A un anno dall’inaugurazione, la Corte di Quarto sta diventando qualcosa di unico. Come da progetto, nello stesso edificio, infatti, convivono nuclei in difficoltà ma anche giovani coppie desiderose di vivere in modo autentico un’esperienza comunitaria e interculturale.  Sperimentando qualcosa di diverso e quasi sconosciuto nella realtà milanese. E dai risvolti anche inaspettati come ci raccontano la venticinquenne fisioterapista Carolina e il compagno Francesco, ventisette anni, dottorando e assegnista di ricerca presso il Politecnico di Milano.

  1. Cosa vi ha spinti a entrare nella Corte di Quarto?

Francesco: Il primo contatto l’ho avuto con Chiara Clemente [responsabile dell’Area Cittadinanza di Arché Ndr] durante il percorso Migranti e Società di Arché, Caritas Ambrosiana, Azione Cattolica e Fondazione Ambrosianeum. Durante uno degli incontri, lei aveva accennato al nascente progetto della Corte di Quarto e dopo qualche tempo l’avevamo contattata per sapere se ci fosse ancora la disponibilità di poterci vivere come giovane coppia. È seguito quindi un primo incontro con p. Giuseppe Bettoni: ci abbiamo riflettuto e abbiamo maturato l’idea di fare questo passo, vivendo il bello di questa esperienza fin dagli inizi.

  1. Da quanto siete qua? Come vi sentite?

F: Siamo qui da qualche mese, precisamente da inizio ottobre. 

Carolina: Ci è piaciuta, fin da subito, l’idea di vivere una vita di coppia non chiusa in sé stessa. Un’esperienza ancora più significativa qui in una città individualista come Milano. Siamo venuti qui con l’idea di dare un supporto, ma presto ci siamo resi conto che era più l’aiuto che ricevevamo dagli altri di quello che potevamo dare. All’inizio abbiamo impiegato un po’ di tempo a carburare ma quest’esperienza mi ha stupito in positivo: l’idea di andare là e dare una mano alla fine si è trasformata in uno scambio reciproco, di dare e ricevere una mano, con gli altri abitanti della Corte di Quarto.

  1. Ma Carolina e Francesco, chi sono?

F: Ho fatto attività in oratorio e tanti anni agli scout. Ma la vera esperienza di svolta è stato il periodo trascorso come volontario a Casa Magica. È in questa associazione contro la dispersione scolastica che ci siamo conosciuti  e che abbiamo conosciuto uno stile, riproposto anche qui: il bisogno diventa un pretesto per creare un ambiente di vita diverso e positivo per piccoli e grandi. Lì era l’aiuto compiti, qui il bisogno abitativo. 

C:  Come lui, anch’io sono passata da oratorio e scout per poi approdare a Casa Magica. Da lì è stato un percorso comune fino a oggi, alla Corte di Quarto. 

  1. E com’è la vita qui? Esaurito l’effetto novità, vi piace ancora?

F: Sì certo. Rispetto a un percorso più ordinario, qui hai sempre l’opportunità di incontrare qualcuno, senza tante formalità ma con un desiderio vivo di condividere le proprie esperienze di vita. Succede alla mattina, ma anche alla sera o nel weekend o quando preferisci. In pratica, non ci si può mai sentire soli: si respira sempre atmosfera di casa.

C: Anche nelle banalità, come possono essere i pasti, si condivide tanto. Ad esempio i nostri vicini senegalesi, secondo la loro tradizione, trasformano ogni pasto in un evento comunitario. E si riesce a stare insieme, anche in un periodo delicato come questo. 

  1. La vita comunitaria com’è scandita?

C: Solitamente, sempre insieme, si festeggiano i compleanni dei bambini della Corte. E poi c’è sempre anche una sera in settimana in cui, volontariamente, si può scegliere di passare una serata insieme a guardare un film, ad esempio!

F: I compleanni sono davvero speciali. Ogni volta che uno dei piccoli compie gli anni, infatti, la mamma prepara tutto l’occorrente nei giorni precedenti: è inevitabile, quasi, che ogni festa diventi anche una cena insieme. Io ero abituato solo a patatine, pop corn, qualche bibita, ma niente di più. Nei compleanni ogni inquilino della Corte vuole portare qualcosa della propria cultura di appartenenza: se uno è abituato a fare festa grande per un compleanno, anche qui diventa così.

  1. L’intercultura è una realtà quotidiana qui. Come la state vivendo? Quali sono le opportunità e quali i limiti?

F: Grazie all’abitudine a condividere, la Corte di Quarto ti dà modo di conoscere le persone e le loro abitudini da vicino. Col dialogo, si superano quelle che a prima vista erano incomprensioni. Ad esempio, nei primi tempi facevamo fatica a comprendere, invece, la gestione dei figli: a volte sembrava come se i genitori se ne disinteressassero, invece, conoscendo meglio la madre, l’abbiamo scoperta molto apprensiva e attenta.  È semplicemente un approccio diverso nella gestione dei figli, che qui alla Corte di Quarto può manifestarsi più facilmente perché il bambino o la bambina non è mai solo e tutti gli adulti si sentono responsabili.

  1. Un potenziale lato negativo di vivere qua può essere la distanza e le difficoltà di collegamento con Milano? Voi come la state vivendo?

C: Indubbiamente avere una macchina aiuta. All’inizio la questione delle distanze mi spaventava ma alla fine è risolvibile.

F: È vero. Aggiungi pure che il nostro giro amicale e famigliare è tutto nelle vicinanze. E quindi non ci pesa davvero tanto: anche tanti nostri amici hanno scelto di uscire e allontanarsi dal centro.

  1. Cosa consigliereste a una coppia come voi? Suggerireste di fare questa esperienza?

C: Già fatto. Le ho detto che sarebbe stata un’esperienza comunitaria unica, che dà la possibilità di condividere esperienze o anche i propri percorsi di vita. Dando modo di fare il punto anche sulla propria.  

F: Noi l’abbiamo vista nell’ottica di voler creare una famiglia, non intesa come un “sistemarsi”, ma come un modo per mettere insieme le forze per far qualcosa di più. Con il supporto anche di altri a cui poter fare sempre far riferimento.