Hegel, Platone e i filosofi del Novecento. Nel suo intervento all’Arché Live, il filosofo Carlo Sini parla della relazione tra maschile e femminile, mettendo in guardia da un rischio: «Diffidiamo di tutti coloro che credono di volerci insegnare che cosa è un uomo, che cosa è una donna, da qualunque pulpito venga questa predica».

Agli inizi dell’800, Hegel disse: «In amore, si è uguali in potere». Un’affermazione forte, che però sottende una evidenza: «S’è eguali in potere, ma i poteri possono anche essere diversi», rileva Sini. Del resto Platone, secoli prima, aveva affermato che «nella relazione d’amore fra i sessi, c’è sempre l’amante e c’è sempre l’amato. Quindi, esiste una differenza nell’esercizio del potere, eppure si è eguali in potere». Una costatazione “oscura” che, però, attraverso la relazione può essere compresa. In particolare, attraverso quelle che Sini definisce “relazioni interne”, ovvero quelle in cui «non ci sono i poli già precostituiti, essi diventano proprio nella relazione quell’identità appunto che sono». È questa la condizione che riguarda il maschile e il femminile.

«Uomini e donne sono strutture sociali», rimarca il filosofo, «sono funzioni storico-sociali, non esistono in natura; sono un’elaborazione profonda della natura e si costituiscono nella collaborazione sociale e nel lavoro sociale, inteso come relazione costituente». Uno dei resti fondamentali, per la costituzione dell’essere umano, è il linguaggio che di per sé non è naturale. Precisa Sini: «Se noi diciamo che maschile e femminile sono in una relazione interna non costitutiva, dunque si costituiscono nella relazione, stiamo asserendo che nella relazione “uno” ed “uno” sono ognuno il tutto, non uno più uno, tutto nell’uno e tutto nell’altro. Bisogna credere che l’umano è costituito dal maschile e dal femminile e che maschile e femminile, uomo e donna, non sono due parti dell’intero, perché ogni parte ha già l’intero dentro di sé».

In altre parole: tutta l’umanità è uomo e tutta l’umanità è donna.

Tuttavia c’è una differenza: «Nelle culture antiche, nelle culture arcaiche, nella mentalità che non è andata al passo con le esperienze umane nel corso della storia, purtroppo ancora oggi ci sono principi della chiesa che ragionano così. Anticamente si univa il potere alla sessualità e non era pensabile una frase come quella del giovane Hegel “In amore si è eguali in potere”, che vuol dire che in amore si è uguali in umanità, che nello stesso tempo è una e due».

Tale concetto è evidente sul piano del riconoscimento. Ancora Sini: «Io sono un uomo che ha la sua verità nella donna: sei tu donna che mi dici uomo, io ho la mia verità nella relazione con te e questo è storicamente sotto gli occhi di tutti». Vale lo stesso per la donna, ovviamente. Avverte però Sini: «Attenzione: l’uomo, la donna non esistono, non sono mai esistiti, è un nostro pregiudizio, è una figura del potere dietro il quale il potere si nasconde, l’uomo e la donna non sono mai esistiti perché ciò che è esistito è la loro relazione di riconoscimento, il rapporto per il quale tutti e due in qualche misura incarnano l’intero».

E si torna all’inizio del ragionamento: uomini e donne non esistono in natura, si è figure sociali attraverso la collaborazione sociale e il lavoro sociale. «Il primo lavoro sociale sono i figli, che non sono naturali, sono una possibilità naturale; abbiamo costituito quello che nel mondo animale si risolve talvolta in poche settimane e talvolta in un anno. Siamo noi abbiamo creato la cultura come trasmissione del diventare umano nella relazione parentale, noi abbiamo come fondamento della nostra relazione sociale l’incesto, tutte ragioni per le quali vediamo con chiarezza una cosa molto palpabile: si diventa quell’umano che si è nella sua differenza maschile e femminile, di uomo e di donna attraverso il lavoro sociale; il lavoro sociale è avere resti sociali, i figli sono resti sociali, le pietre scheggiate sono resti sociali, i bastoni che facciamo lavorando sui rami degli alberi sono resti sociali, queste parole sono resti sociali».

Se uomo e donna non esistono, c’è però il lavoro sociale ed «esiste il fatto che insieme costituiamo quei resti tra i quali, importantissimo, è il resto del reciproco riconoscimento in quanto membri sessuati di una società». Quindi, «sino a che non si trasforma il lavoro sociale, non si trasforma la relazione economica dentro la società, dei membri della società, la figura di donna e di uomo continuerà ad essere sempre legata ad una conflittualità antica che resta attuale perché la concezione antica è ancora forte, potente, vigente. Allora, per diventare membro di una relazione dove il tutto sta in ognuno dei due, occorre prendere atto che si diventa uomini, si diventa donne e lo si diventa insieme, spartendosi l’unità, che resta umanità divisa in due, ma umanità tutta intera in entrambi».

Se si parte «dalla difesa del potere della differenza», non si arriva a nulla, perché «la differenza non ha nessun potere, la differenza è un divenire, è un diventare». Come diceva Nietzsche: «Diventa ciò che sei». Ognuno di noi sarà quello che è riuscito a diventare. Ed è questa la domanda che Sini lascia a tutti: «Il problema non è di rivendicare il potere della differenza, il vero problema è che cosa facciamo di questa differenza, come creiamo un essere umano in quanto uomo, in quanto donna nella loro relazione non costitutiva, nella loro verità in cammino». È dalla risposta che daremo a tale interrogativo, che dipende parte della nostra essenza.

Agnese Pellegrini 

 

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Dossier “Il potere delle relazioni. Il potere nelle relazioni”