Daniela Padoan

Daniela Padoan è presidente dell’associazione Laudato Si’ – un’alleanza per il clima, la terra e la giustizia sociale e curatrice del volume “Niente di questo mondo ci risulta indifferente“. In occasione dell’Arché Live 2020 “Questo è il fiore”, ci ha parlato della diffusione del sentimento di indifferenza, contrastabile con la “responsabilità dello sguardo”.

Il titolo che avete dato a questo incontro è molto bello ed evocativo perché “Questo è il fiore” ha qualcosa di poetico, ma anche di assertivo, è come un richiamo alla realtà, un richiamo al vedere le cose le cose che abbiamo attorno. L’importanza di guardare ciò che ci circonda, anche le cose piccole. Un fiore appunto, un vialetto alberato, qualcosa che ci riporti nel nostro essere nel mondo e nel nostro essere nella natura.

D’altra parte l’importanza della realtà, l’importanza politica della realtà, è qualcosa che rivendicano anche i movimenti dei giovani. Al primo punto delle loro richieste, “Fridays for future” ed “Extincion Rebellion” mettono il “dire la verità”: una verità che chiedono alle istituzioni quando affermano la necessità di partire dalla situazione in cui ci troviamo, dichiarando l’emergenza climatica.

Ci troviamo in un intrecciarsi di emergenze, dove l’emergenza climatica e ambientale va di pari passo con la crisi pandemica e la crisi sociale. A tutto questo, pur nella complessità, siamo chiamati a dare risposta, tornando a quella realtà dei corpi che la stessa pandemia ci mostra, avendoci scelto tra i mammiferi per lo spillover.

Siamo parte di una catena in un mondo del quale però stiamo minando le basi. Il fatto che gli umani, continuamente, procedano all’erosione degli ecosistemi, a un’erosione della natura, delle specie, che fa sì che poco per volta essi stessi diventino vittime della malattia che hanno imposto al pianeta, tanto da dare origine a una nuova epoca di stratificazione geologica dovuta al nostro consumo e ai nostri scarti, chiamata “Antropocene”.

La devastazione del pianeta, considerato una proprietà a disposizione dell’uomo, è il risultato tangibile di quello che, nell’enciclica Laudato si’, Papa Francesco indica senza mezzi termini come antropocentrismo. Una mossa teorica rivoluzionaria che non si limita ad affermazioni di principio, di carattere morale, sui mali provocati, ma ne declina i guasti e ne indica le cause in un’economia ben diversa da quella circolare vista nell’enciclica come uno dei pilastri per uscire da questa situazione – ma che invece è un’economia estrattiva, un’economia predatoria che riduce a cosa la natura, gli esseri, gli animali e parte dell’umano.

In questo modo, l’enciclica assume un concetto che diventa pensiero politico, riassunto nell’immagine della “cultura dello scarto”. Prendere lo scarto a paradigma della realtà in cui siamo immersi è qualcosa di potente, perché tiene assieme molti discorsi.

Daniela Padoan

Anzitutto, lo scarto inteso come rifiuto, come resto del nostro consumo, come ciò che va ad alimentare le enormi discariche che in tutto il pianeta stabiliscono violente differenze tra le persone e tra i luoghi da esse abitati, disegnando le periferie delle città e dei continenti. Abbiamo l’esempio della discarica di Accra, in Ghana, dove più di seimila persone vivono letteralmente su una montagna di rifiuti tecnologici costituita dai resti dei dispositivi elettronici che l’Occidente non sa più come smaltire, traendone piccole componenti da rivendere, in un ambiente desolato e devastante dal punto di vista della salute.

Scarto è poi quello prodotto dall’industria, dalle lavorazioni trasformative, dall’estrattivismo, da un’economia lineare che prende tutto ciò che può dalla terra e dalla natura senza restituirlo, nella convinzione dell’illimitatezza delle risorse, o che la limitatezza non tocchi le classi agiate. Papa Francesco dice con chiarezza, rivolgendosi a credenti e non credenti, che questo è un peccato contro il Creato e contro Madre Terra. Il concetto dello scarto è qualcosa che possiamo declinare dentro il grande discorso che avete posto alla base di questo incontro, nell’affermare che non c’è possibilità di giustizia ambientale senza giustizia sociale.

Scarto, infine, è quello che riguarda gli esseri umani. La storia ci dimostra che nel momento in cui categorie di esseri umani – poveri, disabili, “asociali” – vengono visti come scarto, come eccedenza, l’eccedenza viene governata nel senso di una legittimazione della scomparsa. Sappiamo che l’eccedenza, nelle democrazie, si declina come un essere messi al margine, o isolati, “contenuti”, nei luoghi delle istituzioni totali, come carceri, ospedali psichiatrici, centri per il rimpatrio. Ma abbiamo alle spalle un evento che non può che costituire un paradigma rispetto a quello che accade nel nostro universo politico, che è la Shoah. La progressiva emarginazione e poi eliminazione di chi era ritenuto “altro”, in quello che è stato chiamato “giardinaggio sociale” o “igiene sociale”.

