donne oltre mura

Donne oltre le mura

Il progetto si rivolge a donne e persone particolarmente vulnerabili sottoposte a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria ristrette negli Istituti Penitenziari di Bollate, San Vittore e Como ed in carico all’Uepe di Milano.

donne oltre mura

Donne oltre le mura

Per aiutare le famiglie messe in difficoltà, nel percorso educativo dei figli, dal distanziamento sociale attuato per la pandemia Covid-19.

Dalla concertazione e dai dati emerge una realtà spesso differenziata tra le persone ristrette che necessita, quindi, una presa in carico personalizzata e un attento esame dei bisogni della persona. Le attività proposte vogliono fornire un ventaglio di risposte volte ad affrontare le problematiche frequentemente riscontrate con questo target.

Dal supporto psicologico nelle relazioni con i figli, alla elaborazione di esperienze di violenza pregressa, dai laboratori socializzanti e propedeutici all’inserimento lavorativo, attività di formazione interna al carcere, inserimenti lavorativi attraverso le borse lavoro ed assunzioni, l’accoglienza in appartamento.

Nella consapevolezza che il carcere non è una realtà a sé stante ma appartenente al territorio, il progetto propone interventi di sensibilizzazione e coinvolgimento sia della comunità che dei servizi territoriali, ma anche di ogni occasione che offra spazio ad un effettivo processo di integrazione sociale delle persone provenienti dal carcere, attraverso momenti di conoscenza e coinvolgimento, certi che solo la condivisione e la conoscenza possono abbattere pregiudizi e stereotipi.

Nello specifico con il progetto DOM 3 – Donne oltre le mura ci occuperemo di:

  1. Interventi di supporto alla genitorialità. Presa in carico della madre e del nucleo attraverso incontri di conoscenza (anche presso la sede di Fondazione Arché) e connessione con i servizi territoriali e socio-sanitari, in collaborazione con ATS e ASST, per una individuazione comune di obiettivi di lavoro ed interventi; percorsi di supporto genitoriale e psicologico, individuale e di piccolo gruppo.
  2. Interventi per il recupero delle relazioni famigliari. Attività di presa in carico multidisciplinare delle famiglie più problematiche con colloqui di valutazione su segnalazione dell’Istituto ed incrociando le segnalazioni, provenienti dai servizi territoriali, delle famiglie più problematiche. Colloqui di valutazione e progetto di presa in carico personalizzata in condivisione con i Servizi territoriali e percorsi educativi a domicilio del minore.

In eventuale continuità con gli interventi di sostegno alla genitorialità potranno continuare sul progetto “Incubatori di Comunità- Uscita di Sicurezza”, di cui noi siamo partner.

  1. Laboratori interni al carcere per il sostegno alla genitorialità. Che consentiranno di individuare situazioni specifiche alle quali proporre percorsi di supporto alla genitorialità mirati ed individuali.

Le azioni sono state e verranno rimodulate sulla base dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

Data di inizio: 30/06/2021

Data di fine: 30/06/2022

Beneficiari: Donne e persone particolarmente vulnerabili sottoposte a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria ristrette negli Istituti Penitenziari di Bollate, San Vittore e Como ed in carico all’Uepe di Milano.

Impatto sociale

Attraverso le azioni portate avanti dalla partnership si conta di prendere in carico circa 120 persone, di cui 80 all’interno degli Istituti Penitenziari e 40 per interventi fuori dal carcere. Si prevede di accogliere 10 persone in accoglienza abitativa temporanea in misura alternativa alla detenzione.

Capofila: Il gabbiano

Partner: Bee 4 Altre Menti Soc. Coop. Soc.; Galdus Società Cooperativa; Fondazione Eris; Formattart Associazione di Promozione Sociale; ABCittà; A.L.A.; Associazione Casa delle Donne Maltrattate (Cadmi); Consorzio Vialedeimille Coop. Sociale; Comune di Milano.

Sostenitori: POR 2014-2020 opportunità ed inclusione, Azione 9.2.2 e Azione 9.5.9. del POR FSE 2014-2020.

