Federica Barile, referente dell’Area Oltre la pena e coordinatrice dell’equipe di Arché del progetto “Un nido oltre i confini: interventi a tutela della maternità ristretta e dei minori” e nel progetto DOM3 (donne oltre le mura 3), ci spiega qualcosa di più dei progetti presso la Sezione Nido del Carcere di Bollate e presso l’ICAM.

Arché ha aperto una nuova area “Oltre la pena”, dedicata al carcere. Ci dai qualche dettaglio aggiuntivo?

Fondazione Arché ha iniziato ad occuparsi del carcere ospitando persone soggette ai lavori di pubblica utilità e messa alla prova, per poi ampliare il proprio raggio di azione ponendo particolare attenzione al tema della genitorialità. Attualmente stiamo lavorando per due progetti che pongono al centro il tema della maternità in carcere.

Il primo è Dom3 che si rivolge a donne sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria negli Istituti penitenziari di Bollate e San Vittore. Con loro proponiamo interventi a supporto della genitorialità attraverso la realizzazione di un laboratorio per la costruzione di un oggetto transizionale da regalare al proprio bambino. La costruzione di un oggetto e successivamente, la trascrizione della spiegazione di questo, intende dar vita ad un percorso di consapevolezza che aiuti le donne coinvolte a ragionare sul loro ruolo di madri. Inoltre ci occupiamo della presa in carico di detenute madri, su segnalazione dell’Istituto, attraverso colloqui singoli focalizzati sul tema della genitorialità.

Il secondo progetto, invece?

Si chiama “Un nido oltre i confini” ed è rivolto a detenute madri con i loro figli e figlie. L’equipe educativa di Arché si occupa di sostegno alla genitorialità, accompagnando queste mamme e bambini verso un percorso di crescita.

Questi progetti dove si svolgono? 

All’ICAM in centro città e presso la sezione nido del carcere di Bollate.

ICAM? Cos’è?

L’ICAM (Istituto a custodia attenuata per detenute madri) è una sede distaccata del carcere di San Vittore all’interno del quale sono collocate detenute madri insieme ai loro figli. È un ambiente particolare: le pareti sono colorate, le sbarre mimetizzate e gli agenti sono in borghese. All’interno dell’Istituto le agenti sono donne, mentre in portineria sono uomini.

Perché questa scelta?

La prassi del carcere prevede agenti uomini con detenuti uomini e agenti donne con detenute donne. La scelta di vestirsi in borghese, invece, è un modo per rendere meno istituzionale il contesto carcerario a beneficio dei bambini e delle bambine accolte.

Oltre che all’ICAM, volontari e operatrici di Arché saranno anche alla Sezione Nido del carcere di Bollate. Ci spieghi cos’è?

La Sezione Nido del Carcere di Bollate è destinata alle detenute madri con i loro figli in attesa di giudizio. Una volta arrivata la sentenza definitiva le detenute madri hanno la facoltà di decidere se essere trasferite presso l’ICAM e scontare la pena con il proprio figlio oppure rimanere nel Carcere di Bollate separandosi dal proprio bambino.

E qual è l’obiettivo del progetto?

L’obiettivo del progetto è sostenere le detenute madri e i loro bambini nel mantenimento di una buona relazione madre-figlio, nonostante le difficoltà conseguenti allo status di detenuta della madre.

La stessa equipe educativa lavora sia all’interno della Sezione Nido del Carcere di Bollate che in ICAM per dare la possibilità di creare un ponte tra i due istituti e se necessario accompagnare e far proseguire al nucleo il lavoro educativo già iniziato.

Gli operatori, o meglio le operatrici, che ruolo hanno?

Il ruolo delle operatrici è quello di sostenere e accompagnare mamme e bambini in un momento particolare della loro vita. Le educatrici hanno anche il compito di creare un ponte tra l’istituto e l’esterno, accompagnando i bambini a scuola, ad attività sul territorio e riportando e coinvolgendo le madri rispetto quello che vive il proprio bambino in altri contesti.

E le volontarie? Che faranno?

Avranno un ruolo fondamentale: aiuteranno e accompagneranno i bambini nei luoghi di aggregazione, come al parco giochi, all’oratorio o a gite e attività proposte dalla Fondazione o dal territorio. Le volontarie avranno anche l’opportunità di entrare in Istituto e affiancare il minore in attività ludico ricreative.

Perché una persona dovrebbe diventare volontaria con Arché in carcere?

Per avere la possibilità di conoscere una realtà altrimenti misconosciuta e spesso stereotipata e per mettersi a disposizione anche in carcere di donne e bambini in un particolare momento di difficoltà.