Vi piace la semplicità del messaggio che trasmette Arché, e anche la sua positività. Vi piace che esprima calore e che sia subito riconoscibile, coi suoi disegni colorati che riguardano Mirtilla, con la sua grafica sobria ma mai scontata, che sa trasmettere significati profondi senza scivolare nella banalità.

Però preferireste che si chiarisse di più, e più spesso, il senso della parola “Arché”, e magari che si desse più voce alle tante persone che ci ruotano intorno.

Noi, intanto, vi ringraziamo per aver partecipato ai Tavoli Archeologici che si sono svolti all’Arché Live del 10 ottobre scorso: qui vi diamo conto di cosa è emerso dal tavolo sulla Comunicazione, tenuto da me e Paolo, durante il quale abbiamo provato a svelarvi il dietro le quinte del lavoro che facciamo ogni giorno.

Intorno ad un tavolo, appunto, ci siamo guardati e ci siamo conosciuti, e poi ci siamo fatti delle domande (riportiamo qui solo alcuni stralci delle risposte che avete scritto nel mini questionario), la prima delle quali è stata: che cosa ti piace della comunicazione di Arché?

Ci avete risposto che apprezzate la delicatezza di non usare i volti delle mamme e dei bambini: “È una cosa controcorrente, ci leggo rispetto per la dignità della persona che non viene messa in vetrina”. Altri hanno scritto che gradiscono la semplicità, il calore e la ricerca; i disegni e i colori rimandano subito al tema dell’essere bambino, e questo rende Arché riconoscibile, e nonostante siano semplici e immediati, trasmettono significati profondi e complessi.

E poi, vi piace quando raccontiamo le storie delle nostre mamme e dei bambini, perché questo vi riporta vicino alla realtà delle cose, e al senso del lavoro della Fondazione.

Per noi era molto prezioso sapere ciò che avreste cambiato della comunicazione. E non vi siete tirati indietro:  avete condiviso come comunicare qualcosa che riguarda un disagio tra mamma e bambino non è facile, e a volte si arriva meno diretti al punto, perché un punto preciso non c’è. E allora ci invitate a concentrarci ancora di più sulla Casa Accoglienza.

Alcuni di voi ci hanno chiesto di far emergere maggiormente il significato della parola Arché, la sua etimologia, perché non tutti la conoscono, e ancora: “Fate emergere il concetto di attualità, la sua apertura, la sua pluralità”.

Vi abbiamo chiesto se avevate dei consigli: sì, ne ave(va)te. E cioè: continuare a raccontare le storie positive, di riscatto, con poche parole e tanti esempi di vita, fate parlare di più padre Giuseppe, “motore della storia passata, presente e futura di Arché”, ma anche intensificate l’attività sui social, stringete alleanze su temi e settori specifici con altre associazioni, e soprattutto ci avete detto: “Se vuoi veramente una cosa, insisti, mettici tutta la tua volontà, il tuo lavoro, i tuoi sacrifici e arriverai a raggiungere il tuo sogno. Questo mi ha insegnato Arché. Continuate così!”.

Infine, vi abbiamo chiesto di pensare ad un motto per Arché.

Ecco alcune delle vostre proposte:

  • Arché, una famiglia di risposte concrete
  • IncontriAMOci, ci sono anch’io.
  • Anche oggi Arché
  • #provaci con noi
  • Un futuro migliore parte anche da noi
  • Arché è unica!
  • Arché è vita!

Stiamo tenendo in grande considerazione i vostri suggerimenti, seguiteci sul sito e su Facebook e ve ne accorgerete!

Quello del tavolo archélogico è stato un momento eccezionale di incontro e confronto, della cui adesione vi ringraziamo nuovamente, ma lo scriverci a info@arche.it rientra invece nella norma, nel momento in cui desideraste condividere riflessioni relative alla comunicazione di Arché.

Stefania Culurgioni