
P. Giuseppe e alcune operatrici di Arché con il bilancio sociale.
Trentatre anni di storia, impegno civile e una visione chiara: Fondazione Arché continua a percorrere con coraggio e coerenza la strada dell’accoglienza e della cura. Il Bilancio Sociale 2024, redatto con rigore secondo le linee guida del Terzo Settore, restituisce un’immagine viva e concreta di ciò che Arché è oggi: un luogo dove professionalità e umanità si incontrano ogni giorno.
Le parole introduttive di p. Giuseppe Bettoni, fondatore e presidente, e di Luisa Pavia, Consigliere Delegato, raccontano con passione la direzione intrapresa: più che un lavoro, un modo di essere nel mondo. Non solo accoglienza, ma accompagnamento verso l’autonomia, con una pluralità di servizi e progetti che si estendono dal carcere agli ospedali, dalle periferie alle scuole. Il Bilancio Sociale è uno strumento trasparente, accessibile, che parla con semplicità e chiarezza anche ai non addetti ai lavori: racconta un’organizzazione sana, capace di crescere e di rinnovarsi senza perdere la propria identità e i propri valori fondanti.
Nel 2024 Arché ha potuto contare su una solida rete di donatori individuali, aziende, fondazioni e sostenitori attraverso il 5×1000. Il sostegno è stato fondamentale per portare avanti progetti in crescita e rispondere a nuovi bisogni. Anche i volontari aziendali – da 30 aziende differenti – hanno partecipato con energia a numerose attività: dall’orientamento al lavoro all’affiancamento dei bambini, contribuendo attivamente agli eventi di raccolta fondi.
Il risultato è un sistema sostenibile, dove la fiducia di chi dona si traduce in azioni concrete, accompagnando il lavoro degli operatori e garantendo continuità ai progetti. La trasparenza economica, unita a una visione solida e coerente, rafforza l’alleanza tra la Fondazione e la società civile.
Le tre Case di accoglienza – Casa Carla, Casa Adriana e Casa Marzia – hanno ospitato 25 nuclei mamma-bambino, con 73 beneficiari (48 minori e 25 adulti), offrendo rifugio e un percorso educativo. Nell’Area Housing 153 persone (77 minori e 76 adulti) hanno trovato accoglienza in 40 alloggi tra Milano e Roma. Il modello della Corte di Quarto ha confermato l’efficacia della convivenza con coppie di supporto, generando relazioni autentiche e crescita.
Il lavoro educativo si è arricchito con scambi di équipe, progetti di autonomia, percorsi di formazione e accompagnamento individualizzato. In questo modo Arché non si limita a fornire un tetto, ma costruisce possibilità, promuove il protagonismo delle persone accolte, favorisce inclusione e cittadinanza attiva.
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I beneficiari complessivi sono stati 4.733, con un incremento nelle attività che ha coinvolto minori e adulti in diversi ambiti: dalla prossimità al supporto psicologico, dal carcere al lavoro. Particolarmente significative le iniziative a sostegno delle donne vittime di violenza e dei loro figli, in un contesto educativo e riabilitativo attento e specializzato.
Accanto all’accoglienza si è lavorato per sostenere la genitorialità, contrastare la dispersione scolastica, prevenire il disagio psichico e accompagnare la reintegrazione post-detenzione. Ogni intervento parte dall’ascolto e si costruisce su misura, nella relazione quotidiana.
Il personale della Fondazione ha raggiunto le 76 unità, in crescita del 5,6%, con una presenza femminile pari all’80,3%. Gli educatori rappresentano il cuore pulsante dell’équipe, con il 64,5% del totale. Accanto allo staff, operano 270 volontari con continuità e 608 volontari aziendali. I gruppi di volontari sono oggi più stabili, consapevoli e formati, come testimonia anche il coinvolgimento nelle carceri e nei progetti per l’infanzia fragile.
È una comunità educante fatta di professionisti e cittadini attivi, che cammina accanto ai più fragili con spirito di servizio, passione e competenza. La formazione continua, lo scambio di buone pratiche, l’attenzione alla cura delle relazioni fanno di Arché un laboratorio permanente di solidarietà e innovazione sociale.
La comunicazione ha mantenuto un ruolo centrale, favorendo una narrazione chiara, autentica e partecipativa. Significativa, per il terzo anno, la collaborazione con il Liceo Artistico “Umberto Boccioni” di Milano: le classi IV B e IV E hanno progettato copertina e sezioni grafiche del Bilancio Sociale, arricchendolo di creatività e sensibilità. Un esempio concreto di cittadinanza attiva e alleanza educativa.
Le scuole, in particolare, continuano a rappresentare un ambito privilegiato di incontro, dialogo e formazione. Attraverso laboratori, incontri e progetti di sensibilizzazione, Arché semina cultura della solidarietà e del rispetto.
Dal punto di vista economico, la Fondazione ha raggiunto una stabilità finanziaria con un leggero utile. Le risorse sono state gestite con attenzione e responsabilità, consentendo di investire in progettualità e qualità. Il Bilancio Sociale, sfogliabile qua, non è solo un rendiconto, ma uno strumento di trasparenza e dialogo con la comunità.
Arché guarda al futuro con fiducia, consapevole delle sfide sociali, ambientali e culturali. La complessità del presente richiede reti solide, capacità di lettura del contesto e una disponibilità costante al cambiamento. Per questo, la Fondazione continua a tessere alleanze con altri enti del Terzo Settore, con istituzioni, realtà locali e soggetti del mondo accademico, con l’obiettivo comune di migliorare la qualità degli interventi e rispondere con maggiore efficacia ai bisogni emergenti. Arché non agisce in isolamento: è parte attiva di una rete più ampia, attenta a ciò che accade nei territori, sensibile alle trasformazioni sociali e culturali che attraversano il nostro tempo.
In un mondo segnato da nuove povertà, da solitudini diffuse e da fragilità complesse, il compito di una realtà come Arché non è solo quello di intervenire, ma anche di generare pensiero, stimolare coscienza civile e promuovere una cultura della responsabilità condivisa. In ogni progetto, in ogni azione quotidiana, continua a seminare futuro. Perché prendersi cura delle persone significa prendersi cura del mondo.
Come ci ricorda l’antropologa statunitense Margaret Mead: “Non dubitare mai che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiare il mondo. In effetti, è l’unica cosa che l’abbia mai fatto”.
Simone Zambelli




