capitoli lettera

Il 10 maggio 2021 si avvicina: il 30° anniversario di Arché è dietro l’angolo!

Per celebrare questa (importantissima!) data abbiamo scritto una lettera che rispecchiasse quello che Arché è anche grazie alla sua storia trentennale.

Sono sette capitoli, scritti da sette autori diversi, con differenti stili, punti di vista e personalità, da cui p. Giuseppe Bettoni ha tratto ispirazione e di cui ha fatto sintesi nella versione sfogliabile che trovate qui sopra.

Sette voci che si fondono nell’orchestra di Fondazione Arché e che trovano rispondenze e senso unitario nell’ultima versione, che potete anche leggere nella loro composizione originaria qua di seguito.

  1. “Vivere ai tempi dei virus: 1991 Aids – 2021 Covid – Disagio, fragilità, vulnerabilità… per inventare ogni giorno la speranza a cura di Alfio Di Mambro

  2. “Burrasche sulla democrazia – Rigurgiti di fascismo, intolleranze, nazionalismi e razzismo.” a cura di Alessandro Pirovano

  3. “Ingiustizie e disuguaglianze – L’economia, l’ambiente e la politica” a cura di Tobia Riva

  4. “Cura e solidarietà – Sempre al lavoro nella riforma del terzo settore” a cura di Paolo Dell’Oca

  5. “In che città viviamo? – Come ci vedono gli altri? I non addetti ai lavori?” a cura di Chiara Clemente

  6. “Storie di donne e di figli… rigenerazione – Diamo voce alle donne” a cura di Alice Pennati e Ingrid Bianchetti

  7. “La spiritualità tridimensionale – Lavoriamo perché un giorno non ci sia più bisogno di noi” a cura di padre Giuseppe Bettoni

 

Vivere ai tempi dei virus: 1991 Aids – 2021 Covid

Disagio, fragilità, vulnerabilità… per inventare ogni giorno la speranza

Siamo chiamati ad offrire un modello concreto di comunità,

che attraverso il riconoscimento della dignità di ogni persona

e della condivisione del dono di cui ognuno è portatore,

 permette di vivere rapporti fraterni

Papa Francesco

Dall’Hiv al Covid-19 – vivere in tempo di pandemia. Dai legami interrotti alla “…coscienza di un nostro radicamento come cittadini della terra”.

“I virus sono dei microorganismi estremamente piccoli, visibili solo al microscopio elettronico, costituiti da materiale genetico (DNA o RNA) racchiuso in un involucro di proteine (capside) e, spesso, anche in una membrana più esterna costituita da fosfolipidi (un tipo di grassi) e proteine, detta pericapside”. Questa è la definizione scientifica riportata dall’Istituto Superiore di Sanità.

L’etimologia del termine Virus però, fa riferimento al veleno. Significa Sostanza tossica, Veleno. Un veleno invisibile che accompagna l’essere umano da sempre. La prima descrizione di patologia di origine virale, infatti, risale all’epidemia di Vaiolo in Cina nel X secolo A. C..

La dimensione catastrofica di questi eventi, ha portato gli uomini a collocare le pandemie, e le malattie contagiose in generale, in un universo eterogeneo di simboli, di riti e di miti. La terribile pestilenza cagionata dal dio Apollo nel campo Acheo durante la guerra di Troia, ma anche gli innumerevoli riti apotropaici posti in essere durante le epidemie di Peste, o la legenda della Viverna, un drago con due zampe da aquila, due ali, la coda, che oltre a sputare fuoco era in grado di avvelenare le fonti e diffondere epidemie.

In moltissime società, le epidemie sono state considerate un castigo delle divinità, dovuto al comportamento degenere degli uomini. L’immagine delle malattie infettive come colpa, come sospetto che rompe le relazioni, ha caratterizzato innumerevoli contesti storici, culturali e geografici.  

I virus dunque, hanno influito sul cammino dell’uomo, spesso cambiandone il corso, mutando la storia e la struttura sociale e comunitaria di intere popolazioni.

Esattamente 40 anni fa, un nuovo virus entra a far parte della storia e della vita dell’essere umano.

Nel 1981, infatti venivano individuati i primi casi di infezione da HIV, e, mentre la scienza cercava di comprendere le caratteristiche dell’infezione, il mondo associava il virus a comportamenti devianti, stigmatizzando così le persone infette per i decenni avvenire. Le persone con HIV/AIDS erano descritte come individui di dubbia moralità, responsabili di comportamenti riprovevoli, in definitiva, causa della loro condizione. Ancora una volta, colpevoli.