Luogo: Milano, Istituto Penitenziario di San Vittore e Bollate e Como.

Contesto

Le donne sono una componente marginale di una popolazione penitenziaria prevalentemente maschile, in funzione della quale gli istituti di pena sono stati pensati, costruiti, disciplinati. In Italia sono poco più del 4%.

È evidente come la detenzione femminile sia da considerarsi una doppia pena per la donna: i meccanismi, tipici del carcere, di infantilizzazione e di soffocamento della individualità riguardano tutte e tutti, ma hanno con la storia delle donne un aggancio fortissimo. La deprivazione di sé causa maggiore sofferenza alle donne che nella vita libera hanno la responsabilità del quotidiano proprio e altrui.

Il Progetto cerca di fornire innanzitutto occasioni di crescita, di consapevolezza e di valorizzazione delle proprie risorse per poter affrontare con responsabilità i processi di cambiamento.

Dai dati raccolti nel 2020 si registra che le donne detenute a S. Vittore al 23/02/2021 sono 72, di cui, 25 italiane, 47 straniere e 23 tossicodipendenti. Nel 2020 gli ingressi in carcere sono stati 238, le persone in uscita 242.

Nella sezione femminile di S. Vittore permane un piccolo gruppo di donne definitive con lunghe pene, oltre ad un gruppo più numeroso (7-8 persone) con fine pena intorno ai due/tre anni. Le altre persone hanno una permanenza media di tre mesi, 70% straniere con nessuno o pochi riferimenti nel territorio.

Attualmente la sezione femminile del carcere di Bollate ospita 107 donne, di cui 69 straniere, 37 italiane e 22 con problemi di tossicodipendenza. L’età media è intorno ai 38 anni. Il fine pena medio è intorno ai 7 anni (a Bollate sono recluse 3 donne condannate all’ergastolo e 4 con condanne superiori ai 20 anni). Nel 2020 vi sono stati circa 25 nuovi ingressi ed altrettante dimissioni.

Evidentemente la diversa composizione della popolazione detenuta richiede risposte differenziate tra i vari istituti coinvolti.

Contatti: Federica Barile, 📧 barile@arche.it

 

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Dalla concertazione e dai dati emerge una realtà spesso differenziata tra le persone ristrette che necessita, quindi, una presa in carico personalizzata e un attento esame dei bisogni della persona. Le attività proposte vogliono fornire un ventaglio di risposte volte ad affrontare le problematiche frequentemente riscontrate con questo target.

Dal supporto psicologico nelle relazioni con i figli, alla elaborazione di esperienze di violenza pregressa, dai laboratori socializzanti e propedeutici all’inserimento lavorativo, attività di formazione interna al carcere, inserimenti lavorativi attraverso le borse lavoro ed assunzioni, l’accoglienza in appartamento.

Nella consapevolezza che il carcere non è una realtà a sé stante ma appartenente al territorio, il progetto propone interventi di sensibilizzazione e coinvolgimento sia della comunità che dei servizi territoriali, ma anche di ogni occasione che offra spazio ad un effettivo processo di integrazione sociale delle persone provenienti dal carcere, attraverso momenti di conoscenza e coinvolgimento, certi che solo la condivisione e la conoscenza possono abbattere pregiudizi e stereotipi.

Nello specifico con il progetto DOM 3 – Donne oltre le mura ci occuperemo di:

  1. Interventi di supporto alla genitorialità. Presa in carico della madre e del nucleo attraverso incontri di conoscenza (anche presso la sede di Fondazione Arché) e connessione con i servizi territoriali e socio-sanitari, in collaborazione con ATS e ASST, per una individuazione comune di obiettivi di lavoro ed interventi; percorsi di supporto genitoriale e psicologico, individuale e di piccolo gruppo.
  2. Interventi per il recupero delle relazioni famigliari. Attività di presa in carico multidisciplinare delle famiglie più problematiche con colloqui di valutazione su segnalazione dell’Istituto ed incrociando le segnalazioni, provenienti dai servizi territoriali, delle famiglie più problematiche. Colloqui di valutazione e progetto di presa in carico personalizzata in condivisione con i Servizi territoriali e percorsi educativi a domicilio del minore.

