Al crescere dell’offerta, aumenta anche la domanda. La legge bronzea dell’economia classica sembra valere anche per le attività dei centri antiviolenza di Roma (CAV): all’apertura nella Capitale, tra febbraio e marzo 2021, di due nuove realtà, il CAV Dalmazia (II Municipio) e il CAV Cassia (XV Municipio), ha corrisposto nel mese di marzo il picco di donne che hanno iniziato il percorso di fuoriuscita dalla violenza. 154, poco meno del doppio del dato di febbraio (80), quasi il triplo rispetto ai numeri dello stesso mese di un anno prima (58).

Lo rivela il report trimestrale dei Servizi Antiviolenza di Roma che chiarisce, però, come “il picco di nuove donne seguite” sia conseguenza non solo dei nuovi centri disponibili ma anche del “rafforzamento generale delle attività di tutti i Centri e, con tutta probabilità, della maggiore necessità di richieste d’aiuto”.

Un bisogno, quindi, sfortunatamente, in crescita, a cui anche Fondazione Arché ha intenzione di dare risposta con l’apertura a luglio di Casa Marzia, una Comunità mamma bambino nel Municipio III per l’accoglienza non solo di donne con figli vittime di violenza ma anche di nuclei in condizioni di disagio “socio-psico-educativo”. Sarà una presenza aggiuntiva preziosa per la Capitale, dove, tra gennaio e marzo 2021, ben 13 (il 42%) delle 31 richieste di ospitalità non evase dai Servizi Antiviolenza sono da attribuire alla mancanza di posti letto nelle strutture.

Senza soffermarsi oltre sulle situazioni che necessitano dell’ospitalità in una struttura dedicata, i dati forniti dal report trimestrale dei Servizi Antiviolenza di Roma segnalano un aumento delle donne seguite dai CAV della Capitale, passate dalle 561 di gennaio alle 720 di marzo. Un incremento in linea anche con i dati del 2020, quando, nonostante la pandemia, o forse in virtù della stessa, le donne complessivamente affiancate dai CAV hanno fatto registrare un +18%.

La strategia congiunta per reagire di enti del terzo settore e della pubblica amministrazione è ispirata al metodo delle tre C: conoscere, condividere e costruire. Conoscere quanto già esiste definendone una mappa, condividere le best practices e un linguaggio comune e costruire modelli operativi in cui anche Arché con Casa Marzia potrà dare un contributo importante.