Se nel cuore dell’Europa, a metà del Novecento, è stata possibile l’ideazione e la messa in atto della soppressione di intere categorie di persone, noi abbiamo il dovere di continuare a riflettere su come si crea lo sguardo categoriale in cui intere parti del vivente e dell’umano possono essere ridotte a “cosa” in eccesso. I fatti storici non si ripetono, non si possono fare sovrapposizioni, ma occorre vedere i germi, i sintomi premonitori di una malattia che ci ha già colpito. Se i nostri sforzi, i nostri “doveri” di memoria, hanno lasciato un sedimento di utilità, lo vediamo, per esempio, nel saper riconoscere la scomparsa della realtà, cosa di cui avete parlato fin dall’inizio di questo incontro, nel ripetersi dei naufragi in mare, dove sempre più ci si attrezza a considerare come inevitabile sia la scomparsa delle persone, sia la scomparsa dell’informazione su questa scomparsa.

Domenica 27 settembre, si è saputo di 111 persone naufragate al largo della Libia, di cui solo tre salvate. È stata la Ong Alarm Phone a darne testimonianza, assieme a quella di altri naufragi più piccoli avvenuti negli stessi giorni. Il 27 settembre, ironicamente la “Giornata del migrante”, ci sono state 200 persone morte in mare e nessuno, nessuno, ne ha dato conto, escluso “L’Avvenire”, che ne ha fatto la notizia di apertura. Il giorno dopo, ancora nulla. Era ormai una notizia vecchia.

Intanto ci si prepara a commemorare sempre più stancamente il 3 ottobre, quando, nel 2013, 368 migranti affogarono al largo di Lampedusa. Siamo in quella che Papa Francesco, nel suo primo viaggio apostolico, proprio a Lampedusa, nel luglio del 2013, ha chiamato “globalizzazione dell’indifferenza”. In quella circostanza disse anche un’altra cosa, meno nota ma altrettanto essenziale: “La cultura del benessere ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio”.

Daniela Padoan

Questa assenza di realtà è la cosa che ci devasta nell’intrecciarsi di crisi di cui parlavo all’inizio: sappiamo del riscaldamento climatico, sappiamo dell’estinzione di migliaia di specie, sappiamo dei fenomeni climatici estremi che rendono pericoloso vivere in zone costiere e che espongono gli abitanti del pianeta – anche in questo caso soprattutto gli abitanti delle zone più povere – a una minaccia costante e a una perdita di capacità di provvedere al proprio sostentamento, ma tutto questo viene metabolizzato e dimenticato, di volta in volta. I giornali di tutto il mondo hanno mostrato l’acqua alta a Venezia descrivendola come un fenomeno epocale, ma lo abbiamo già dimenticato. Abbiamo visto i disastrosi incendi in Australia, dove è perito il 30% dell’intera popolazione di koala, abbiamo visto cicloni, scomparsa di ghiacciai, desertificazioni. Eppure tutto si riduce a un eterno presente, rotto, adesso, dalla costernazione per il diffondersi della pandemia.

L’enciclica Laudato si’ ha la straordinaria capacità di mettere a fuoco e raccordare una quantità di aspetti e sguardi che, nella loro interconnessione, delineano quell’ecologia integrale oggi così necessaria – e per tanti versi, in dialogo con l’ecologia della mente prefigurata da Gregory Bateson, citato da Danilo Selvaggi. Abbiamo necessità di una struttura mentale che va acquisita nel guardare il mondo nella sua complessità, fuori dagli specialismi, pur con le competenze e gli approfondimenti necessari per ogni ambito del quale l’ecologia integrale si occupa, tentando al tempo stesso di non essere sopraffatti da una realtà che non siamo più in grado di interpretare, talvolta nemmeno di vedere, di fronte alla quale resta una sorta di desiderio di negazione, che alimenta quell’armamentario ideologico chiamato negazionismo, che vediamo all’opera anche di fronte alla pandemia di Covid-19.

Quando, il 20 aprile 2020, come associazione Laudato si’ abbiamo mandato in stampa il libro Nulla di questo mondo ci risulta indifferente, i morti dichiarati nel mondo erano 168.900. Oggi, nel momento in cui parliamo, sono più di un milione. I contagiati erano allora due milioni, oggi si avviano ai 35 milioni. I morti in Italia erano 24.000, oggi solo quelli dichiarati sono quasi 36.000. Sappiamo che le cifre ufficiali devono essere in alcuni casi raddoppiate, in altri addirittura decuplicate. Eppure tutto questo ha smesso di parlarci, quasi che i numeri avessero perso di significato, nella ripetizione di un contatore divenuto quasi meccanico. Per combattere l’indifferenza non abbiamo che lo sguardo, la responsabilità dello sguardo, il vedere, cogliendo le conseguenze di ciò che vediamo, e l’avviso che Papa Francesco ci dà nell’enciclica: diffidare dell’astrazione che dimentica i corpi. Soprattutto dell’astrazione che è alla base della finanza e degli spostamenti di capitali, con le sue ripercussioni sugli esseri umani e sul pianeta. “La finanza è crudele: non è concreta, è astratta. E lì si gioca con un immaginario collettivo che non è concreto, ma è liquido o gassoso. E al centro c’è questo: il mondo della finanza. Al suo posto avrebbero dovuto esserci l’uomo e la donna”.  

Voglio ringraziarvi per aver connesso sguardi che legano la questione sociale e la questione ambientale con la volontà di condividere un’azione politica capace di affrontare la realtà che ci sta di fronte.

Un sentito ringraziamento ai dipendenti di Lottomatica che si sono occupati delle sbobinature degli interventi dell’Arché Live durante la VIRTUAL GGW 2020.