In eventuale continuità con gli interventi di sostegno alla genitorialità potranno continuare sul progetto “Incubatori di Comunità- Uscita di Sicurezza”, di cui noi siamo partner.

  1. Laboratori interni al carcere per il sostegno alla genitorialità. Che consentiranno di individuare situazioni specifiche alle quali proporre percorsi di supporto alla genitorialità mirati ed individuali.

Le azioni sono state e verranno rimodulate sulla base dell’emergenza sanitaria da Covid-19.

Data di inizio: 30/06/2021

Data di fine: 30/06/2022

Beneficiari: Donne e persone particolarmente vulnerabili sottoposte a provvedimenti dell’Autorità giudiziaria ristrette negli Istituti Penitenziari di Bollate, San Vittore e Como ed in carico all’Uepe di Milano.

Impatto sociale

Attraverso le azioni portate avanti dalla partnership si conta di prendere in carico circa 120 persone, di cui 80 all’interno degli Istituti Penitenziari e 40 per interventi fuori dal carcere. Si prevede di accogliere 10 persone in accoglienza abitativa temporanea in misura alternativa alla detenzione.

Capofila: Il gabbiano

Partner: Bee 4 Altre Menti Soc. Coop. Soc.; Galdus Società Cooperativa; Fondazione Eris; Formattart Associazione di Promozione Sociale; ABCittà; A.L.A.; Associazione Casa delle Donne Maltrattate (Cadmi); Consorzio Vialedeimille Coop. Sociale; Comune di Milano.

Sostenitori: POR 2014-2020 opportunità ed inclusione, Azione 9.2.2 e Azione 9.5.9. del POR FSE 2014-2020.

Luogo: Milano, Istituto Penitenziario di San Vittore e Bollate e Como.

Contesto

Le donne sono una componente marginale di una popolazione penitenziaria prevalentemente maschile, in funzione della quale gli istituti di pena sono stati pensati, costruiti, disciplinati. In Italia sono poco più del 4%.

È evidente come la detenzione femminile sia da considerarsi una doppia pena per la donna: i meccanismi, tipici del carcere, di infantilizzazione e di soffocamento della individualità riguardano tutte e tutti, ma hanno con la storia delle donne un aggancio fortissimo. La deprivazione di sé causa maggiore sofferenza alle donne che nella vita libera hanno la responsabilità del quotidiano proprio e altrui.

Il Progetto cerca di fornire innanzitutto occasioni di crescita, di consapevolezza e di valorizzazione delle proprie risorse per poter affrontare con responsabilità i processi di cambiamento.

Dai dati raccolti nel 2020 si registra che le donne detenute a S. Vittore al 23/02/2021 sono 72, di cui, 25 italiane, 47 straniere e 23 tossicodipendenti. Nel 2020 gli ingressi in carcere sono stati 238, le persone in uscita 242.

Nella sezione femminile di S. Vittore permane un piccolo gruppo di donne definitive con lunghe pene, oltre ad un gruppo più numeroso (7-8 persone) con fine pena intorno ai due/tre anni. Le altre persone hanno una permanenza media di tre mesi, 70% straniere con nessuno o pochi riferimenti nel territorio.

Attualmente la sezione femminile del carcere di Bollate ospita 107 donne, di cui 69 straniere, 37 italiane e 22 con problemi di tossicodipendenza. L’età media è intorno ai 38 anni. Il fine pena medio è intorno ai 7 anni (a Bollate sono recluse 3 donne condannate all’ergastolo e 4 con condanne superiori ai 20 anni). Nel 2020 vi sono stati circa 25 nuovi ingressi ed altrettante dimissioni.

Evidentemente la diversa composizione della popolazione detenuta richiede risposte differenziate tra i vari istituti coinvolti.

Contatti: Federica Barile, 📧 barile@arche.it

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