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Consigli di lettura per l’estate… Casomai ce ne fosse bisogno

Sdraiati in spiaggia (o al lago) o tornati da una soddisfacente camminata in montagna (o in collina), cosa c’è di più soddisfacente di un buon libro? Magari uno che ci faccia staccare la testa, senza smettere di farla funzionare.

Il problema è che, molto spesso, non si ha mai un’idea chiara di cosa portare in vacanza.

Leggo questo? Leggo quello? Quanti ne porto? E se poi me ne pento? Ah se solo qualcuno mi consigliasse una lettura per l’estate

Eccoci qui, in soccorso di lettori dalle idee poco chiare. 7 libri. 7 titoli per rilassarsi nei prossimi mesi, magari staccando un po’ dalla convivenza coi device tecnologici che ha accompagnato gli ultimi mesi.

Buona lettura e non preoccupatevi, a settembre non v’interroghiamo… Forse.

  1. Bessel Van der Kolk, “Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche.” Raffaello Cortina editore

Ogni anno in Italia circa 100.000 minori sono presi in carico dai servizi sociali per maltrattamento e abuso sessuale, con un costo annuale sul bilancio dello Stato di circa 13 miliardi di euro. Sono 6.743.000 le donne fra i 16 e i 70 anni (31,9%) ad aver subito nella propria vita una violenza, di tipo fisico, sessuale, psicologico o di stalking. Van der Kolk sulla base di trent’anni di esperienza e pratica clinica, evidenzia che il terrore e l’isolamento rimodellano radicalmente sia il corpo sia il cervello. Integrando i recenti progressi delle neuroscienze e degli studi sull’attaccamento, l’autore indica nuovi percorsi di ricerca, contrastando il senso di impotenza e facendo sì che adulti e bambini possano recuperare la padronanza del proprio corpo e della propria vita.

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2. Maria Luisa Cattaneo, Sabina dal Verme, “Donne e madri nella migrazione.” Edizioni Unicopli

Il libro ha lo scopo di far conoscere la clinica transculturale, come sviluppo dell’etnopsichiatria, e di proporla non solo nella cura della psicopatologia dei pazienti migranti, ma anche come strumento di prevenzione della sofferenza psichica sia nella prima che nella seconda generazione di migranti. Le ricerche svolte da M.R. Moro in Francia infatti hanno evidenziato come la vulnerabilità specifica dei figli di queste famiglie derivi dalla sofferenza che la madre e il padre vivono a causa della migrazione. Le autrici introducono l’ipotesi che alla base di questa sofferenza per molte donne vi sia un intreccio tra le difficoltà legate al cambiamento di cultura e quelle legate alla dimensione di genere.

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3. Natale Losi, “Critica del trauma”, Quodlibet Studio

Il pensiero del “trauma” nasce nella mente del soccorritore ancor prima che in quella di chi viene soccorso. Tanto più se si ha a che fare con rifugiati o con persone migranti. È essenziale, invece, non adottare schemi tipici della società occidentale in maniera generalizzata per descrivere e affrontare il “trauma”, parola che oggi viene usata e abusata per designare qualunque tipo di esperienza anomala, valida in ogni contesto.

Attraverso la “memoria sociale”, i traumi dovrebbero essere letti come eventi ai quali individui e collettività possono rispondere, elaborando così personali narrazioni terapeutiche. Offrire supporto alle popolazioni che vivono in sofferenza e ascoltarne le voci, è la sfida per le persone e le organizzazioni impegnate con i rifugiati e altre vittime di violenza, così che possano nascere percorsi di cura come quelli descritti dall’autore.

