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A sinistra l’assessore Lamberto Bertolé e al suo fianco il direttore Simone Zambelli

Milano è una città ricca, conosciuta per la storia e la cultura, la moda e il design. Tuttavia, è altrettanto importante ricordare che negli ultimi vent’anni la mafia si è infiltrata in modo significativo nell’economia e nella vita della città. Si tratta di un’organizzazione criminale che affligge il paese da decenni, causando dolore, corruzione e morte.

Nella sola città di Milano sono state sequestrate 224 unità immobiliari alla mafia che oggi hanno una nuova vita sociale, educativa e imprenditoriale grazie agli enti del terzo settore e al non profit milanese. Come Fondazione Arché abbiamo quattro appartamenti che un tempo erano sede della criminalità organizzata. Oggi questi appartamenti sono destinati alla semiautonomia, dove vivono mamme e bambini, accompagnati dalle nostre educatrici. Inoltre abbiamo un ex locale notturno che ora ospita un laboratorio che offre lavoro a donne fragili ed ex detenuti, dove vengono prodotte le ostie per il pane consacrato. Questo progetto è realizzato in collaborazione con la Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti ed è seguito dal nostro Servizio Lavoro. Il laboratorio, che ha sede in via Jean Jaures 7, nel cuore del Municipio 2, è intitolato a Walter Tobagi, un grande giornalista milanese che ha perso la vita a causa di un attentato terroristico. Durante il Festival dei Beni confiscati, venerdì 27 ottobre, il laboratorio ha ospitato la visita di due classi terze dell’Istituto Alberghiero Lagrange di Milano e dell’Assessore al Welfare Lamberto Bertolé.

L’antimafia non riguarda solamente leggi e forze dell’ordine; è anche un movimento civico, sociale e culturale. L’importanza dell’antimafia risiede nella sua capacità di costruire una società più giusta ed equa. Ciò significa non solo punire i colpevoli, ma anche riutilizzare i beni confiscati dalle organizzazioni criminali a beneficio della collettività. Questi beni, che un tempo simboleggiavano il potere criminale, possono ora essere trasformati in risorse per l’istruzione, la cultura e il benessere dei cittadini. L’uso dei beni confiscati a fini sociali è un modo tangibile per trasformare il male in bene, restituendo alla comunità ciò che le era stato sottratto.

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Il piano interrato del bene confiscato alla mafia di via Jean Jaures

Il lavoro di Libera Contro le mafie, a cui noi aderiamo con orgoglio, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti, è un esempio lampante di come sia possibile raggiungere questi obiettivi. Libera lavora instancabilmente per restituire dignità e speranza alle vittime della mafia e per coinvolgere attivamente la società civile nella lotta contro il crimine organizzato. Attraverso iniziative di sensibilizzazione, educazione e recupero dei beni confiscati, Libera dimostra che la mafia può essere sconfitta non solo sul piano legale, ma anche su quello culturale.

Tuttavia una delle sfide più importanti per l’antimafia è quella di passare il testimone alle nuove generazioni. La lotta contro la mafia non può dipendere solo dalle figure storiche come don Ciotti, ma deve essere abbracciata da tutti, in particolare dai giovani. Questi ultimi devono essere educati all’importanza della legalità, della solidarietà e dell’antimafia come parte integrante del loro patrimonio culturale.

Inoltre i giovani possono portare nuove prospettive e idee innovative nella lotta contro la mafia. Devono essere incoraggiati a prendere parte attiva nella società, a denunciare l’illegalità e a promuovere un cambiamento positivo. Le scuole, le università e le organizzazioni giovanili svolgono un ruolo cruciale nell’educare le nuove generazioni su questi temi.

Il valore dell’antimafia è immenso. Oltre a rappresentare una lotta contro il crimine organizzato, è un movimento per una società migliore, più equa e più giusta. Il nostro impegno continua e andiamo avanti!

Simone Zambelli, Direttore Generale Operativo