Un'educatrice di Arché a Casa Adriana

Un’educatrice di Casa Adriana

Nelle comunità educative mamma bambino questo periodo non è facile, soprattutto per gli educatori. Il lavoro di Arché, e delle altre comunità materno infantili, si fonda sulla relazione e sul contatto: i giorni di preoccupazione che stiamo vivendo propongono nuove sfide educative, che si aggiungono alle consuete.

Mantenere la giusta distanza può sembrare un paradosso ad un educatore e, a volte, è un ostacolo alla possibilità di fare il proprio lavoro: è proprio nel momento in cui ci si sente limitati nella libertà di entrare in contatto che se ne coglie l’alta potenzialità.

Questa distanza forzata accresce il bisogno di vicinanza delle persone che affianchiamo ed è importante tenerlo a mente. La solitudine, l’isolamento, la distanza possono fare soffrire e sollecitare a tanti livelli, dobbiamo quindi evitare di trasformare questa premura in distacco o in solitudine, avendo l’attenzione di trasmettere la propria presenza nel rispetto dei limiti in vigore e della tutela propria e altrui.

Una carezza, una pacca sulla spalla, sedersi a fianco di un’altra persone: gesti quotidiani con infinite sfumature e forme cui dobbiamo rinunciare per un po’ di tempo.

Ci scopriamo vulnerabili, tutti sullo stesso piano, tutti uguali di fronte agli imprevisti e a ciò che non si conosce. Il proporre, rispettare, violare i limiti, il non poter avere totale controllo su quello che accade, il non prevedibile, sono temi familiari al lavoro con le mamme e i bambini in comunità.

Riconoscersi vulnerabili non è mai facile, ma aiuta a cogliersi per quelli che si è e a cogliere l’altro per quello che è al di là delle contingenze, e, in ultima istanza, è il sentirsi tutti parte di una stessa comunità, tutti sulla stessa barca nel cercare un modo per stare in piedi e per andare oltre.

Accogliere il proprio sentirsi vulnerabili può aiutarci a entrare ancora una volta in contatto con il nostro essere umani, quanto le persone che amiamo e quelle che non conosciamo, quanto i nostri colleghi e le mamme e i bambini con cui condividiamo la quotidianità, cogliendo in prima persona la fatica e la preoccupazione che comporta il trovare costantemente un modo per tutelare se stessi, continuando, allo stesso tempo, a prendersi cura dell’altro.

Elena Giovanardi, psicoterapeuta supervisore delle équipe educative delle comunità