bambini fratelli famiglia

Era marzo 2019 quando atterrammo a Milano da Hanoi e tenendo finalmente per mano il nostro piccolino dopo tanti anni di procedura adottiva, pensammo: è fatta!

Ora siamo una famiglia!

Ci sbagliavamo… avevamo solamente concluso l’iter burocratico che ci proclamava ufficialmente e legalmente famiglia, ma il percorso per diventarlo davvero era appena iniziato.

Voluti, cercati, sognati e tanto attesi i nostri bambini sono stati figli fin da subito, ma dovevano ancora diventare fratelli.

Impresa ardua perché JP, undici anni, originario del Togo, si ritrovava a un tratto fratello maggiore, costretto a condividere cure e attenzioni di mamma e papà fino ad allora di sua esclusiva, mentre C, cinque anni, vietnamita di origine, era stato catapultato in una nuova realtà così distante dalla sua, senza sapere minimamente che cosa significasse avere una famiglia.

In più lo scoglio della lingua alimentava fatiche e generava incomprensioni e gelosie.

Era necessario instaurare nuovi legami di fiducia e d’amore, sperimentare un nuovo senso di appartenenza e scoprire il piacere di stare bene insieme in un ambiente rassicurante, in cui potersi sentire accettati, amati e al sicuro.

bambini fratelli famiglia

Dopo mesi in bilico in cui ci facevamo letteralmente in quattro nel tentativo di preservare gli spazi di ognuno e garantire ad entrambi cure, attenzioni e ascolto, ci ritroviamo a marzo 2020, nel mezzo di una pandemia mondiale, che ci costringe a due mesi di lockdown forzato all’interno delle mura domestiche.

Nonostante i limiti e le difficoltà, strano ma vero, alla nostra famiglia “under construction”, l’isolamento ha regalato del tempo nuovo da passare insieme: un tempo fuori dal tempo, sospeso, svuotato dalle mille attività e impegni che scandivano le nostre giornate milanesi e che ci ha dato la possibilità di fortificare i legami familiari e soprattutto la relazione tra i due fratelli, grazie alla forza di un linguaggio universale straordinario: il gioco.

Il primo e immediato strumento che abbiamo utilizzato per giocare insieme e interagire è stato il nostro corpo.

L’espressività motoria e la comunicazione non verbale hanno reso lo scambio emotivo tra noi immediato, diretto e veritiero e ci hanno permesso di superare le barriere linguistiche perché il gioco è una lingua senza accenti stranieri, comprensibile a tutti, ed è la via privilegiata d’espressione e il canale comunicativo per eccellenza dei bambini.

Sabrina Scotti

Mamma di JP e C

Il Librosolidale è un libro speciale. È un libro che parla di gioco e del gioco, quindi è un libro che parla a tutti (piccoli e grandi). È frutto dell’impegno di molti, autori e fotografi, che hanno collaborato alla realizzazione del progetto.

Se siete interessati, il Librosolidale potrà essere vostro con una donazione minima di 15€.

Questi sono gli altri articoli del Librosolidale 2020 che pubblicheremo nelle prossime settimane: