Occuparsi di studi e ricerche sui temi a cui Arché si dedica da sempre, ma anche organizzare la formazione di operatori e operatrici, e più in generale di tutte le persone che girano intorno alla Fondazione. Secondo il suo responsabile Alfio Di Mambro, sono questi i due ambiti di cui si occupa il neonato Centro Studi di Arché che spiega anche come il suo obbiettivo sia diventare “un luogo di scambio di idee e conoscenze tra gli operatori di Arché e verso l’esterno”.

Come è nato? Da dove arriva questa idea?

La necessità per Arché di dotarsi di un Centro Studi nasce dalla rapidità di cambiamento dei fenomeni sociali con cui ci interfacciamo quotidianamente nel nostro lavoro. È proprio nel DNA di Arché agire in modo pioneristico, affrontando situazioni non ancora così ben trattate nella letteratura e con una pubblicistica a riguardo e prive della dovuta attenzione istituzionale. Questa sua attitudine di abitare territori e ambiti sociali ancora sconosciuti o poco praticati si struttura nel Centro Studi.

Nel concreto come ha iniziato a operare?

Nel centro studi esistono due ambiti: studio e ricerca e formazione, declinati in ambito nazionale e internazionale. In questo senso Arché ha aderito dal 2021 alla rete Reves in Europa che può dare la possibilità di portare la nostra esperienza in Europa e di acquisire competenze da altre esperienze in ambito UE. Il primo incontro sarà la prima settimana di marzo: ne seguiranno altri, più specifici, e si parteciperà a un’attività di advocacy nei confronti delle istituzioni europee. E’ in corso anche una ricerca a livello nazionale, in collaborazione con l’Università Cattolica di Milano e con il centro di ricerca ARC, sui modelli di accoglienza mamma-bambino che vengono attuati nelle diverse esperienze italiane e anche europee con l’obbiettivo di individuare un modello innovativo. Per quanto riguarda la formazione, invece, è stato realizzato un piano formativo nazionale per gli operatori di tutti i livelli e di tutte le sedi, che prevede una serie di interventi per promuovere la conoscenza negli ambiti della privacy, della sicurezza sul lavoro e della prevenzione del burnout. In più sono previsti corsi con docenti esterni e interni per l’acquisizione di competenze per operare in ambiti come la violenza sulle donne, l’intercultura e la protezione dell’infanzia. 

Qual è il fine?

L’obbiettivo è di realizzare studi e pubblicazioni su fenomeni di cui ci occupiamo e realizzare così un’interlocuzione con le istituzioni proprio su queste tematiche. Per quanto riguarda la formazione, invece, vogliamo rendere accessibili a tutti, operatori e volontari, strumenti per migliorare e affinare le loro competenze, migliorando così la qualità del lavoro, sia dal punto di vista del benessere personale e sia dell’output lavorativo nel suo complesso.

Il 2021 è anche l’anno del trentennale di Arché. È un caso che il Centro Studi cominci il suo percorso effettivamente quest’anno?

È nato nel 2020 ma la sua ragion d’essere ben si inserisce nell’anno del trentennale perché trent’anni di lavoro in ambito sociale ci hanno dato un’obbiettiva conoscenza delle dinamiche in atto e riconoscibilità tra i diversi attori che vi operano.