Il vessillo della pace sui balconi della Corte di Quarto.

Aggiornamento 28 febbraio 2022: ciò che non volevamo accadesse, è accaduto per davvero. I carri armati russi sono nelle strade ucraine e le persone vengono uccise, quotidianamente, da giorni mentre tanti cercano di sfuggire il più velocemente possibile dalle bombe e dai proiettili. Ecco, è in un momento buio come questo che ribadiamo la necessità di impugnare ancora una volta la bandiera arcobaleno, di scendere in piazza, di appenderla alle finestre, di mostrarla per invocare la fine di un conflitto che da giorni sta reclamando vite innocenti. È ora di finirla, ancora una volta, con questa “inutile strage” e di far sentire la voce della “seconda potenza mondiale” più forte dei proiettili, dei missili e delle bombe.

Due operatrici di fronte alla Scala al presidio per la pace

Quando i venti di guerra si fanno sempre più forti, le bandiere della pace devono tornare a sventolare. Convintamente, per esprimere il desiderio di pace che unisce le persone da una parte e dall’altra di quello che si vorrebbe diventasse un confine armato. Di fronte alla roboante propaganda di guerra, che da giorni rilancia e amplifica ogni minaccia reale o presunta, è ora che i colori dell’arcobaleno, simbolo di pace e speranza universale, tornino a garrire al vento.

Proprio come nel febbraio 2003 quando migliaia di persone scesero in piazza per scongiurare il rischio di un nuovo conflitto in Iraq: da Melbourne a New York e Seattle, passando per Londra, Roma e tanta altre città, in tanti ribadirono la propria contrarietà alla guerra e urlarono “Not in my name” ai potenti del mondo. Era l’opinione pubblica, era la “seconda potenza mondiale come la definì allora l’editorialista Patrick E. Tyler del New York Times.

A quasi vent’anni di distanza il mondo è cambiato, nuovi equilibri sono emersi ma sempre uguale è rimasto l’orrore di bombe, missili, proiettili, che uccidono, straziano e feriscono. Per questo è importante che altrettanto diffusa e convinta sia la risposta delle persone di tutto il mondo: sventolare la bandiera arcobaleno della pace per dire no alle bugie, per dire no alle minacce di guerra e per ribadire, invece, che si può e si deve costruire un mondo civile e pacifico. Lo hanno scritto nero su bianco i nostri Padri Costituenti, all’art. 11 della legge italiana fondamentale: “l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.

Ecco, per una pace che duri Arché c’è e invita a esserci, a far sentire il proprio dissenso e a far sventolare di nuovo i colori della bandiera della pace!

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