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4. Keti Lelo, Salvatore Monni, Federico Tomassi, “Le mappe della disuguaglianza.” Donzelli editore

«Le città metropolitane escono dalla crisi più profonda che il nostro paese abbia mai conosciuto con una larga classe di esclusi, presenti non solo nelle periferie: le disuguaglianze si sono aggravate, coinvolgendo anche quello che un tempo era il ceto medio». Gli autori, mossi da un grande rigore scientifico e da una forte passione civile, ci restituiscono la complessità sociale e spaziale della capitale, mostrandone le tante sfaccettature e le disuguaglianze che la attraversano. Accanto a Roma e a confronto con Roma, altre grandi realtà: Milano, Napoli e Torino. Di queste quattro città metropolitane si passano al setaccio i quartieri e i comuni dell’hinterland su temi che interessano da vicino i cittadini: dai trasporti alla scuola, dal turismo all’ambiente, dalla sanità alla presenza di stranieri, e sui quali quotidianamente grava il peso delle disuguaglianze socio-economiche.

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5. Luigi Ciotti, “L’amore non basta.” Scrittori Giunti

Sorta di autobiografia collettiva, “L’amore non basta racconta un’esistenza fuori dal comune. Don Luigi Ciotti è infatti un sacerdote che non si limita alla cura delle anime ma si batte per una maggiore giustizia sociale, per una società dove tutti, a partire dai più fragili, siano riconosciuti nella loro libertà e dignità di persone. Un sacerdote che vive il Vangelo senza dimenticare la Costituzione, le responsabilità e i doveri dell’essere cittadini. Una fede vissuta nello sforzo di saldare strada e dottrina, Terra e Cielo, dunque immersa nella storia degli esclusi e dei dimenticati: il povero e il tossicomane, il detenuto e il minore, la prostituta e il malato, l’immigrato e la vittima di mafia. Una fede come ricerca e non come rifugio.
Attraverso il lavoro del Gruppo Abele in soccorso degli ultimi e l’esperienza di Libera contro le mafie, racconta in controluce le vicende cruciali della recente storia del nostro Paese, ponendo al centro quei problemi che la classe politica non ha mai affrontato alla radice, a cominciare dalla mafia e dalla droga, a causa della corruzione, abusi di potere e calcolate negligenze. Complici l’indifferenza e l’inerzia di una massa acritica e consumatrice, piegata agli idoli del mercato.

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6. Vincenzo Passerini, Giorgio Romagnoni, “La solitudine di Omran. Profughi e migranti, cronache di una rivoluzione.Il Margine

L’immagine di Omran Daqneesh è, molto probabilmente, l’emblema della sofferenza delle vittime. Un bimbo di cinque anni, salvatosi da un bombardamento ad Aleppo e seduto in un’ambulanza, il volto coperto di sangue e polvere, lo sguardo perso e immobile. È la solitudine del più indifeso degli esseri umani, il bambino, di fronte a qualcosa che può solo subire, che lo colpisce con la forza di un maremoto e che, per forza di cose, non può proprio capire. È un’immagine che ricorda quella del piccolo profugo Aylan, trovato morto su una spiaggia della Turchia e che proprio per questa, terribile, somiglianza suscita emozioni forti che avremmo voluto dimenticare.
Ma se le emozioni svaniscono in fretta, la solitudine resta. Aylan è dimenticato, i profughi mal sopportati, respinti e criminalizzati, perché il nostro mondo, così perverso, è capace di trasformare le vittime in carnefici pur di tenere la propria coscienza pulita o per raschiare il fondo del barile a caccia di voti. Chiamatela, se volete, civiltà.

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7. Luigi Zoja, La morte del prossimo. Einaudi

Il celebre psicoanalista junghiano Luigi Zoja racconta, in questo breve saggio, la nuova veste del cinismo contemporaneo: la scomparsa del senso di comunità e il conseguente prevalere di nuove forme di alienazione. Dopo la morte di Dio, è il turno del prossimo a essere travolto dalla modernità. Perché se un tempo era colui che ci stava vicino, una persona che potevi toccare e con cui potevi dialogare, oggi viviamo in una condizione di distanza istituzionalizzata, di mediazione permanente. Un viaggio nella nuova alienazione della contemporaneità, in bilico tra il dominio della tecnologia e la perdita del senso della comunità.

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