Un sedicenne, un educatore e la loro relazione in remoto, attraverso la creatività e la comune passione per il cinema. È il soggetto del nuovo fumetto che sta prendendo forma nei giorni della solitudine della quarantena nella testa e nella matita di Richard.

“Lui ci mette l’estro artistico mentre io do una mano dal punto di vista contenutistico”, dice Salvatore, educatore di Arché a Roma, che spiega: “Abbiamo visto tre lungometraggi della Cineteca di Milano, li abbiamo commentati insieme. E lui ha cominciato a prendere in mano la matita. Ha tratteggiato le forme di un ragazzo e di un educatore: siamo io e lui in questo periodo di forzata distanza. Ne uscirà un ritratto fuori dal comune di questi giorni”.

La quarantena: “una catastrofe relazionale”

Privata della relazione fisica dal Coronavirus, l’attività degli educatori e delle educatrici di tutta Italia ha dovuto trasformarsi o, a dirla tutta, reinventarsi radicalmente. Provando strade nuove, imboccando sentieri a senso cieco, tornando indietro e ritentando ancora: l’obiettivo? Ridare un senso e una direzione alla vita dei ragazzi e delle ragazze seguite, anche in questa fase.

“Già per me è un dramma rimanere bloccato in casa”, spiega ancora Salvatore, “mi immagino cosa possa significare per quei ragazzini che, di solito, vivono fuori gran parte della propria quotidianità. Per loro la chiusura delle scuole è stata una vera e propria catastrofe relazionale: in un colpo solo hanno perso gli amici e le ore passate tra le aule, la loro unica vera alternativa alla povertà relazionale che di fatto, spesso, caratterizza le loro vite”. Coi genitori costretti a uscire presti per continuare a lavorare anche in questi giorni e privi intorno di una qualunque rete parentale, la chiusura delle scuole si è trasformata immediatamente in una vera e propria “overdose ludica: a loro era rimasto un unico e vero amico. Si chiamava PlayStation”.

Fumetti e lettere: le alternative dagli educatori di Arché

Ecco, Salvatore e gli altri educatori di Arché nel loro lavoro da remoto hanno provato a offrire loro un’alternativa: con fantasia, dedizione e impegno. Richard ha dato sfogo alla sua creatività, inventandosi un fumetto a due ambientato nei giorni della quarantena, mentre Patrizio e Abdel sono diventati amici. Di penna, però.

“Li ho convinti a scrivere una lettera a un amico immaginario per raccontare questi giorni strani. E poi, a vicenda, gliele ho fatte leggere”, spiega Salvatore che aggiunge: “Ora abbiamo creato un vero e proprio rapporto epistolare che finirà, probabilmente, con una chiamata Skype a tre, me e loro due o, in tempi migliori, con un incontro dal vivo”.

Via digitale o via lettera, sono queste relazioni ad essere veri e propri antidoti alla solitudine a cui si è costretti in questi giorni.

Alfio Di Mambro: “una risposta sbalorditiva”

“Sia a Roma che a Milano la risposta di educatori, utenti, famiglie e istituzioni è stata davvero sbalorditiva”, commenta Alfio Di Mambro, responsabile nazionale dell’Area Prossimità. “Non ci aspettavamo una tale disponibilità e coinvolgimento degli enti pubblici, che hanno accettato le nostre proposte, ricevendo ringraziamenti dai ragazzi e dai genitori, grazie alla creatività e all’inventiva messe in campo dai nostri operatori. La videochiamata dell’educatore è diventata per tutti loro un appuntamento immancabile, dai risvolti educativi inaspettati”.