Comunicato stampa

Con Fondazione Arché i giovani di Baranzate e Novate Milanese tornano protagonisti

 

Milano, 4 giugno 2020- Figli che insegnano ai genitori e nonni e che si impegnano per il benessere collettivo. È questa la cifra distintiva della veste rinnovata che il progetto “La città è dei giovani” di Fondazione Arché ha assunto dopo lo stop imposto dall’emergenza sanitaria del coronavirus. Il progetto mira a coinvolgere i giovani tra i 15 e i 25 anni di due comuni dell’hinterland milanese, Baranzate e Novate Milanese, che metteranno a disposizione le loro conoscenze informatiche alle famiglie e alle persone più anziane e la loro creatività per il rinnovamento di un parco nella città di Baranzate.

“Viste le limitazioni da adottare contro il virus, abbiamo messo in campo le nostre migliori energie sia per rispettarle che per raggiungere lo scopo che ci eravamo prefissati: promuovere la cittadinanza attiva e l’inclusione sociale”, dice Chiara Clemente, responsabile dell’Area Cittadinanza di Arché. Nel dettaglio a Baranzate una quindicina di ragazzi trasformeranno un parco in orto sociale a disposizione dell’intera cittadinanza mentre a Novate Milanese verrà avviato un corso di alfabetizzazione digitale tenuto da un altro gruppo di giovani con l’obbiettivo di trasmettere competenze informatiche, in particolare sull’uso consapevole di piattaforme e servizi come Skype, Zoom, Whatsapp o altre.

Dall’orto sociale ai corsi sul digitale, passando per i centri estivi: sono dunque diverse le proposte da Fondazione Arché per coinvolgere i giovani e le famiglie, ma non solo, di Baranzate e Novate Milanese durante un’estate che si annuncia un po’ diversa dal solito.

“Abbiamo pensato che fosse necessario offrire una valida alternativa alle ragazze, ai ragazzi e alle loro famiglie, costretti per lunghi mesi presso il loro domicilio e senza la possibilità di incontrarsi, di scambiarsi idee e proposte”, continua Chiara, convinta che un progetto come “La città è dei giovani” sia l’opzione migliore per divertirsi, socializzare e mettersi al servizio delle persone della propria comunità. Migliorandola.

“La chiusura delle scuole ha messo in luce una diffusa mancanza di competenze informatiche. L’evoluzione del progetto, con corsi e attività animate dai giovani per persone più anziane e con meno familiarità con gli strumenti tecnologici, è quindi una risposta solidale al bisogno di conoscenza emerso nei mesi scorsi”, afferma Elena Giovanardi, psicologa e coordinatrice del progetto. soddisfatta per l’opportunità offerta ai giovani “di tornare di nuovo a essere protagonisti”. Al servizio del benessere di tutti.