Una sociologa e una psicoterapeuta che si confrontano e che cercano un punto di vsita comune. Chiara Giaccardi, dell’Università Cattolica di Milano, ed Elena Riva, psicoterapeuta dell’adolescenza, sono intervenute all’Arché Live portando, ognuna, il proprio contributo e, soprattutto, la propria esperienza.

Superando, rileva Chiara Giaccardi, «le polarizzazioni sterili tra conservatori e progressisti, tra pro gender e no gender: non esiste un’ideologia gender da nessuna parte, esistono posizioni diverse su questa questione tutte molto parziali e tutte si tengono a vicenda paradossalmente contrapponendosi, rafforzandosi l’un l’altra nel loro reciproco riconoscimento».

Secondo la sociologa, prima di tutto occorre considerare il rapporto tra natura e cultura, tema su cui «c’è moltissima ideologia da parte dei cattolici e non. Ma nell’essere umano non esiste il dato di natura, l’essere umano è un essere simbolico, un essere sociale, quindi la nostra natura è di essere culturali e non possiamo contrapporre queste due dimensioni».

Il secondo tema è quello dell’identità: «Noi non diventiamo chi siamo in astratto, ma in un contesto sociale che ci dà le risorse, gli strumenti, i linguaggi e le parole per diventare chi siamo. Il contesto in cui noi stiamo vivendo è un contesto in cui l’idea di essere umano è un’idea individualista», aggiunge Chiara Giaccardi. Tuttavia, «l’immaginario dell’io sovrano è perverso e la sfida è imparare ad esercitare la nostra libertà in condizioni di non sovranità. La sfida della libertà degli uomini e delle donne è di mettere al mondo qualcosa che non c’era. Noi la chiamiamo generatività sociale».

In questo contesto, il tema della differenza è fondamentale, «perché è la differenza che genera: mettere al mondo qualcosa che non c’è vuol dire immaginare, avere creatività, uscire dal già dato». Per questo, invece che parlare di identità, sarebbe più indicato parlare di «individuazione, cioè diventiamo noi stessi e questo è un processo relazionale».

Infine, per la sociologa occorre riflettere sul maschile e sul femminile, che «sono simboli, e non soltanto perché il loro significato è inesauribile. Bisogna parlare di reciprocità per il fatto che in questa relazione dinamica, che non è mai esauribile, si diventa maschi e femmine e si diventa umani».

Nel racconto della Genesi, Adamo è indifferenziato dal punto di vista sessuale, è semplicemente l’essere umano che diventa “isch”, uomo, quando vede “ischa”, la donna. Adamo, cioè, diventa uomo nel momento in cui vede la donna che Dio ha tratto dalla sua costola mentre lui dormiva. «Il tema del riconoscimento è fondamentale», aggiunge la sociologa, perché «è nella differenza, nella non-fusione, nella non-cancellazione delle differenze in qualche unità, che potrebbe essere quella del neutro, che noi possiamo sviluppare un’umanità che ci aiuti a contrastare tutte le derive della tecnocrazia».

Secondo Giaccardi, in definitiva, «Le relazioni interumane sono sempre asimmetriche perché ci sono maestri e discepoli, genitori e figli, ma anche nelle relazioni tra partner c’è qualcuno che è più forte in qualche cosa o più debole in qualche altra, l’asimmetria caratterizza le relazioni interumane». L’alternativa a uno stile basato sul dominio, allora, è «giocare la libertà relazionale nel senso della nascita e della rinascita: l’asimmetria la gioco come volontà di mettere l’altro nella condizione di prendere in mano la sua vita e portare il suo contributo generativo, anche rigenerando me, che gli ho dato quello che io avevo perché lui potesse diventare libero e capace di realizzare qualcosa».

Esiste, accanto a questo punto di vista più prettamente educativo, quello che contempla l’intreccio tra psicologia e biologia.

Ne ha parlato Elena Riva, specificando: «Leggere nel passato le differenze che hanno portato a ruoli, azioni e comportamenti diversi non significa lasciare che questo diventi una riproduzione automatica; ma è quello che invece abbiamo fatto, considerando la natura in senso assoluto e imponendo uno stereotipo e la valorizzazione delle differenze è diventata differenzialismo».

La prima distinzione da fare è, secondo Riva, quella fra sesso e genere. «Il primo si eredita geneticamente, in modo molto più fluido di quanto pensassimo; il genere si apprende. Dobbiamo riconoscere il potere dei geni, ma non dobbiamo sottometterci ai geni stessi, possiamo e dobbiamo cambiarli e questo è il limite della distinzione troppo chiara tra sesso e genere».

Oggi, purtroppo, l’educazione è «ancora sessista e la pubblicità accentua la differenza, anche se l’immaginario sta cambiando». Forse troppo lentamente, lamenta la psicoterapeuta, che ha illustrato un progetto dell’Università Cattolica sul sessismo on-line e sull’odio on-line tra maschi e femmine adolescenti. È emerso, prima di tutto, il fenomeno della provocazione da parte delle ragazze e del conseguente disprezzo, che arriva alla diffamazione, da parte dei compagni. E poi «l’aggressività verso le donne fragili, con problemi psicologici, con difetti fisici o immigrate» e, allo stesso tempo, «l’accettazione delle ragazze del possesso da parte del fidanzato, con il cosiddetto revenge porn, quindi la vendetta di lui che quando viene lasciato si vendica magari mettendo on-line le foto osé della ragazza. Ragazze che tranquillamente, anche se con una certa tristezza, accettano per fame di affetto di essere proprietà di qualcuno. Il passo da qui al femminicidio è molto breve…».

Oggi, la «sessualizzazione è vista come ricerca di identità da parte dei ragazzi, e il mercato ci guadagna». La soluzione? Chiosa Riva: «Lavorare su una visione dell’altro sesso non competitiva, non conflittuale, basata sul rispetto; e infine, ci dobbiamo interrogare se stiamo dando degli orizzonti comuni a maschi e femmine che forse è il segreto per farli vivere felici insieme: maschi e femmine possono, se vogliono, far cambiare il mondo, ma devono farlo insieme».

Agnese Pellegrini

Dossier “Il potere delle relazioni. Il potere nelle relazioni”