Mediterraneo

Io voglio per me le tue carezze
Sì, io t’amo più della mia vita

Ecco, la solidarietà non è questa cosa qui. Non necessariamente, insomma: anche meno, e non esclusiva. Su un piano etico e sociale, è quel rapporto di fratellanza e di reciproco sostegno che collega i singoli componenti di una collettività nel sentimento appunto di questa loro appartenenza a una società medesima e nella coscienza dei comuni interessi e delle comuni finalità. La Treccani la mette giù così, si parla di convergenza o identità di interessi, idee, sentimenti.

Colin Kaepernick è un quarterback, un giocatore di football americano, senza lavoro da quando nel 2016 s’inginocchia per solidarietà nei confronti “di neri e persone di colore. Per me, questo è più grande del football e sarebbe egoista da parte mia voltarmi dall’altra parte. Ci sono i corpi di persone morte nelle strade”. Il riferimento è agli afroamericani uccisi dalla polizia, spiega Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale da sempre.

Colin è più solidale con loro che non con la bandiera statunitense, la cui polizia è responsabile di omicidi di persone nere, brutalità e profilazione razziale. In modo diverso da lui si è inginocchiato Derek Chauvin, agente di polizia statunitense, sul collo di George Perry Floyd, per 8 minuti e 46 secondi, causando la morte dell’uomo.

Mettersi in ginocchio prima di eventi non soltanto sportivi è un gesto antirazzista, di solidarietà con le vittime del razzismo. Agli Europei di calcio la nazionale italiana ha scelto di inginocchiarsi soltanto se s’inginocchiano gli avversari e di stare in piedi se gli avversari stanno in piedi. Giocheremo a specchio, insomma. La motivazione, ha detto in video il capitano Giorgio Chiellini e ribadito Paolo Corbi, responsabile della comunicazione della Federazione Italiana Giuoco Calcio, è quella di esprimere solidarietà agli avversari e non per la campagna in sé, che non condividono.

Si condivide, ci tengono ad aggiungere, l’impegno contro il razzismo. E contro il nazismo. Bene. Per tranquillizzare le curve antirazziste di tutta Italia. Stato che diventa improvvisamente diritto, senza curve.

Un altro che esprime solidarietà virilmente, senza inginocchiarsi (talvolta rotea rosari, ma non è questo il caso) è Matteo Salvini, teletrasportatosi a Santa Maria di Capua Vetere ad esprimere solidarietà per la mattanza punitiva da parte delle guardie carcerarie contro i detenuti del carcere campano. Solidarietà verso le forze dell’ordine, affinché non passi il messaggio che tutti gli uomini in divisa siano dei criminali. Interpretando la vera preoccupazione di tutti noi che abbiamo guardato quei video. Che tra poco è il ventennale di Genova e sarebbe il caso di esprimere solidarietà anche nei confronti delle forze dell’ordine intervenute alla scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto. Rigorosamente senza numero identificativo, il che è un peccato considerata la carriera che han fatto diversi dei responsabili di quei massacri. Persone responsabili della nostra sicurezza.

“Il grado di civiltà di un Paese si misura osservando la condizione delle sue carceri”, diceva Voltaire. Certamente, e forse lo si misura anche contando il numero di morti per sopraffazione, per abuso di potere, per accidia. Per odio. Annegati.

Il 15 luglio il Parlamento Italiano finanzierà nuovi accordi di cooperazione in Libia: 721 persone sono affogate nel Mediterraneo nel 2021 (più del triplo del 2020) e 5 navi sono ferme nei porti siciliani per inadempienze. Fermi amministrativi, si dice. Un’inadempienza di cui potrebbe preoccuparsi la Guardia Costiera italiana consiste nel fatto che come Unione Europea e Italia stiamo a guardare persone che muoiono mentre noi amministriamo.

Apprendiamo nelle parole di aprile del nostro stimato Presidente del Consiglio che il Mediterraneo è un fronte verso il quale esprimere solidarietà, ma anche soddisfazione: «Noi esprimiamo soddisfazione per quello che la Libia fa, per i salvataggi, e nello stesso tempo aiutiamo e assistiamo la Libia». Ecco, non perdiamo l’occasione di inginocchiarci anche davanti ai torturatori libici, baciamo loro le mani.

Io cercherò il perdono da te
E bacerò le tue mani, amor

Immagine di copertina| Marta Soszynska