“Dalla comunità riparativa alla comunità rigenerativa” è il titolo del primo convegno organizzato dal Centro Studi di Arché. Puoi spiegarci cosa si intende con questa frase? Cosa potranno ascoltare i partecipanti al convegno del 10 dicembre a Palazzo Reale?

L’idea della ricerca nasce dalla necessità di immaginare nuovi orizzonti di senso e nuove metodologie possibili, nell’ambito dell’accoglienza dei nuclei mamma-bambino. Considerare le comunità come luoghi generativi e non riparativi, significa attuare un cambio di prospettiva, una vera e propria rivoluzione. Uno spazio generativo non si focalizza sulle fragilità e sulle inadeguatezze per cercare, appunto, di ripararle, ma diventa forza propulsiva per la mamma accolta e per il contesto in genere. Nel rispetto di ogni singola storia, diventa trasformativa.

Il convegno è il punto di arrivo di un lavoro di ricerca lungo mesi. Ce ne parli un po’? Chi sono stati gli attori coinvolti? Come avete proceduto?

La ricerca è stata promossa dal Centro Studi di Fondazione Arché, ed è stata realizzata in partnership con l’Università Cattolica di Milano. Lo studio ha un carattere qualitativo ed ha coinvolto diverse strutture sull’intero territorio nazionale. Hanno collaborato comunità di accoglienza che operano al nord, al centro e al sud Italia, in particolare in Lombardia, Lazio e Sicilia. Durante la raccolta dei dati sono stati realizzate interviste ai responsabili e ai coordinatori di struttura e sono stati organizzati dei focus group con gli educatori e le educatrici, oltre a delle interviste alle mamme accolte.

Alfio Di Mambro

L’orizzonte di analisi è stato solo italiano o anche europeo?

La ricerca vera e propria pone il proprio focus sul contesto italiano, non solo nell’ambito del Terzo Settore ma anche istituzionale in genere. Sono poi stati coinvolti anche due paesi europei, nello specifico Francia e Danimarca, per realizzare uno studio comparativo con realtà non italiane.

Senza anticipare troppo, ci accenni agli esiti di questo lavoro?

Gli esiti di una ricerca di tipo qualitativo sono ovviamente descrittivi e suggestivi. Abbiamo individuato delle criticità importanti, soprattutto a livello istituzionale. Basti pensare che nelle linee guida ministeriali sulle comunità di accoglienza lo spazio dedicato alle strutture madre bambino è praticamente insignificante.

Dal punto di vista metodologico, abbiamo ripercorso le varie tappe dell’accoglienza, dall’ingresso alla semiautonomia, all’autonomia vera e propria. Anche in questo caso alcune criticità sono emerse rispetto alla eterogeneità di approccio nei vari territori, ma anche semplicemente tra diverse strutture nello stesso territorio. Per quanto riguarda l’impatto globale della ricerca, sarà a breve prodotto e divulgato un report completo.

Quali sono le prossime tappe dopo il convegno sui modelli di comunità?

In effetti, l’idea di Arché è quella di continuare questo studio, che rappresenta un primo passo, anche con una parte di “azione”, cioè con la sperimentazione sul campo di metodologie innovative. Dunque l’idea a breve-medio termine è quella di realizzare un gruppo di lavoro che possa promuovere eventi formativi e tavoli di studio su queste importanti tematiche.

Per partecipare al convegno è necessario iscriversi qui.