.
Esprimersi a modo proprio e coi propri tempi è un passo fondamentale per conoscersi, sentirsi meglio e posare le basi per costruire relazioni sincere.
La possibilità di comunicare liberamente contribuisce anche allo sviluppo dell’autostima e della consapevolezza di sé. Quando un adolescente si sente ascoltato, si sente anche riconosciuto come persona.
Non tutti si esprimono allo stesso modo. Alcuni parlano, altri scrivono. C’è chi preferisce disegnare, suonare, ballare, fare video, cantare o creare meme.
Ognuno trova il proprio linguaggio, il proprio canale per “dire chi è” al mondo. Ogni modalità è valida, se aiuta a raccontare chi sei, cosa provi, cosa sogni o cosa ti fa arrabbiare.
Esprimersi non è solo comunicare agli altri: è anche capire sé stessi.
È un modo per mettere ordine nei pensieri, dare un nome alle emozioni, costruire un proprio senso.
Parlare serve, ma ancora di più serve sapere che dall’altra parte c’è qualcuno che ti ascolta con rispetto, senza ridere di te, senza minimizzare, senza giudicare.
Sentirsi ascoltati crea uno spazio sicuro in cui anche le fragilità possono emergere senza paura.
Che sia un amico, un insegnante, un genitore, un educatore o anche un gruppo a cui senti di appartenere, quello che conta è sentire che la tua voce ha un posto, che ciò che dici ha valore.

Dunque, avere voce in capitolo è poter partecipare, non solo parlare. Dire la propria è importante, ma avere voce in capitolo significa anche sentirsi coinvolti, far parte di qualcosa, contribuire alle scelte. Vale a scuola, in famiglia, nelle attività del tempo libero, nella tua città.
Partecipare attivamente rende i ragazzi più consapevoli, più motivati e più responsabili. Non sono solo beneficiari di servizi o spettatori di decisioni altrui, ma cittadini in formazione, portatori di idee, bisogni e visioni.
E qui entra in gioco il mondo adulto…
Sta a noi adulti – genitori, insegnanti, educatori, istituzioni – aprire spazi in cui ragazzi e le ragazze possano parlare liberamente, senza paura, e portare il proprio contributo.
Questo è un passaggio chiave: richiede un impegno intenzionale nella creazione contesti accoglienti, tempi dedicati, modalità inclusive.
E, soprattutto, richiede di dedicare tempo ad ascoltare con attenzione, incuriosirsi e approfondire.
Perché ascoltare è importante, ma coinvolgere lo è ancora di più, solo così si costruisce un dialogo autentico tra generazioni, in cui ogni voce trova il suo posto.
di Agnese Pirolo, psicologa e Giorgia Falanga, educatrice
Intervento finanziato con il contributo di Regione Lombardia in attuazione del Piano di Azione Territoriale: Network Giovani
