Da sinistra verso destra: Anna Scavuzzo, Gerolamo Spreafico, Alfredo Marra, Mauro Magatti, Alfio Di Mambro.

Coprogettazione, valutazione, coinvolgimento di operatori e operatrici: sono solo alcune delle parole chiave emerse durante il primo evento di disseminazione dei risultati della ricerca “Verso un nuovo modello di accoglienza: dalla comunità riparativa alla comunità generativa”, promosso da Fondazione Arché e Università Cattolica. Presso la Sala delle Conferenze di Palazzo Reale a Milano i relatori hanno descritto i primi passi del lavoro congiunto teso a evidenziare le risposte più efficaci da dare alle sfide sempre più complesse del mondo dell’accoglienza dei nuclei mamma-bambino di oggi in sinergia con gli enti pubblici di cui era presente una rappresentante eccellente: la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, che è anche Assessora all’Istruzione con delega all’Università e alla Ricerca, ha aperto la mattinata.

Adottare un approccio multidisciplinare e personalizzato è stata una delle prime proposte avanzate da Gerolamo Spreafico, docente dell’Università Cattolica, che ha descritto anche le peculiarità del lavoro di ricerca a carattere qualitativo con il coinvolgimento di cinque comunità in tutta la Penisola attraverso interviste e focus group a mamme, operatori e operatrici e direttori e direttrici. Solo adottando un simile atteggiamento, secondo il ricercatore, è possibile dare vita a rapporti di fiducia e “solo se si produce fiducia una comunità può diventare davvero generativa”.

La parola è passata quindi a Alfio Di Mambro, responsabile del Centro Studi, che ha invitato i presenti a tornare al senso originario del concetto di comunità: non l’ultima possibilità per persone già in stato di grave disagio ma un luogo che apre la porta a nuove opportunità, accompagnando all’autonomia e favorendo l’empowerment delle donne accolte e la protezione dei loro figli. Inoltre “le comunità possono diventare protagoniste nel sensibilizzare ulteriormente i servizi su un tema come l’intercultura, soprattutto per ciò che attiene il delicato equilibrio tra la funzione di vigilanza sulla protezione dei minori e l’azione di empowerment delle mamme”.

Proprio il rapporto tra pubblico, non profit e privato sociale, nei suoi aspetti legali, è stato al centro dell’intervento del professor Alfredo Marra, docente di Diritto Amministrativo dell’Università degli Studi Milano Bicocca: “Abbiamo pensato che offrire un servizio possa essere come comprare un kg di pane: questa, però, è una situazione da cambiare”.

A chiudere gli interventi è stato il professore Mauro Magatti, direttore del Centre for the Anthropology of Religion and Cultural Change (ARC), che ha offerto un quadro teorico e di senso in cui inserire i primi risultati della ricerca congiunta di Fondazione Arché e dell’Università Cattolica : “C’è una tensione polare: da una parte chi è impegnato sul campo riconosce l’unicità della persona, dall’altra c’è chi ha necessità di adottare criteri della rendicontazione e della standardizzazione. Abbiamo bisogno di entrambi, ma dobbiamo trovare un equilibrio perché la sintesi non c’è”. Il suo intervento si è concluso mettendo in luce il tema dell’amministrazione condivisa: “Bisogna incontrare amministrazioni pronte a fare sperimentazioni: questo è il momento opportuno di trovare compagni di viaggio”.

P. Giuseppe Bettoni, presidente e fondatore di Fondazione Arché.

Temi che sono stati ripresi anche da p. Giuseppe nel suo intervento di chiusura del primo evento di disseminazione dei risultati della ricerca: “Abbiamo bisogno di aiuto per fare sperimentazioni di amministrazione condivisa e coprogettazione: è questo il futuro”. Progettare insieme significa anche lavorare insieme, soprattutto con operatori ed operatrici impegnati nel settore in modo che, attraverso il loro coinvolgimento, l’attività sia davvero generativa. Un aspetto che verrà ulteriormente approfondito nel secondo appuntamento pubblico previsto a metà dell’anno prossimo, insieme al resto della ricerca di Fondazione Arché con ARC.

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