Chi non ha provato, trovandosi avvolto nel verde di una vallata o di una montagna oppure inondato dalle sfumature di blu di una caletta, di sentirsi presente a sé stesso con un senso di appagamento e di soddisfazione che vorrebbe non finisse mai. Respirare a pieni polmoni, sentire il sangue fluire in ogni fibra del corpo e la mente librarsi nel godere un benessere che nulla è mai riuscito a procurarci.  Si tratta di attimi, di sensazioni, di percezioni preziose che, nel momento in cui vogliamo trattenerle però svaniscono rapidamente.

Sfumano lontano non appena cerchiamo di metterle sotto chiave. Nel momento invece in cui riconosciamo che sono un appello, che qualcuno ci sta parlando da dentro quelle esperienze, allora dischiudono possibilità inedite. C’è una parola ebraica, una di quelle che fanno vibrare cuore e mente, che meglio di qualsiasi altra esprime questo pensiero: Hineni, che potremmo tradurre: Eccomi. Ci sono. Hineni lo ha detto Abramo, lo ha detto Giacobbe e poi Mosè davanti al roveto ardente. Ma anche Samuele svegliato per tre volte nel cuore della notte, alla fine dice: hineni, sono qui, ci sto.

Hineni è la risposta a un appello, a una voce sottile che parla dentro le più profonde esperienze della vita. Ma dobbiamo riconoscerla, accoglierla, ascoltarla per non rimanere solo sul piano effimero della sensazione. Nell’ultimo album Leonard Cohen nella canzone che gli dà il titolo, You Want It Darker, le canta così: “Hineni, hineni, I’m ready my Lord”, “Eccomi, eccomi, sono pronto, Signore!”. L’artista canadese di fronte a quella che noi consideriamo la fine, si pone con l’atteggiamento proprio di chi riconosce anche in questa ultima e drammatica esperienza un appello, una domanda che sollecita di andare oltre. Qualche tempo fa il rabbino capo del Regno Unito in un suo discorso disse che la storia umana è tutta la conseguenza dell’incontro fra due solitudini. La solitudine di Dio. La solitudine dell’Uomo.

Ognuno si muove alla ricerca dell’Altro. Dio consapevolmente, l’Uomo spesso inconsapevolmente. Nel tempo delle ferie, ma anche in quello del lavoro e dello studio… ascoltiamo la solitudine di Dio che ci chiama per poter dire: Hineni. Ci sono.

Eccomi. Mi metto in gioco. Non fuggo. Mi coinvolgo. Ti ascolto.

P. Giuseppe Bettoni, presidente di Fondazione Arché

Articolo pubblicato su La Repubblica (ed. Milano), il 9 agosto 2020.