L’intero mondo non era più come lo avevamo conosciuto sino ad allora.

Cambiarono le relazioni tra le persone, mutò la vita affettiva ed intima, cambiò la vita sociale di intere famiglie, costrette alla marginalità, o all’autoemarginazione. I pazienti in Aids morivano spesso in solitudine, e le persone infette da HIV perdevano il loro lavoro. I bambini sieropositivi spesso non erano accettati nelle scuole, o in attività sportive. Era complesso persino l’inserimento di bambini e ragazzi in strutture di accoglienza, in caso di adulti di riferimento con genitorialità inadeguata o situazioni di maltrattamento o abuso. La paura contaminava le interazioni tra gli individui. Lo stigma macchiava le relazioni.

Dopo quasi quarant’anni è accaduto di nuovo, alla fine dell’inverno dello scorso anno, inizio dell’anno 2020, all’improvviso si diffonde, ancora una volta, un nuovo “veleno”. Si fa strada rapidamente raggiungendo tutto il globo, e, anche questa volta, generando paura, solitudine, emarginazione.

Come l’HIV, anche il covid-19, seppur in maniera completamente diversa, “avvelena” le relazioni.

Irrompe nel tessuto sociale, spezzando le connessioni, inquinando il senso di comunità, in un progressivo e rapido contagio di confusione e disorientamento.

Stravolge il mondo delle famiglie, in special modo quello dei bambini, interrompendo le attività scolastiche, gli incontri con i pari, le attività sportive e ludiche, la frequentazione dei nonni.

Le donne vittime di violenza intrafamiliare, sono chiuse in un terrificante lockdown senza via di fuga, nella prigione delle loro case. Gli anziani muoiono, in solitudine, senza una carezza, senza nemmeno un rito di saluto.

Il covid-19, mina profondamente “la mutualità dell’essere” come dice Marshall Sahlins, cioè la condivisione delle azioni, le routine del quotidiano, il prodotto dello stare insieme. Stravolge ruoli e appartenenze, connessioni affettive e pratiche simboliche, come le condivisioni di cibo e di emozioni. Genera vulnerabilità, soprattutto in seno alla famiglia,

La pandemia amplifica le disuguaglianze e acuisce le fragilità, determinando lo scivolamento allo stato di disagio, a volte estremo, di intere fasce di popolazione. Un disagio che pervade anche le istituzioni, che faticano a tenere insieme i pezzi dell’assetto politico-istituzionale del Paese. In tutti i Paesi del mondo.

L’orizzonte esistenziale e culturale degli ultimi decenni, specialmente nelle nostre società occidentali, è stato contrassegnato dall’egemonia della tecnica, ritenuta quasi invincibile.

In questa prospettiva di dominio dell’uomo sul mondo, l’Hiv, il Covid , hanno avuto un effetto deflagrante operando, entrambi, come agenti disgregatori della società, del senso di comunità… Ci siamo infatti riscoperti ancora una volta, fragili, spaventati, vulnerabili. E in molti casi, anche paradossalmente egoisti. L’uno contro l’altro.

In un’epoca di senso di onnipotenza antropocentrica, la pandemia dovrebbe mostrarci, invece, il nostro essere creature tra le creature, e il nostro bisogno di sentirci parte di una comunità, che a sua volta è parte di un sistema più ampio, più profondo, che comprende l’ambiente che ci circonda e ci sostiene.

Abbiamo percorso questi sentieri di fragilità trent’anni fa, li stiamo percorrendo oggi. Abbiamo lavorato come artigiani appassionati. Come sarti, impegnati a sostenere chi ha bisogno di appianare le pieghe delle proprie paure, di ricucire gli strappi della propria esistenza. Come infaticabili carpentieri, ma per abbattere muri e costruire ponti.

Forse un antidoto efficace per questo veleno, per la nostra condizione di fragilità umana, potremmo ritrovarlo nelle parole di Edgar Morin, e cioè nella “necessità di una riscoperta del Destino dell’essere umano, un destino a molte facce: Il Destino della specie Umana, il destino individuale, il destino sociale, il destino storico. Tutti destini intrecciati, mescolati e inseparabili… Una pres