Non un ghetto, non un’isola ma un modello aperto alla relazione tra le mamme accolte e il quartiere. Perché a questo poi dobbiamo accompagnarle: a ricostruirsi una vita. È importante l’accoglienza nel momento del trauma, dell’emergenza, ma poi quando si istaura un rapporto di alleanza terapeutica, di complicità educativa è necessario guardare al futuro: il lavoro, la casa, la rete territoriale sono fondamentali perché non si ritorni indietro”, con queste parole p. Giuseppe Bettoni ha presentato CasArché a Roma, il nuovo progetto che la Fondazione ha inaugurato sabato 4, in via Monte Pramaggiore 8. Sulla falsariga di quella di Milano, nel quartiere di Quarto Oggiaro, anche a Roma, infatti, la struttura non ospiterà solo la comunità mamma-bambino “Casa Marzia” ma anche tre appartamenti di semiautonomia, gli uffici di Arché e una sala polivalente.

In primo piano Chiara Giorno, operatrice di Arché, con suo figlio. Da sinistra a destra Mons. Gianpiero Palmieri, Veronica Mammì, Giovanni Caudo e p. Giuseppe Bettoni.

Qui si è svolta la cerimonia di inaugurazione alla presenza di tanti ospiti, amici e sostenitori. A partire dal vicegerente della Diocesi di Roma, Mons. Gianpiero Palmieri, che nel suo discorso ha messo l’accento proprio sulla relazione tra CasArché e il quartiere, tra CasArché e la rete sociale intorno in modo da vivere pienamente secondo lo stile espresso nell’ultima enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco. Proprio grazie a questa sua porosità e apertura alle esigenze del territorio, secondo Mons. Palmieri, infatti, CasArché a Roma potrà diventare un antidoto alla solitudine e all’egoismo. “Questo posto diventa un segno, un luogo dove si viene rigenerati e diventa un appello a vivere tutto questo, sia per la realtà ecclesiale che per quella sociale in cui è inserita. Questo è il nostro arché: noi veniamo da qui e siamo fatti così. E a quanto pare siamo felici quando viviamo così”. 

Il pubblico nella sala polivalente

Alle parole di p. Giuseppe Bettoni e di Mons. Palmieri sono seguiti gli interventi degli amministratori che hanno partecipato all’inaugurazione: l’assessora alla Persona, Scuola e Comunità solidale della città di Roma, Veronica Mammì, il presidente del III Municipio, Giovanni Caudo, e l’assessora ai servizi sociali del III Municipio, Maria Concetta Romano. Tutti e tre hanno sottolineato l’importanza di una struttura come CasArché a Roma che, d’intesa con le istituzioni e altre realtà del territorio, contrasterà le sempre più diffuse condizioni di povertà e disagio sociale sul territorio della Capitale.

“È un ulteriore tassello che rafforza la rete di aiuto e sostegno alle donne che come Municipio abbiamo contribuito a creare in questi ultimi anni. Due centri antiviolenza e la Casa dei Diritti e delle Differenze. Non basta, c’è ancora molto da fare, ma per costruire una città che sia davvero di tutti e tutte, occorre partire da qui”, ha detto Giovanni Caudo, dando il benvenuto nel III Municipio a Fondazione Arché e alla comunità Casa Marzia.

Patrizia Mauracher (moderatrice), p. Giuseppe Bettoni e Mons. Gianpiero Palmieri.

Le mamme e i bambini troveranno alloggio nelle sei camere presenti al secondo piano della struttura messa a disposizione dalle Suore Francescane Missionarie del Bambin Gesù e ristrutturata e adattata al nuovo scopo grazie al sostegno di tanti amici e sostenitori come Banca d’Italia, CEI, Enel Cuore Onlus, FBH, Feidos, Fondazione BNL, Fondazione Mediolanum, Fondazione Peppino Vismara, Istituto Italiano della Donazione, Studio Legale Giovanardi, UniCredit Foundation. I materiali necessari per la ristrutturazione dell’edificio e gli elettrodomestici utili sono stati gentilmente messi a disposizione da Altaeco e da Beko.

P. Giuseppe Bettoni insieme a due volontari.

Tanti i sostenitori che non hanno voluto mancare alla cerimonia di sabato 4, “L’inaugurazione di “Casa Marzia” – ha dichiarato Filippo Rodriguez, Consigliere Delegato Enel Cuore Onlus – è un tassello importante della collaborazione che Enel Cuore porta avanti con CasArché dal 2016. Essere qui è cruciale perché come Gruppo siamo chiamati a rispondere ‘in solido’ andando oltre le responsabilità del business, in questo caso – ha concluso – restituendo a chi è più fragile, specie in un momento in cui i dati ci dicono che nel già drammatico contesto del Covid-19 sono aumentate le violenze sui minori e sulle donne”. Dal canto suo Maurizio Beretta, presidente di UniCredit Foundation, ha detto: “La s di social non è meno importante dell’ambiente o della governance e credo che questo chiami tutti noi ad un impegno maggiore e ad uno sforzo importante nel fare percorsi comuni con situazioni che abbiano la possibilità di avere un buon progetto, di dimostrare i risultati come Arché ha fatto in questi anni. E di essere complessivamente responsabili rispetto a questi progetti”, assicurando che “non è certo il primo progetto che facciamo insieme con Arché e non sarà neppure l’ultimo”.

Il momento della benedizione del Mons. Gianpiero Palmieri

Dopo gli interventi di sostenitori, hanno parlato gli operatori e volontari di Arché a Roma: Elena Barbieri ha ricordato la piccola Marzia, “una bambina curiosa, dolce, attenta giocava a chiudere gli occhi per sognare di essere altrove”, a cui è dedicata la comunità mamma-bambino “Casa Marzia” mentre Alfio Di Mambro ha presentato i primi risultati della ricerca del Centro Studi sui modelli di accoglienza in Italia e in Europa. Arricchiti dalla consegna dei regali da parte delle Suore Francescane Missionarie del Bambin Gesù e dalla benedizione del Vicegerente, i partecipanti si sono infine spostati all’esterno per il canonico taglio del nastro. A stringere le forbici un bambino in braccio alla sua mamma: un’immagine che nella sua semplicità evocava l’essenza di CasArché a Roma. Una struttura che sarà al servizio di mamme e bambini e dei più fragili che per le circostanze della vita hanno bisogno di un abbraccio, di un sostegno che li accompagni per un tratto della loro vita.

E il pensiero è volato alle parole di Papa Francesco di due giorni prima: “La Mamma col Bambino è un’icona tanto familiare per noi cristiani. Per voi non è rimasta solo un bel quadretto: l’avete tradotta in un’esperienza concreta, fatta di storie e di volti concreti. Questo significa certamente problemi, difficoltà, fatiche… Ma significa nello stesso tempo gioia, gioia di vedere che la condivisione apre strade di libertà, di rinascita, di dignità”.

Operatori, sostenitori, amici di Arché con p. Giuseppe sulla scala d’ingresso a Casa Marzia.

Foto di Eva Tunioli (ad eccezione delle ultime due)